Per Trump non è più il momento di “scherzare” con il pericolo iraniano

Il ritiro americano dall’accordo sul nucleare iraniano ha messo in luce le drammaticità e gli errori commessi da Obama e dalla UE. Ora non si può più scherzare ma Trump ne deve essere consapevole

Per molto tempo ho criticato Obama e la UE per l’assurdo accordo sul nucleare iraniano (JCPOA) e quando Donald Trump ha deciso il ritiro degli Stati Uniti da quell’accordo ne sono stato soddisfatto.

Tuttavia mi aspettavo da parte americana un piano di contingenza che mettesse al riparo il Medio Oriente e soprattutto Israele dai danni ormai provocati dalla assurda coppia Obama-Mogherini. E i danni non sono certamente pochi.

Nato fondamentalmente per rallentare il programma nucleare iraniano, ma non per fermarlo, il JCPOA non ha dato benefici immediati se non agli iraniani.

Ha impropriamente convinto il mondo di essere più al sicuro quando in realtà ha creato un pericolo mortale che solo oggi possiamo vedere in tutta la sua drammaticità.

Con quell’accordo l’Iran ha avuto improvvisamente a disposizione miliardi di dollari che ha immediatamente investito nelle sue attività belliche sviluppando da un lato un sistema missilistico convenzionale che, come dimostra l’attacco all’Arabia Saudita, è abbastanza letale, mentre dall’altro ha potuto finanziare le guerre in Yemen e in Siria nonché i propri proxy locali.

Come fa giustamente notare l’ex capo della intelligence militare israeliana, Amos Yadlin, con quell’accordo l’Iran si è potuto muovere in tre diverse direzioni:

1. ha potuto sviluppare comunque il suo programma nucleare

2. ha sviluppato un sistema missilistico convenzionale in grado di coprire praticamente (ed efficacemente) tutto il Medio Oriente

3. ha potuto finanziare guerre e interventi in tre Stati (Siria, Yemen e Iraq) che oggi permettono a Teheran di avere il controllo di una buona fetta di Medio Oriente e, soprattutto, gli hanno permesso di creare il tanto agognato “corridoio sciita” che ha portato l’esercito iraniano a pochi chilometri dal confine israeliano.

Questo dimostra che le motivazioni su cui si basava il JCPOA erano completamente sbagliate in quanto l’Iran non solo non ha aperto nessun tipo di dialogo né sul nucleare né sul suo programma balistico convenzionale, non solo non ha usato quel denaro per risollevare l’economia e quindi il benessere del suo popolo, ma lo ha usato solo in chiave bellica.

Come dicevo prima, la decisione del Presidente Trump di uscire dal JCPOA è stata quindi sacrosanta, ma allo stesso tempo monca di un piano di contingenza.

Nei fatti non ha minimamente influito sulla aggressività iraniana, anzi, se possibile ha reso la politica di Teheran ancora più ostile e aggressiva. Questo perché l’uscita degli USA dall’accordo sul nucleare iraniano è basata unicamente su misure finanziarie e non militari. Trump però, anche finanziariamente, ha chiuso la stalla quando i buoi erano già fuori, cioè quando l’Iran aveva già potuto godere degli enormi vantaggi finanziari derivati dal JCPOA.

E di certo non ha aiutato la “non reazione” americana ai diversi attacchi portati dall’Iran contro l’Arabia Saudita. Quella immobilità ha reso le azioni iraniane ancora più spavalde.

Ora però siamo a un bivio. Trump deve decidere in fretta come comportarsi con Teheran. Non può certo aspettare le elezioni americane per farlo. Non può continuare a rimanere impassibile di fronte a tanta aggressività solo perché tra un anno ci sono le elezioni. Un anno in Medio Oriente è un’era geologica. E non può nemmeno continuare a fare affidamento unicamente sulle sanzioni, abbiamo visto che non incidono sull’aggressività iraniana.

Ora quel piano di contingenza serve e serve subito. L’Iran si sta posizionando da mesi intorno a Israele con l’obiettivo dichiarato di attaccare lo Stato Ebraico. Non è una ipotesi, è una certezza.

Israele è certamente in grado di difendersi da solo, ma una guerra con Teheran potrebbe scatenare un conflitto regionale di grandi proporzioni che gli Stati Uniti non potranno certamente ignorare. L’impressione è che l’amministrazione americana non sia pronta a una tale devastante possibilità.

Ora più che mai servirebbe affrontare il pericolo iraniano per quello che è in realtà, cioè un pericolo globale perché un conflitto regionale in Medio Oriente avrà ripercussioni su tutto il globo, non solo sulla regione.

Trump deve uscire dalla ambiguità, deve dimostrare di essere ancora il capo della più grande potenza mondiale e mandare a Teheran un messaggio chiaro, contrario al messaggio di debolezza inviato sino ad ora.

Il rischio non è solo quello di essere impreparati ad una guerra regionale in Medio Oriente con ripercussioni globali, ma anche quello che a prendere il posto degli USA siano le altre due grandi potenze, la Russia e la Cina. Davvero se lo può permettere Trump?