La Turchia è un regime. Lo ha capito anche l’Europa. Trattati a rischio?

Attacco senza precedenti dell’Unione Europea alla Turchia

Ieri l’Unione Europea ha diffuso il suo rapporto sullo stato d’avanzamento dei rapporti tra Ankara e Bruxelles. La Commissione Europea non è stata tenera con il regime turco andando ad evidenziare un sostanziale peggioramento delle condizioni interne turche in termini di Diritti Umani, libertà di stampa, libertà di espressione e altro.

Il rapporto della Unione Europea sulla Turchia è stato presentato ieri dal capo della diplomazia europea, Federica Mogherini e dal commissario europeo per i negoziati di vicinato e per l’allargamento della UE, Johannes Hahn.

Johannes Hahn ha sottolineato come dal rapporto di evinca che oltre alle violazioni dei diritti umani commesse nel paese, vi è anche una grave retrocessione nei settori della democrazia, dell’economia e del libero mercato.

Hahn ha inoltre affrontato l’argomento riguardante il processo di adesione della Turchia alla UE e ha dichiarato che stante i risultati del rapporto per il momento non è prevista l’apertura di un nuovo capitolo e rimane tutto congelato.

Quali sono le principali critiche rivolte dalla UE alla Turchia?

Stato di emergenza

La legge sullo stato di emergenza promulgata subito dopo il tentativo di colpo di stato del luglio 2016 e poi leggermente ammorbidita, limita alcune libertà fondamentali, consentendo in particolare di licenziare i dipendenti pubblici (compresi i giudici) e di prolungare le detenzioni, limitare la libertà di movimento e l’assemblea pubblica e di estendere i poteri ai governatori provinciali nominati dal governo.

Grave arretramento dei Diritti e della libertà di espressione

Secondo l’Unione Europea c’è stata una seria retrocessione nei settori della libertà di espressione, riunione e associazione e nei diritti procedurali e di proprietà. Scrive la UE: «Non sono state apportate modifiche alla legislazione introdotta immediatamente dopo la revoca dello stato di emergenza, che ha rimosso garanzie cruciali a protezione degli attivisti della società civile, dei difensori dei diritti umani, giornalisti, accademici e altri da abusi». La UE continua poi scrivendo che «sono continuate gravi restrizioni alla libertà di espressione e la tendenza al perseguimento di scrittori, utenti dei social media e altri membri del pubblico, persino bambini, per aver insultato il Presidente Erdogan». L’Unione Europea fa poi notare che «la mancanza di trasparenza sulla proprietà dei media continua a mettere in dubbio l’indipendenza della stampa e la libertà di espressione».

Limitazioni alla società civile

La UE fa notare come «molti difensori dei diritti umani, attivisti della società civile, media, accademici, politici, medici, avvocati, giudici e lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), sono ancora detenuti – a volte senza accusa – e stanno affrontando campagne diffamatorie dai media e da politici di alto livello». L’Unione Europea aggiunge che «lo spazio per le organizzazioni della società civile che lavorano sui diritti e sulle libertà fondamentali si è ulteriormente ridotto, in particolare esemplificato dall’introduzione di ulteriori ostacoli amministrativi».

Polarizzazione del potere nelle mani di Erdogan

Scrive l’Unione Europea nel suo rapporto: «Il nuovo sistema presidenziale ha prodotto un sistema di potere centralizzato nelle mani del Presidente e ha significativamente ridotto le funzioni legislative e di controllo del Parlamento. […] I ministri non appaiono più davanti ai deputati, che possono porre solo domande scritte». La UE fa poi notare che «la crescente polarizzazione politica, soprattutto nella fase preparatoria delle elezioni municipali del marzo 2019, continua a impedire un costruttivo dialogo parlamentare, continua l’emarginazione dell’opposizione, in particolare del Partito popolare democratico (HDP), e molti legislatori dell’HDP sono detenuti».

L’Unione Europea ha poi espresso preoccupazione e sgomento per l’annullamento delle elezioni di Istanbul che «è una decisione contraria all’obiettivo principale di un processo elettorale democratico, vale a dire un processo dove prevale la volontà del popolo».

In sostanza le critiche mosse dalla Unione Europea alla Turchia sono pesantissime e non solo in pratica bloccano qualsiasi futuro negoziato di adesione dello Stato turco alla UE ma potrebbero addirittura mettere a rischio l’accordo di Ankara del 1963 tra CEE e Turchia e il più recente accordo sull’unione doganale.

La risposta turca

La risposta turca alle critiche mosse dall’Unione Europea è stata affidata al vice ministro degli esteri turco, Faruk Kaymakcı, il quale ha definito le critiche della UE «ingiuste e sproporzionate» annunciando una attenta valutazione e una altrettanta attenta risposta da parte della Turchia ventilando tra le righe anche una rottura dell’accordo tra la UE e la Turchia sul blocco del flusso dei migranti verso l’Europa.