Quando Make America Great Again diventerà uno slogan democratico

By Franco Londei - Editor

Continuo a ritenere Donal Trump pesantemente compromesso con Vladimir Putin se non addirittura al suo servizio.

Ritengo, senza dover passare per forza per complottista, che Putin abbia le carte in mano per tenere il Presidente americano alle sue dipendenze.

Nel resoconto dell’ultima cordiale telefonata tra Trump e Putin traspare con chiarezza il disagio del Presidente americano per lo spettacolare attacco ucraino che ha colpito la Russia in profondità confermando, se mai ce ne fosse bisogno, da che parte sta Donald Trump.

E non si tratta, come affermano i putinisti de noantri, di disagio per la possibile escalation del conflitto che “vanificherebbe gli sforzi di Trump per la pace”. No, è dispiacere reale per la figuraccia in mondovisione dell’amico Vladimir. Sembra quasi che Trump voglia rubare il lavoro a Dmitrij Peskov come portavoce del criminale russo quando dice che la guerra non si fermerà perché Putin vuole la sua vendetta.

Mentre sto scrivendo queste due righe l’Ucraina è sotto un pesantissimo attacco russo che come al solito il bravissimo Fabio Bulfoni documenterà con dovizia di particolari. È la risposta russa allo smacco ucraino? Forse si, o forse è solo l’inizio. Ma che sia il Presidente degli Stati Uniti d’America ad annunciare al mondo che Putin si vendicherà è una cosa mai vista prima.  

Inutile dire quanto sia pericoloso questo atteggiamento del Presidente americano che nei fatti, NEI FATTI, giustifica la rappresaglia russa, per altro del tutto ingiustificata e ingiustificabile perché sono gli ucraini ad essere attaccati e non i russi.

Ogni azione ucraina è quindi da considerarsi come difensiva, anche se i putinisti vorrebbero far passare l’idea che Putin può bombardare impunemente le città ucraine, ma gli ucraini non possono colpire obiettivi in Russia, nemmeno se sono prettamente obiettivi militari. Vorrebbero far credere che ogni attacco ucraino alla Russia significhi “escalation” e non legittima difesa.

Ho sentito putinisti dire che la fantastica operazione ucraina in perfetto stile Mossad è stata studiata apposta per allungare la guerra, tesi di Putin rilanciata, anche se sottintesa, persino da Donald Trump.

E le recenti dichiarazioni di Elon Musk riguardo al fatto che il nome di Donal Trump sarebbe nei file di Jeffrey Epstein non solo come frequentatore (cosa per altro già nota), ma come cliente del giro di prostituzione infantile, confermano anche la tesi che Putin tenga in mano Trump per lo stesso motivo.

Siamo di fronte a un pedofilo ampiamente ricattabile che non può stare alla Casa Bianca come se niente fosse a continuare a far guadagnare miliardi di dollari alla sua famiglia. Un trafficante che pensa prima di tutto per se e per gli amici, e poi per l’America. Un Presidente che ha fatto dello Studio Ovale il suo set di TikTok dove ogni giorno produce uno spettacolo ad uso e consumo degli speculatori della sua cricca.

Non si è mai visto un presidente degli Stati Uniti più idoneo di Donald Trump ad un impeachment per insider trading e per altre ragioni di natura finanziaria personale, nonché per le accuse a lui rivolte di essere un asset della Federazione Russa. C’è da capire osa spettino democratici e repubblicani a fermarlo prima che Make America Great Again diventi uno slogan del Partito Democratico.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter