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Per oltre 70 anni la UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite nata appositamente per i palestinesi, ha potuto impunemente violare il Diritto Internazionale in materia di rifugiati e ha instillato odio verso Israele creando intere generazioni di nuovi terroristi nascosta sotto la calda coperta dell’ONU. Ma ora potrebbe essere arrivata al capolinea come noi chiediamo da anni.

Ieri in occasione di una riunione speciale del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dedicata al Medio Oriente, l’inviato speciale americano per la regione, Jason Greenblatt, ha chiesto apertamente lo smantellamento di questa vera e propria fabbrica di odio antisemita e ha presentato un piano per trasferire le competenze della UNRWA agli Stati che ospitano i cosiddetti “profughi palestinesi” o ad organizzazioni non governative indipendenti.

«Dobbiamo impegnarci con i governi ospitanti per avviare un dialogo sulla pianificazione della transizione dei servizi dell’UNRWA ai governi ospitanti o ad altre organizzazioni non governative locali o internazionali, a seconda dei casi», ha detto Greenblatt di fronte al capo della UNRWA, Pierre Krahenbuhl.

Gli Stati Uniti sono stati da sempre i maggiori contribuenti della UNRWA fino a quando, nel 2018, il Presidente Trump decise che era arrivato il momento di interrompere qualsiasi finanziamento a questa organizzazione dannosa per il processo di pace in Medio Oriente.

La reazione della UNRWA

Immediata la reazione del capo della UNRWA, Pierre Krahenbuhl, il quale interrogato dai giornalisti in merito alle dichiarazioni di Jason Greenblatt ha detto che il destino della UNRWA non può essere deciso da un paio di Stati membri ma da tutta l’Assemblea e che confida che le Nazioni Unite rinnovino il mandato alla UNRWA.

Il mandato della UNRWA dovrà essere rinnovato entro quest’anno ed è purtroppo molto probabile che venga rinnovato, soprattutto perché trasferire le competenze agli Stati ospitanti (Giordania, Libano, Siria e in misura minore Iraq) vorrebbe dire costringere finalmente questi Stati a concedere Diritti ai discendenti dei profughi palestinesi.

Va ricordato che la UNRWA è l’unica agenzia delle Nazioni Unite che considera profughi anche i discendenti dei profughi originari, a differenza della UNHCR che assiste i profughi di tutto il resto del mondo e che non solo non considera profughi i discendenti, come giustamente prevede il Diritto Internazionale, ma che ha come obiettivo quello della riduzione del numero dei rifugiati.

La UNRWA invece nel corso di questi 70 anni non solo ha contribuito ad alimentare l’odio verso Israele, ma ha moltiplicato artificiosamente il numero dei profughi proprio perché ha permesso il trasferimento dello status di rifugiato di padre in figlio. In sostanza la UNRWA è una fabbrica di profughi.

Il cosiddetto “Diritto al ritorno” è una delle condizioni poste dai palestinesi per iniziare qualsiasi trattativa di pace con Israele e siccome i cosiddetti “profughi palestinesi” sono lievitati da poche centinaia di migliaia che erano in origine (oggi ne rimangono qualche decina di migliaia) a oltre cinque milioni, è chiaro che la richiesta palestinese non possa essere accolta.

Il preteso “Diritto al ritorno” fino ad oggi ha sempre bloccato ogni trattativa di pace tra Israele e arabi e così (finalmente) un Presidente americano decide di affrontare il problema alla radice e di tagliare la testa al serpente.

Non sarà facile. L’ONU è praticamente in mano alle potenze islamiche e smantellare la UNRWA significa smantellare dal fondo la questione palestinese. Anche se molte potenze arabe sono decisamente stanche dei palestinesi e anche loro hanno tagliato fortemente gli aiuti economici diretti ai palestinesi, difficilmente potranno accettare una soluzione così drastica.

Tuttavia finalmente la questione della UNRWA è stata portata all’attenzione del Consiglio di Sicurezza e se quasi certamente il mandato verrà rinnovato questa agenzia non potrà più far e il bello e il cattivo tempo, specialmente ora che finalmente anche una anti-israeliana come la Mogherini ha dovuto ammettere che questa agenzia è solo una fabbrica di odio.