Report e analisi

La Fratellanza Musulmana prenderà il posto di ISIS

Fratellanza Musulmana e ISIS hanno gli stessi obiettivi, cioè unificare il mondo sotto il vessillo dell’Islam, ma tattiche e soprattutto tempi diversi. ISIS ha rotto la strategia della gradualità tanto cara ai Fratelli Musulmani, quella strategia cioè che prevede l’insinuazione progressiva nelle società occidentali, provocando così un grave danno alla Fratellanza Musulmana a causa della maggior consapevolezza occidentale nel riconoscere in essa quel pericolo che realmente rappresenta (purtroppo con importanti eccezioni come per esempio Milano).

Ora che però ISIS sta perdendo la sua guerra sul terreno i Fratelli Musulmani sono pronti a riprendere il loro posto nel cuore dell’Islam e dei musulmani abbagliati dal sogno del grande Califfato globale.

Gaza, il campo di prova della nuova Fratellanza Musulmana

Sarà la Striscia di Gaza dove a dicembre ci saranno le elezioni per il rinnovo dei vertici di Hamas, il campo di prova della nuova Fratellanza Musulmana. Sarà infatti osservando chi prenderà il posto dell’attuale leader di Hamas, Khaled Mashal, che capiremo la strada che prenderanno i potentissimi Fratelli Musulmani. Ma soprattutto ci servirà osservare chi sosterrà chi nella lotta all’ascesa dei vertici di Hamas per capire ancora meglio le strategie di conquista islamica che ci troveremo a fronteggiare. In campo per le elezioni di Hamas c’è il peggio del peggio del mondo islamico sunnita. Turchia, Arabia Saudita e Qatar sono scesi apertamente in campo nel sostenere i vari pretendenti al “regno di Gaza”. La Turchia, che vuole ritagliarsi il ruolo di leader del mondo islamico, appoggia l’attuale numero due di Hamas, Ismail Haniyeh, cioè l’uomo che attualmente ha più probabilità di prendere il posto di Mashal. Più o meno sulla stessa linea della Turchia si è schierata l’Arabia Saudita che però guarda con un certo interesse anche a Mousa Abu Marzook, soprattutto nell’ottica di una riunificazione di Hamas con Fatah. Il Qatar invece appoggia apertamente il capo dell’ala militare di Hamas, il duro e puro Mohammed Deif. Nella divisione del mondo musulmano sunnita su chi appoggiare a Gaza c’è racchiuso il futuro delle linea che terrà la “nuova” Fratellanza Musulmana del dopo ISIS. Più pragmatica e fedele alla strategia della gradualità la parte che appoggia Ismail Haniyeh e Mousa Abu Marzook, più propensa agli atti di forza e alla alleanza strategica con l’Iran sciita quella che invece appoggia Mohammed Deif.

Fallito l’esperimento ISIS si torna all’antico (o quasi)

Turchia, Arabia Saudita e Qatar, cioè i massimi sostenitori della Fratellanza Musulmana, hanno per molto tempo appoggiato lo Stato Islamico credendo che fosse quella la via da seguire per accelerare i tempi di costruzione del grande Califfato globale. E per un po’ la cosa ha funzionato visto anche le percentuale dei musulmani che approvavano i metodi e la visione di ISIS. Ma con il passare del tempo la strategia di ISIS è apparsa lacunosa, troppo rapida e troppo violenta per non scatenare la naturale reazione occidentale. Oggi lo Stato Islamico non ha alcuna speranza di sopravvivere all’offensiva globale a cui è sottoposto. Potrà resistere per un po’ ma alla fine dovrà capitolare e trasformarsi in qualcosa di più simile ad Al Qaeda che a un Califfato vero e proprio, dovrà cioè entrare in clandestinità. E questo ci riporta alla Fratellanza Musulmana che nell’ottica di Turchia, Arabia Saudita e Qatar dovrà prendere il posto di ISIS nel cuore dei musulmani, con gli stessi obiettivi ma con l’uso di una metodologia diversa per raggiungerli, una via di mezzo tra la strategia della progressività e quella dell’immediatezza.

Sarebbe un errore da parte dell’occidente sottovalutare questa che è una vera e propria strategia politica e militare di conquista islamica, una strategia che vedrà il suo battesimo del fuoco proprio nelle elezioni nella Striscia di Gaza dove a scontrarsi sono proprio strategie diverse ma con lo stesso obiettivo, il Califfato globale. Solo a dicembre vedremo cosa ci porteranno le elezioni a Gaza, anche se noi pensiamo che a vincere sarà Ismail Haniyeh che, tra le altre cose, gode dell’appoggio dell’Emiro Yusuf al-Qardawi, cioè di uno dei massimi rappresentati della Fratellanza Musulmana e il massimo esperto di Sharia del mondo islamico sunnita. L’unica cosa che ci appare certa è che nella visione di “unificare il mondo sotto il vessillo dell’Islam” che hanno i più grandi e potenti Paesi islamici c’è il prepotente ritorno della Fratellanza Musulmana al posto dell’esperimento fallito chiamato Stato Islamico. Un nemico non meno pericoloso ma certamente più subdolo perché si insinua nella politica e nelle istituzioni occidentali senza però far mancare l’appoggio occulto al terrorismo islamico.

Analisi scritta da Maurizia De Groot Vos

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One Comment

  1. Complimenti, Maurizia: ogni volta che leggo un suo articolo sono sempre colpito dall’acutezza della visione, dalla profondità delle argomentazioni, dalla ammirevole competenza. Mi piacerebbe un giorno conoscerla e chiacchierare con lei, magari al tavolino di un caffè di Tel Aviv!

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