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Non basta una miss o un intento per creare uno stato palestinese

miss palestina nadeen ayoub nuova trovata per giustificare uno stato palestinese
Nadeen Ayoub, l'ultima trovata per "legittimare" la causa dello stato palestinese

L’ultima trovata in ordine di tempo per legittimare mediaticamente uno stato palestinese si chiama Nadeen Ayoub, miss Palestina e prossima concorrente a miss Universo.  

Di questa donna sappiamo poco o niente. Le informazioni su di lei e sui suoi genitori sono contrastanti. Più fonti indicano che la famiglia di origine è di Yafa (Jaffa) quindi sarebbe addirittura arabo-israeliana e che Nadeen ha legami familiari/di infanzia sia nella Cisgiordania (Ramallah) sia nella diaspora (Canada/USA).  

Altre fonti e pagine web meno affidabili (e post sui social) hanno dato dettagli contrastanti (es. «padre egiziano e madre italiana», o «nata in Michigan»). Queste affermazioni non sono confermate da testate autorevoli e appaiono contraddittorie tra loro. Quindi vanno trattate con cautela. Rimane il fatto che attorno a questa ragazza, che adesso sembra risiedere a Dubai, aleggia un impenetrabile alone di mistero. Come mai? Ennesimo Palliwood? Temo di si. 

È lo stesso mistero che circonda i leader palestinesi prima di Arafat, perché se fosse vero che lo stato palestinese è frutto di una storia addirittura millenaria, non si riesce a capire come mai non si riescono a trovare leader o cenni storici su uno stato palestinese prima di Haj Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme noto per la sua alleanza con Hitler e per la ferocia delle milizie islamiche a lui legate che combatterono soprattutto nei Balcani al fianco dei nazisti. Lo stesso al-Hussein era egiziano, Egitto dove infatti trovò riparo dall’arresto per crimini di guerra dopo la fine della seconda guerra mondiale.  

Secondo i fautori della nascita di uno stato palestinese, un altro grande leader storico sarebbe Izz al-Din al-Qassam, simbolo della lotta araba contro i sionisti e dal quale prendono il nome le brigate Izz al-Din al-Qassam, la cosiddetta “ala militare di Hamas”. Peccato che al-Qassam fosse nato a Jableh, una città costiera vicino a Latakia, in Siria (all’epoca parte dell’Impero Ottomano). Siriano, non palestinese. 

Lo stesso discorso vale per molti dei cosiddetti “leader palestinesi”, compreso Yasser Arafat nato in Egitto da genitori egiziani, recentemente trasformati dai media in “palestinesi” visto che il padre (Abd al-Ra’uf al-Qudwa al-Husseini) e la madre (Zahwa Abul Saud) erano originari di Gaza, che però era territorio egiziano, solo poi donato dall’Egitto alla causa dello stato palestinese. Egiziano non palestinese.  

Non esiste una storia palestinese prima del 1939, non si è mai sentito parlare di un popolo palestinese prima del 1967. Non è mai esistita una moneta palestinese, una economia palestinese, una cucina palestinese. Non si è mai sentito parlare di un popolo palestinese che lottasse contro qualcosa o per qualcosa prima di lottare contro Israele.  

La cosiddetta Palestina comprende territori giordani, la Cisgiordania, e territori egiziani, la Striscia di Gaza, territori che Israele aveva conquistato e che, per sua disgrazia, ha restituito a Egitto e Giordania, i quali a loro volta hanno donato ad un fantomatico popolo palestinese creato solo come ostacolo a Israele.  

Nonostante quanto specificato in precedenza, non sono contrario alla nascita di una entità palestinese. Parlare di “Stato” mi sembra tuttavia esagerato.  

Più che un popolo a me sembra una tribù, una delle tante che costellano il mondo arabo e che non di rado governano interi stati. Si pensi ai Saud in Arabia Saudita o alla tribù Quraysh che governa la Giordania e alla quale apparteneva persino Maometto.  

Beh, i palestinesi non hanno la storia dei Saud o della dinastia hashemita ma è sempre meglio di niente.  

Ora, se chi vuole dare uno Stato alla tribù dei palestinesi ritiene che la cosiddetta “Palestina” debba trasformarsi da “entità” o “emirato” in Stato, di cosa sta parlando? Cosa si intende per stato palestinese? C’è anche Gaza in questo fantomatico stato palestinese? Chi lo governerà e con quali credenziali democratiche? Quali sono i suoi confini? Quali strutture ci sono per far nascere questo nuovo Stato? 

Non sono domande retoriche. Partendo dall’ultima domanda, cioè quella sulle strutture ne avevo già parlato tempo fa. Quali strutture ha l’odierna Palestina per poter ambire a diventare uno Stato indipendente e soprattutto autonomo?  

E si perché indipendenza e autonomia non sono la stessa cosa ma sono comunque due concetti legati indissolubilmente. Non basta essere indipendenti se poi non si è autonomi e oggi come oggi la Palestina è tutto fuorché autonoma. Non ha uno straccio di welfare, non ha una politica economica, non ha una moneta o un sistema bancario. Non ha un sistema sanitario, per luce ed acqua dipende da Israele (ma anche per tante altre cose). Insomma, il futuro stato palestinese non ha nulla per fare “lo Stato”. 

Quindi chi riconosce questo fantomatico stato palestinese, si impegna anche a dare a questa entità tutto quello che gli manca? No perché fino ad oggi la tribù dei palestinesi è pesata quasi completamente su Israele per quanto riguarda servizi, welfare, luce, gas, acqua ecc… cosa che di certo Israele non continuerà a fare. Chi lo prende questo impegno tra chi vuole riconoscere lo stato palestinese? Gli arabi sicuramente NO. Quindi, chi lo fa?  

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