L’attacco iraniano all’Arabia Saudita nasconde un’altra verità

L’attacco iraniano alle infrastrutture saudite non è solo un attacco agli interessi gobali, è il segno che all’interno dell’Iran la linea dei Pasdaran sta vincendo

Ormai non ci sono più dubbi sul fatto che a lanciare l’attacco con missili e droni contro le più importanti installazioni petrolifere saudite siano stati gli iraniani.

È francamente incomprensibile e persino ridicolo per gli Ayatollah aver pensato di poterla fare franca e che tutti si sarebbero bevuti la rivendicazione degli Houti dello Yemen.

Non sappiamo fino a che punto i Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) avessero avvisato il governo iraniano del loro piano. Quello che appare certo è che la tempistica dell’attacco fa pensare che i pasdaran mirassero a far saltare qualsiasi possibilità di un incontro tra Trump e Rouhani.

Colpiti gli interessi globali

L’attacco iraniano alle infrastrutture petrolifere saudite è un attacco agli interessi globali, non solo a quelli dell’Arabia Saudita. I prezzi del petrolio sono immediatamente schizzati in alto.

Colpire strutture di tale importanza vuol dire essere consapevoli che si colpiranno anche gli interessi globali e questo fa pensare che gli iraniani vogliano alzare l’asticella della tensione e della sfida, tanto che persino Paesi solitamente sin troppo benevoli con Teheran, si sono visti costretti a condannare l’attacco con una certa fermezza.

Divisioni all’interno del regime iraniano

Conosciamo sin troppo bene la qualità della diplomazia iraniana per pensare che gente come Zarif e persino il Presidente Rouhani fossero stati a conoscenza del piano di attacco dei pasdaran.

Stavano organizzando (probabilmente con successo) un incontro con il Presidente Trump che poteva riaprire una qualche forma di dialogo diplomatico tra USA e Iran e (forse) permettere a Teheran di uscire dal tunnel delle sanzioni.

Questo però sarebbe andato contro gl interessi dei Guardiani della Rivoluzione Islamica che invece intendono proseguire a pieno ritmo con il programma nucleare e con la politica fortemente espansionista messa in atto negli ultimi anni.

Tutto lascia pensare che i potentissimi pasdaran abbiano agito da soli, senza cioè avvisare il Governo fatta eccezione per la Guida suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei senza il cui benestare difficilmente si sarebbe dato il via ad un attacco di simile portata.

Questo fa pensare che le divisioni all’interno del regime iraniano siano addirittura più profonde di quanto si possa pensare.

Non è necessariamente una buona notizia. Fino ad oggi in qualche modo Khamenei ha sempre fatto da mediatore tra gli estremisti pasdaran e i più diplomatici Zarif e Rouhani. Ma dare il via ad un piano del genere significa schierarsi apertamente dalla parte dei pasdaran.

Non è una scelta di campo da nulla perché nei fatti avvalla l’intera politica aggressiva delle IRGC e mette nell’angolo ogni tentativo diplomatico di riportare l’Iran all’interno dell’alveo della comunità internazionale.