Middle East

I piani di Hezbollah e Iran un pericolo serio per Israele. Ingiustificate critiche a Netanyahu

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Hezbollah e l’Iran hanno un piano per invadere la Galilea. Se ne parla ormai da anni, da quando nel 2010 venne svelato per la prima volta un piano articolato che prevedeva l’infiltrazione di unità speciali dei terroristi libanesi in territorio israeliano con tanto di presa di ostaggi israeliani da usare come scudi umani.

Fu anche la prima volta che si parlò di tunnel costruiti da Hezbollah per infiltrarsi in territorio israeliano. Da allora l’argomento rimase quasi un tabù, un sorta di “non detto” ben chiaro però alla popolazione della Galilea, molto meno sentito dalle parti di Gerusalemme e Tel Aviv.

Da allora ne sono successe di cose. La guerra in Siria ha coinvolto pienamente sia Hezbollah che l’Iran che hanno dovuto accantonare momentaneamente le loro mire sulla Galilea anche se, con il senno di poi, ci hanno guadagnato enormemente a livello strategico.

Ora l’operazione Northern Shield ha riportato di stretta attualità qual piano per molti anni finito nel dimenticatoio, ma non per l’intelligence israeliana che ha continuato a monitorare ogni azione degli Hezbollah e dei loro padrini iraniani.

La differenza tra Hamas ed Hezbollah che solo Netanyahu ha visto

Nelle scorse settimane in Israele è montata la polemica sul fatto che Netanyahu invece che attaccare frontalmente Hamas, specie dopo il massiccio lancio di missili del mese scorso, abbia scelto la via del cessate il fuoco con i terroristi che tengono in ostaggio la Striscia di Gaza, una decisione che ha portato alle dimissioni del Ministro della difesa, Avidgor Lieberman.

Ma Netanyahu aveva ragione a non aprire un fronte di guerra con Hamas. A dimostrarlo c’è proprio l’operazione Northern Shield la quale evidenzia le differenze tra gli obiettivi di Hamas e quelli di Hezbollah, nonché quelle tra i tunnel dei terroristi palestinesi e quelli costruiti dai terroristi libanesi.

Da un lato abbiamo Hamas che avrà sicuramente centinaia di missili con i quali colpire Israele ma dai quali lo Stato Ebraico si può difendere, ma che comunque non può andare oltre al lancio di missili. Dall’altro abbiamo invece gli Hezbollah che non progettano come Hamas di lanciare missili su Israele ma che hanno tutt’altro progetto il quale prevede una invasione di terra, un pericolo quindi ben superiore a quello rappresentato da Hamas.

I tunnel di Hamas sono progettati per compiere attacchi terroristici o sequestri in stile “mordi e fuggi”, quelli di Hezbollah sono invece progettati per consentire alle unità di elite di Hezbollah, le Radwan, di entrare in Israele come una forza di occupazione. Non è la stessa cosa.

A leggere le critiche rivolte a Netanyahu sembra che solo lui abbia capito questa fondamentale differenza tra Hamas ed Hezbollah e che ne sappia soppesare la sostanziale differenza di pericolosità per Israele.

Il doppio fronte al nord che Netanyahu teme più di tutto

Con l’esercito iraniano e le milizie ad esso associato ormai stabilmente in Siria, il rischio non è più solo quello di un fronte libanese, ma quello ben più grave di un doppio fronte, quello appunto libanese e quello siriano.

In Siria, secondo l’intelligence israeliana, ci sono almeno 80.000 uomini appartenenti alla Brigata di liberazione del Golan pronti a entrare in Israele dalle Alture del Golan. In Libano Hezbollah può contare su almeno 25.000 uomini in armi e almeno 30.000 riservisti pronti a entrare in Israele dalla Galiela. E’ questa la tenaglia che teme Netanyahu. In confronto il pericolo rappresentato da Hamas fa sorridere.

Stupiscono quindi le critiche a Netanyahu, come stupisce che in Israele ci sia gente che pur di trarre un vantaggio politico accusi il Premier di aver dato il via alla Operazione Northern Shield solo per distrarre l’opinione pubblica dai suoi presunti guai giudiziari. Pazienza se lo fa Hezbollah, è nell’ordine delle cose, ma quando lo fanno anche politici israeliani che siedono alla Knesset è davvero deplorevole perché mettono il loro interesse personale davanti a quello nazionale.

Persino gli editorialisti di Yedioth Ahronoth, da sempre critici verso il Premier israeliano, se ne sono accorti.

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