Società e cronaca

Palestinesi all’ONU: ora il tradimento di Obama potrebbe pesare come un macigno

Ora il tradimento di Obama nei confronti di Israele, quando gli Stati Uniti su ordine del Presidente uscente decisero per la prima volta di non apporre il veto su una risoluzione contro Israele (la risoluzione 2334 che dichiarava illegali gli insediamenti), potrebbe pesare come un macigno.

Secondo diversi analisti israeliani il Presidente della Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas (Abu Mazen) avrebbe intenzione di chiedere alle Nazioni Unite il pieno riconoscimento dello Stato della Palestina basato sulle linee armistiziali del 1967 (attualmente la Palestina è riconosciuta solo come Stato osservatore) e approfittando di una clausola della Carta delle Nazioni Unite, impedire che gli Stati Uniti appongano il veto. La clausola in questione è quella che impedisce a uno Stato membro di partecipare al voto su una questione controversa nel caso esso sia direttamente coinvolto.

La questione è molto complessa. In sostanza lunedì prossimo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà a porte chiuse per decidere l’applicazione della risoluzione 2334 sulla quale Obama aveva ordinato l’astensione e che quindi, proprio grazie a quella astensione, era riuscita a passare. Israele era riuscito a bloccare una pubblicazione sulla attuazione di tale risoluzione e sulle presunte violazioni israeliane tanto che a riferire al Consiglio di Sicurezza su tali presunte violazioni sarà l’inviato ONU in Medio Oriente, Nikolay Evtimov Mladenov, ma lo farà a porte chiuse. Abu Mazen avrebbe chiesto al Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, di poter partecipare alla riunione a porte chiuse e in quella occasione, attraverso l’Egitto o la Bolivia, chiedere alle Nazioni Unite il pieno riconoscimento della Palestina, riconoscimento che appunto può essere chiesto solo al Consiglio di Sicurezza attraverso uno Stato membro. Per evitare che gli Stati Uniti appongano il veto sulla richiesta palestinese Abu Mazen chiederebbe che venga applicata quella clausola di cui sopra che nella storia dell’Onu è stata applicata una sola volta (quando nel 1960 all’Argentina fu impedito di partecipare al voto sul trasferimento di Adolf Eichmann). Insomma, Abu Mazen intende usare la discussione sulla risoluzione 2334 per chiedere la piena adesione all’Onu e nel contempo chiedere che gli Stati Uniti non partecipino all’eventuale voto in quanto “direttamente coinvolti” dopo il riconoscimento di Gerusalemme capitale da parte del Presidente Trump. La stessa formula sarebbe usata per impedire sempre agli USA di usare il veto anche su una eventuale dichiarazione di condanna per ipotetiche violazioni della risoluzione 2334 che condannava gli insediamenti e che di fatto li rendeva illegali. Non solo, la stessa formula sarebbe applicabile anche nel caso che si cercasse di far passare una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni la decisione del Presidente Trump e anche in quel caso peserebbe la risoluzione 2334 in quanto Gerusalemme Est sarebbe intesa come parte degli insediamenti giudicati illegali dall’Onu.

Lo so, è una faccenda complessa che meriterebbe un lungo articolo di approfondimento sulle modalità della richiesta di piena adesione all’Onu da parte palestinese e sulle ripercussioni di quel tradimento di Obama (lo faremo in separata sede), vi basti però sapere che in questo specifico momento quel tradimento diventa una specie di cavallo di Troia che potrebbe consentire alla cosiddetta “Palestina” non solo di ottenere il pieno riconoscimento alle Nazioni Unite ma anche di ottenere una condanna di Israele per violazioni alla risoluzione 2334 e una condanna sul riconoscimento di Trump di Gerusalemme capitale.

Su tale ipotesi si è espresso ieri sera l’ambasciatore israeliano presso l’ONU, Danny Danon, il quale ha dichiarato che «la leadership palestinese sta facendo tutto quanto è in suo potere per impedire qualsiasi possibilità di negoziato e sta facendo uno sforzo intenzionale per contrastare qualsiasi iniziativa che possa portare alla pace. La comunità internazionale non deve lasciare che Abbas fugga di nuovo dal tavolo delle trattative usando diverse scuse. Deve costringere i leader palestinesi a riconoscere la realtà e fermare l’incitamento che minaccia la stabilità della regione»

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