Editoriali

Se la “grande stampa” è collusa con Hamas. Uno spunto di riflessione

Sapevate che al confine tra Messico e Stati Uniti nel 2017 sono stati uccisi 412 migranti che cercavano di entrare negli USA? No? Bene, allora chiedevi come mai, ma soprattutto chiedetevi perché la stampa si interessa solo di quello che avviene a Gaza.

Khaled Meshaal – già capo di Hamas – durante l’operazione Piombo Fuso usava dire che «ogni civile ucciso da Israele è una vittoria per Hamas». Lo diceva dal lussuosissimo albergo di Doha dove il Qatar lo ospitava mentre tra una sauna e una sessione di cyclette ordinava ai suoi sgherri di mettere la povera gente sui tetti delle case che nascondevano i comandi e i depositi di armi di Hamas con la speranza che le bombe israeliane facessero più morti innocenti possibile.

Khaled Meshaal sapeva per esperienza che la stampa avrebbe pubblicizzato al massimo le morti civili provocate da Israele e avrebbe fatto in modo di far passare gli israeliani per assassini mentre i terroristi di Hamas, che mettevano quei civili sui tetti delle case o impedivano loro di lasciare le zone a rischio, sarebbero passati per vittime.

Stessa tecnica in questi giorni

Questa tecnica ampiamente collaudata si sta ripetendo in queste settimane con gli assalti alla barriera di confine che divide Gaza da Israele. Hamas ha bisogno come il pane di avere un po’ di “martiri” da sbattere sulle prime pagine dei giornali e nei titoli di apertura dei TG ben sapendo che i media occidentali non si lasceranno sfuggire l’occasione.

E così è avvenuto. I media internazionali non hanno deluso i terroristi i terroristi di Hamas. Anzi, sono così ligi al dovere da prendere per oro colato qualsiasi velina dei terroristi, qualsiasi messa in scena messa in atto a favore di telecamere. E se non ci fossero episodi da raccontare poco male, basta inventarsene qualcuno. Nessuno si cura di verificare le notizie diffuse dai terroristi di Hamas, quando c’è Israele di mezzo non serve. Tutto fa brodo per delegittimare lo Stato Ebraico.

Quattro anni fa un notissimo giornalista della Associated Press, Matti Friedman, scrisse una testimonianza esplosiva su come e soprattutto sul perché i grandi media internazionali raccontano in maniera così distorta e sbagliata Israele e il conflitto israelo-palestinese.

Le organizzazioni di notizie hanno comunque deciso che questo conflitto è più importante, per esempio, delle più di 1.600 donne uccise in Pakistan lo scorso anno (271 dopo essere state stuprate e 193 delle quali bruciate vive), della cancellazione permanente del Tibet da parte del Partito Comunista Cinese, della carneficina in Congo (più di 5 milioni di morti a partire dal 2012) o nella Repubblica Centrafricana e delle guerre di droga in Messico (con un numero di morti tra il 2006 e il 2012 uguale a 60.000)” – Matti Friedman

Quello che una voce importante qual’è quella di Matti Friedman ci raccontava ben quattro anni fa, ancora oggi è di strettissima attualità. Nessun “grande media” ha dato risalto al fatto che prima di assaltare la barriera di confine i terroristi palestinesi hanno dato ampio sfoggio di svastiche naziste abbinate alle loro bandiere. Nessuno ha fatto notare che nessuno Stato al mondo permetterebbe a migliaia di scalmanati di cercare di forzare il confine per entrare nel proprio territorio, tanto meno se con l’intento di uccidere civili. Nessun “grande media” ha specificato che la reazione israeliana è la conseguenza di un vero e proprio attacco al proprio confine.

Ancora una volta hanno raccontato la storia così come la voleva Hamas mentre a pochi Km da dove avvengono i fatti, in Siria, è in corso una delle più grandi stragi della storia moderna. Erdogan ha massacrato migliaia di curdi in pochi giorni ma la notizia la fanno i quattro “civili” morti a Gaza.

Credo che sia addirittura riduttivo affermare che la “grande stampa” stia deliberatamente facendo il gioco dei terroristi di Hamas, credo che sia più appropriato dire che è collusa con Hamas, che ne è complice in tutto e per tutto compresa la responsabilità per le morti civili.

Per tornare all’inizio, sapevate che nel 2017 gli agenti di confine degli Stati Uniti hanno ucciso 412 migranti che dal Messico cercavano di entrare negli USA e che l’anno prima, nel 2016, ne hanno uccisi addirittura 498? No? Beh, adesso sapete perché.

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