Perché Israele adesso dovrebbe attaccare l’Iran (spiegato semplice)

Hezbollah, la vera arma di deterrenza iraniana nei confronti di Israele, non vuole entrare in guerra con lo Stato Ebraico. Quale miglior momento per portare la guerra in Iran?

By Franco Londei - Editor

Ma quale escalation, quale terribile vendetta iraniana contro Israele. Quello a cui abbiamo assistito la notte scorsa è stato il festival dei vigliacchi.

Vigliacco numero uno, l’Iran che da sempre si nasconde dietro ai suoi innumerevoli proxy, che arma e finanzia per la fare la guerra al posto suo, non ha avuto il coraggio di fare la guerra a viso aperto. Ha fatto un attacco “telefonato” (sospetto concordato con gli USA) per non dare a Israele il motivo per radere al suolo qualche centrale nucleare o qualche caserma dei Pasdaran. Non so se sarà sufficiente.

Vigliacco numero due, Biden che appena finito l’attacco telefonato si è precipitato a dire a Netanyahu che «l’America non avrebbe sostenuto un contrattacco israeliano». Vorrebbe chiudere la faccenda così, come se niente fosse.

Un riassuntino per la stampa e per i millemila esperti in TV:

  • il 7 ottobre Israele ha subito un attacco terroristico senza precedenti per opera di Hamas. Israele non aveva dato motivo ad Hamas per fare un attacco del genere, l’unico motivo è che per Hamas Israele deve scomparire e gli ebrei devono morire. TUTTI.
  • Per lo stesso motivo l’Iran da decenni finanzia e arma quello che viene chiamato “l’asse della resistenza”, un agglomerato di gruppi terroristici con ai vertici Hezbollah che per conto di Teheran controlla armi alla mano la Siria, il Libano e parte dell’Iraq. Nel gruppone ci sono compresi anche Hamas e la Jihad Islamica Palestinese. Non è stato mai escluso che alla preparazione dell’attacco del 7 ottobre abbia contribuito la Forza Quds iraniana, la forza d’elite dei Guardiani della Rivoluzione islamica.

Cosa è successo negli ultimi anni ai confini con Israele?

Hezbollah, che secondo la risoluzione 1701/2006 delle Nazioni Unite doveva ritirarsi dietro al Fiume Litani, in Libano, in realtà non lo ha fatto nel disinteresse generale della forza UNIFIL istituita proprio per far rispettare la risoluzione 1701. Anzi, ha posizionato truppe e decine di migliaia di missili proprio al confine con Israele. Nel frattempo, la Forza Quds iraniana dopo aver salvato il regime siriano si è posizionata sul Golan siriano, a poche centinaia di metri dal confine con Israele.

Ora, guardando questo quadro non può non venire in mente che se tutto fosse lasciato così com’è le possibilità di un nuovo attacco come quello del 7 ottobre sarebbero tantissime. Non è un caso che Hamas ha usato un piano di Hezbollah per il suo attacco.

Perché una escalation adesso?

Perché finalmente si ha la possibilità di portare la guerra in Iran, di colpire le centrali atomiche iraniane. Sicuramente non verranno messe totalmente fuori uso, ma si bloccherà il programma nucleare iraniano per molto tempo. Per di più Hezbollah tentenna moltissimo nell’attaccare Israele perché sa che coinvolgerebbe il Libano intero e rischierebbe davvero di innescare una guerra civile. Hezbollah adesso è interessato ad altro. L’Iran senza Hezbollah non ha nessuna forma di deterrenza verso nessuno, meno che meno verso Israele.

È arrivato il momento di scegliere se lasciare che l’Iran continui a destabilizzare tutto il Medio Oriente con ripercussioni globali (vedi chiusura accesso al Mar Rosso), oppure estirpare questo cancro chiamato Ayatollah e Guardiani della Rivoluzione Islamica. Il tempo stringe perché Teheran è ad un solo passo dall’avere l’atomica. O si agisce adesso o non lo si potrà più fare.

P.S. Se qualcuno disgraziatamente dovesse dirvi che “serve la pace” e che con questi fanatici bisogna trattare, lasciate perdere. Questi non conoscono né la parola “pace” né “trattativa”. Il loro vero obiettivo è distruggere Israele e poi passare all’occidente. Lo ripetono tutti i giorni da decenni.

By Franco Londei Editor
Follow:
Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter