Coronavirus in Africa: la tempesta perfetta. Uno scenario da incubo

Quando arriverà veramente il Coronavirus in Africa saremo davanti a uno scenario da incubo che forse è già iniziato. A parlare così è David Beasley, direttore esecutivo del World Food Programme (WFP).

Oltre 30 nazioni africane si potrebbero trovare ad affrontare «enormi sconvolgimenti» causati dalla pandemia. Non solo fame, che già affligge molti di questi Paesi, ma anche centinaia di migliaia di morti dovuti al COVID-19.

«Sistemi sanitari all’avanguardia come quello italiano e spagnolo si sono trovati fortemente in difficoltà, sono stati travolti dall’epidemia» dice Beasley. «Nei Paesi in via di Sviluppo (PVS) questo effetto verrà moltiplicato per mille perché il sistema sanitario proprio non esiste».

E c’è anche un altro problema che non possiamo sottovalutare, quello dell’impossibilità da parte degli africani di attuare quelle misure preventive, come il distanziamento, che possono evitare il contagio. Per non parlare poi dell’igiene. È impossibile in Africa attuare quelle misure igieniche attuate in occidente.

«Non avremo solo una pandemia virale, avremo anche una pandemia di fame» afferma ancora David Beasley.

«L’arrivo del COVID-19 in Africa provocherà una tempesta perfetta perché andrà a peggiorare una situazione già gravissima che solo negli ultimi mesi ha visto il peggioramento della siccità, enormi sciami di locuste e cavallette distruggere raccolti immensi, un avanzamento del deserto mai visto prima».

Per ora il Coronavirus sembra aver in parte risparmiato l’Africa. In tutto il continente ci sono poco più di 25.000 casi distribuiti a macchia di leopardo dove il paese più colpito sembra essere il Sud Africa con quasi 4.000 casi e più di 50 morti. Lo segue da vicino l’Algeria dove l’epidemia è in crescita e ha già colpito poco meno di tremila persone ma ne ha uccise quasi 400. Più di tremila infetti anche in Egitto e in Marocco.

Per il resto, grazie al cielo, nei paesi più fragili la pandemia sembra non essere ancora arrivata in pieno, anche se è molto difficile monitorare l’evolversi del Coronavirus in molte di queste nazioni, quindi i numeri ufficiali non possono essere considerati affidabili.

Ieri il capo del World Food Programme, unitamente al direttore delle emergenze dell’OMS, Michael Ryan, parlando di fronte al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, hanno esortato le Nazioni Unite ad «anticipare l’emergenza», cioè a muoversi prima che la pandemia colpisca l’Africa con tutta la sua forza.

I due hanno esortato l’Onu a “portare in prima linea” gli aiuti già stanziati per due miliardi di dollari. Hanno poi chiesto di sbloccare con urgenza i 350 milioni di dollari necessari per la costruzione di una rete logistica sufficientemente efficiente da far fronte alla pandemia quando essa scoppierà in tutta la sua violenza anche nel continente Africano.

«Non ci deve illudere» ha detto ancora il capo del WFP, David Beasley. «Già alla fine dello scorso anno avevamo detto che il 2020 sarebbe stato un anno terribile per l’Africa. Ora con la pandemia di COVID-19 – che nessuno poteva prevedere lo scorso anno – siamo entrati in un territorio inesplorato. Assisteremo a diffuse carestie di proporzioni bibliche».