Report e analisi

Come l’Iran prepara la guerra a Israele con il consenso di Obama (report)

Partiamo da lontano. L’Iran è presente direttamente in Iraq esattamente come lo è in Siria, cioè opera militarmente in maniera aperta in territorio iracheno senza che nessuno abbia nulla da ridire, anzi, con il tacito consenso americano. Lo rivela un rapporto della Reuters pubblicato ieri.

Il fatto di per se non è una novità, pur essendo l’Iraq un Paese arabo la maggioranza della popolazione è sciita e quindi legata all’Iran da motivi religiosi. Teheran controlla da anni attraverso le milizie sciite tutto il sud del Paese (in particolare l’area petrolifera di Bassora) e lo faceva anche prima che gli americani lasciassero il Paese. La novità sta nel fatto che adesso la presenza militare iraniana si è spinta anche nelle zone sunnite non ancora controllate dallo Stato Islamico e lo fa ai massimi livelli con i suoi migliori ufficiali direttamente sul terreno.

In particolare a dover preoccupare è la presenza massiccia delle forze Quds in Iraq. Secondo la Reuters, che cita fonti irachene, al comando delle forze Quds (unità speciale delle Guardie della Rivoluzione iraniana) ci sarebbe Jamal Mohammed Jaafar, meglio conosciuto con il nome di battaglia Abu Mahdi al-Mohandis, considerato da tutti il braccio destro di Qassem Soleimani, capo della Forza Quds, dato per ferito in un attentato dell’ISIS, circostanza sempre smentita dagli iraniani che hanno fatto il possibile per collocare Soleimani ovunque (addirittura attribuendogli il dono della ubiquità) pur di smentire le voci che lo davano gravemente ferito. Il fatto che la Forza Quds operi nel nord dell’Iraq senza nemmeno nascondersi dimostra come l’Iran sia direttamente coinvolto nel conflitto settario in Iraq ma soprattutto dimostra come lo faccia con il consenso del Governo iracheno e degli Stati Uniti. Questo fatto preoccupa parecchio gli analisti perché consentirebbe all’Iran di unire il fronte iracheno a quello siriano e di conseguenza portare a termine quel piano di accerchiamento a Israele di cui pochi giorni fa parlava Yigal Carmon.

In sostanza, quello che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti è un progressivo avvicinamento militare dell’Iran ai confini israeliani, avvicinamento sempre più evidente che sfrutta la “minaccia” dello Stato Islamico per posizionare in maniera strategica le sue truppe su tutta l’area mediorientale in modo che qualsiasi reazione israeliana debba essere condizionata dalla massiccia presenza militare iraniana che con l’aiuto degli alleati regionali (Hezbollah, l’organizzazione Badr, Saraya al-Khorasani, i gruppi diretti da Hashid Shaabi ecc. ecc.) controlla militarmente un territorio vastissimo che va praticamente da Baghdad fino alle Alture del Golan e si spinge fino alle coste del Mediterraneo.

Cosa comporta tutto questo?

Come dice il giornalista libanese, Nahed Al-Hattar, la geopolitica mediorientale ne esce sconvolta da questa situazione. Israele si trova a dover affrontare ciò che fino a poco tempo fa era impensabile, cioè i soldati iraniani a pochi metri dal suo confine con l’aggravante che questi soldati iraniani possono disporre di un’area vastissima di retrovie, non sono cioè “occasionalmente” sul confine di Israele com’era già successo in passato, al contrario stanno diventando una forza stabilmente basata con la possibilità di avere ogni tipo di rifornimento. Insomma, quello che si sta preparando è una guerra convenzionale contro Israele portata dentro Israele.

In questo contesto arrivano questa mattina le “minacce” a Israele della responsabile della Sicurezza Nazionale americana, Susan Rice, la quale “avverte” che il discorso di Netanyahu al Congresso “sarà distruttivo per i rapporti tra USA e Israele”. Il timore di Obama è che Netanyahu spieghi agli americani quello che sta facendo il loro Presidente con l’Iran, perché di tutte queste cose i media americani non ne parlano come hanno accuratamente evitato di parlare della storica sentenza che condanna per terrorismo la ANP e la OLP.

La politica anti-israeliana di Obama diventa sempre più evidente a chi non è troppo cieco o troppo supino ai voleri del Presidente americano e Netanyahu ha l’occasione per sbatterla in faccia agli americani. Speriamo che lo faccia senza ritegno.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Maurizia De Groot Vos

[glyphicon type=”euro”] Sostieni Rights Reporter

Tags

Related Articles

5 Comments

  1. Obama non mi era piaciuto all’inizio e non mi piace ora e mi ha sempre insospettito l’attribuzione di un Nobel per la Pace appena insediato, così sulla fiducia …
    Mi viene da pensare che tutto quello che stiamo vivendo ora sia stato pianificato prima, un racconto di fantapolitica che prende corpo sulla nostra pelle.

    1. in realtà per gli Stati Uniti non ci sono vantaggi e forse nemmeno per Obama se non nella sua testa. Gli unici vantaggi che si possono immaginare sono esclusivamente economici ma sono più legati alle trattative sul nucleare. La realtà, secondo noi, è che la politica anti-israeliana di Obama si è ormai talmente incattivita che qualsiasi cosa vada contro gli interessi di Israele va bene a Obama

  2. Essendo liberaldemocratico e stimando da sempre il Gop, Obama per me è stato sempre fumo negli occhi propagato ad arte dai suoi “fans” in giro per io mondo facendolo impropriamente un messia-m minuscola perchè non ci sarebbe paragone con l’altro Messia dei cristiani-che avrebbe risolto tanti problemi vendendo tante promesse astrattamente. Ma il dossier Iran e Primavere Arabe in fondo dicono il fallimento e l’arroganza di Obama verso il mondo e soprattutto Israele, storico alleato, che nemmeno Kennedy, Carter e tantomeno Clinton si sarebbero sognati di inclinarne i rapporti. Sono convinto che Netanyahu giocherà l’arma del discorso al Congresso per spiegare agli americani il pericolo Iran. La mossa dell’ambasciatore Israeliano a Washington insieme all’invito convinto e leale del Gop al Congresso abbia questo scopo ed è inutile e meschino la giustificazione delle imminenti elezioni in Israele per cui Obama e esponenti dell’Amministrazione Usa non incontreranno Bibi per non ingerire nella competizione elettorale israeliana. Ce ne faremo una ragione, confidando nei Repubblicani nel rendere duro l’ultimo anno di Presidenza di Obama fino alla sua sconfitta. E molto dipende ovviamente dal Popolo Americano.

  3. Il vantaggio per gli USA a lasciar fare all’Iran?
    Semplice. Quello che l’Iran fa, lo fa con o senza il consenso degli USA.
    L’attuale amministrazione americana non ha nessuna voglia di intervenire politicamente contro Teheran a cui ha chiesto collaborazione militare contro l’ISIS.
    Adesso non può certo chiedergli di fermarsi e non perseguire i suoi disegni regionali.
    Meno gli USA sono esposti sul campo, meglio è per Obama.
    Questo è il vantaggio.
    Il prezzo naturalmente lo paga Israele.

Close