Società e cronaca

Il discorso di Khamenei alla Ummah islamica che non deve essere sottovalutato

Poteva il grande Ayatollah Ali Khamenei perdere una occasione come quella rappresentata dal tradizionale pellegrinaggio alla Mecca (Hajj) per attaccare il “nemico sionista” gli infedeli e chiedere al mondo musulmano di essere unito contro Israele e contro i “non credenti”?

Certo che no. E infatti nel suo discorso ai fedeli musulmani di tutto il mondo diffuso ieri sera il Grande Ayatollah Khamenei si è concentrato principalmente su tre punti: la divisione all’interno dell’Islam provocata dalla “brutale invasione dei nemici” e chiaramente dal “nemico sionista”, la necessità del mondo islamico di essere unito per una grande Jihad e infine ha ricordato il dovere religioso (già, il dovere religioso) di liberare la Palestina dall’invasore sionista.

Qualcuno potrebbe dire che nelle parole di Khamenei non c’è nulla di nuovo rispetto alla solita retorica islamica contro gli infedeli e soprattutto contro Israele. E invece no, ci sono due punti che non possono essere sottovalutati perché rappresentano un bel salto di qualità nella strada della Jihad globale. Il primo è la promozione della causa palestinese a “missione religiosa” per ogni musulmano sulla terra, a dire il vero non proprio una novità assoluta ma che in questo caso assume una particolare rilevanza sia per il momento (l’occasione del pellegrinaggio alla Mecca è sempre stata usata dai religiosi islamici per impartire le direttive ed emettere fatwe) che per la figura rappresentata da Khamenei in seno all’islam, una figura che quando parla non può non essere ascoltata anche dal mondo sunnita. Il secondo punto è il richiamo alla Jihad globale, alla necessità per il mondo islamico di ritrovare la “giusta strada” dell’unità e tornare così ad essere “forti con i non credenti e compassionevoli con gli altri” [Holy Quran, 48: 91], un richiamo che è tutto un programma.

Inutile soffermarsi sulle cavolate relative a Israele (la divisione all’interno dell’islam sarebbe stata fomentata dal perfido nemico sionista) o su quelle relative alle responsabilità attribuite sottilmente ai religiosi sauditi rei di essere caduti nella “trappola sionista”, quello che è interessante e ci deve far riflettere del discorso di Khamenei alla Ummah (nazione islamica) è proprio il non troppo velato riferimento alla Jihad globale, anche questo non proprio una novità specialmente per gli iraniani che hanno per costituzione l’obiettivo di esportare la rivoluzione islamica in tutto il mondo. Tuttavia questa volta il Grande Ayatollah Khamenei è stato molto più furbo del solito perché per promuovere la Jihad globale è partito dall’unica cosa in grado di unire il mondo islamico, l’odio verso gli ebrei e verso Israele. Prima quelli del sabato e poi, solo poi, quelli della domenica. Forti con i primi e compassionevoli per il momento con i secondi, che adesso servono a combattere i primi.

Ragioniamoci seriamente sulle parole di Ali Khamenei perché la guida suprema iraniana non è un Imam qualsiasi, è il capo del mondo sciita che strizza l’occhio alla Fratellanza Musulmana che da noi viene incredibilmente considerata la parte moderata del mondo islamico. Ragioniamoci perché è questo il disegno musulmano per il mondo, prima far fuori gli ebrei e poi pensare agli altri. Non sorvoliamo su questi episodi e su questi veri e propri appelli, non facciamo finta di nulla perché questa gente fa terribilmente sul serio.

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