Se l’ONU vuole fare pulizia cominci da Francesca Albanese

Chiediamo che le Nazioni Unite rinuncino a farsi rappresentare dalla "signora" Francesca Albanese per le ragioni elencate nell'articolo. Chiediamo anche che si continui a impedirle l'ingresso in Israele
28 Gennaio 2024
onu licenziare francesca albanese

Nel momento in cui sto scrivendo ai vertici dell’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti umani (OHCHR), cioè di quella organizzazione dell’ONU che si dovrebbe occupare di difesa dei Diritti Umani, c’è l’Iran. Si, capito bene, l’Iran. Ma c’è stata l’Arabia Saudita, il Venezuela ecc. ecc.

Per capirci meglio, la OHCHR è quella organizzazione delle Nazioni Unite che nel corso degli anni ha emesso decine di risoluzione di condanna per Israele ma nessuna contro l’Iran, l’Arabia Saudita, la Russia, la Cina, Hamas, lo Stato Islamico e compagnia cantante.

Per capirci ancora meglio, l’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU con sede a Ginevra è quell’organismo che (credo) abbia a libro paga Francesca Albanese con il titolo altisonante di “relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967”. Almeno credo perché sinceramente da chi dipenda questa “signora” davvero non l’ho capito.

A sentirla parlare sembra tutto meno che un dipendente delle Nazioni Unite. Sembra piuttosto uno di quei cialtroni accaniti sostenitori di Hamas, tanto che se è vero che dopo il licenziamento di diversi dipendenti della UNRWA a causa della loro partecipazione al massacro del 7 ottobre, l’ONU intenda fare pulizia, dovrebbe cominciare proprio con il licenziare Francesca Albanese, se non altro perché se fosse vero che il di lei marito, tale Massimiliano Calì, ha lavorato per il ministero dell’economia dell’Autorità Nazionale Palestinese (come scoperto da “Il Giornale”), il conflitto di interesse appare evidente e la “signora” avrebbe anche dichiarato il falso in sede di presentazione della sua candidatura all’ONU.

Ma quello per cui noi chiediamo il licenziamento di Francesca Albanese non è tanto il conflitto di interesse o l’omissione di dati nel modulo di candidatura, quanto piuttosto perché la “signora” si presenta in TV e sui giornali come “membro delle Nazioni Unite” e come tale dovrebbe essere imparziale e sopra le parti, cosa che con evidenza è ben lungi dall’esserlo.  

Nel suo primo rapporto, pubblicato nel settembre 2022, ha raccomandato agli Stati membri delle Nazioni Unite di elaborare “un piano per porre fine all’occupazione coloniale israeliana e al regime di apartheid”. Capite? Apartheid, in una democrazia dove i palestinesi sono rappresentati alla Knesset, hanno gli stessi diritti dei non palestinesi e si sentono israeliani al 100%.

In compenso la “signora” Francesca Albanese non parla dell’apartheid vera alla quale sono sottoposti i palestinesi in Libano, in Siria o in Giordania, dove non hanno alcuna rappresentanza (in Libano non possono nemmeno lavorare) e vengono trattati al pari delle bestie. Evidentemente la “signora” vede apartheid dove non c’è e non la vede dove c’è realmente. È il solito discorso, non difendono i palestinesi, odiano Israele.

Francesca Albanese ha accusato Israele di “pulizia etnica” dei palestinesi e di “apartheid”,accuse del tutto inventate e non corroborate dai fatti. Per questo motivo non può ricoprire alcun ruolo alle Nazioni Unite che abbia a che fare con Israele.

Chiediamo inoltre al Governo Israeliano di continuare a proibire l’ingresso in Israele alla “signora” Francesca Albanese in quanto la sua presenza in Israele può “alimentare la violenza e l’odio”.

Franco Londei

Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore e direttore di Rights Reporter

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