I programmi militari turchi tra ordini e cancellazioni

Le sue ambizioni industriali e militari possono essere ridimensionate se accetta le commesse russe a discapito di quelle occidentali

Il Ministro della Difesa turco ha annunciato che il personale del suo paese si trova in Russia per iniziare il programma di addestramento dei sistemi missilistici anti-aereo S-400 “Triumf” (SA-21 “Growler” per la NATO). Come abbiamo scritto più volte, l’acquisto di questi sistemi ha creato non pochi problemi con gli Stati Uniti, che ha di fatto bloccato temporaneamente la consegna dei primi F-35A “Lightining II” già pronti per l’aviazione turca.

L’amministrazione americana ha concesso un ultimatum, ma il presidente Erdogan ha rincarato la dose, dichiarando che, dopo gli S-400 sarà la volta dei più moderni S-500 “Prometey”. La consegna degli S-400 è prevista per questa estate e saranno operativi nel 2020.

A quanto pare ci sono le basi perché la Turchia diventi un partner commerciale della Russia a livello aerospaziale, con la possibilità di costruire componenti dei sistemi S-300 (SA-10 “Grumble” per la NATO), quelli famosi perché da poco sono a disposizione delle forze di difesa siriane.

In questi giorni, il Pentagono potrebbe definitivamente bloccare l’addestramento del personale turco che si trova sulla Luke Air Force Base, in Arizona, per il programma F-35, dove si trovano 4 aerei. La Turchia aveva ordinato 100 velivoli, con una cadenza di 8 all’anno. Il CEO di Lockheed-Martin (proprietaria dell’F-35 Lightining II) Marilyn Hewson, ha dichiarato che se venissero definitivamente bloccati gli aerei destinati alla Turchia ne beneficerebbero il Giappone – sia per la produzione di componenti, e a quel punto sarebbe la seconda più grande dopo Lockheed-Martin, sia per l’acquisto di ulteriori esemplari– e la Polonia, che di recente ha emesso una richiesta per 32 aerei. Anche la Grecia, dopo aver visto in azione gli F-35A italiani sui suoi cieli, ha espresso il desiderio per averne 24. Sarebbe uno smacco, visto che sono alleati ma da sempre rivali per questioni geografiche e politiche.

Intanto Israele è pronta a equipaggiare un secondo reparto di F-35I “Adir”. Ad Aprile 2019, il 140th “Golden Eagle” squadron aveva 14 aerei in organico, i prossimi andranno al 116th “Defender of the South” squadron. In tutto la IAF ne ha ordinato 50 con opzione per altri 25 che andranno a sostituire le versioni più vecchie di F-16.

La Turchia sta perdendo così la possibilità di crescita industriale su un prodotto militare tecnologicamente avanzato che avrebbe creato benefici occupazionali, oltre che tenere le loro forze armate al passo coi tempi.