Soleimani dice la sua sulla guerra del 2006. La solita propaganda anti-israeliana

Rilascia un’intervista dopo venti anni per dire la “sua verità” sul conflitto tra Israele ed Hezbollah dell’estate del 2006

Il Generale Qassem Soleimani, comandante in capo della brigata Quds o Forza Quds (la forza dei Pasdaran, le Guardie della Rivoluzione, che operano fuori dei confini iraniani), ha rilasciato la un’intervista, dopo venti anni dall’ultima volta, all’inizio di ottobre sul sito ufficiale della guida suprema Ali Khameniei, parlando della “Guerra dei 33 giorni” o del conflitto di Israele contro i terroristi di Hezbollah avvenuta nell’estate del 2006.

E’ importante riportare ciò che ha detto nell’intervista per capire la propaganda messa in atto dal regime di Teheran nel momento in cui è riuscita a radicarsi in Iraq e Siria fino al Libano attraverso il corridoio sciita, zona sotto il controllo delle milizie filo-iraniane fatto di strade e basi logistiche per armi che hanno come scopo la leadership nella regione e come obbiettivo la distruzione di Israele.

Ritornando alla guerra del 2006, quando Israele attaccò Hezbollah a causa del rapimento di due soldati delle IDF e di altre azioni offensive provenienti dal sud del Libano, per il generale della Forza Quds le motivazioni di Gerusalemme erano una scusa: lo scambio di prigionieri accordato tra Hezbollah e il governo israeliano doveva riguardare dei giovani dell’organizzazione terroristica che non vennero liberati, perciò ci fu un raid che portò al rapimento dei soldati israeliani.

Israele, sempre secondo Soleimani, decise di attaccare con una guerra lampo in quel preciso momento perché gli Stati Uniti avevano il 60% della sua forza militare in Iraq e Afghanistan. Il piano imperialista americano e sionista (“grande e piccolo satana” secondo la propaganda del regime iraniano) era la “sostituzione demografica”, cioè costringere gli sciiti a lasciare il sud del paese dopo la distruzione di Hezbollah e di sistemarsi in campi profughi all’estero, facendo una similitudine con i palestinesi nel 1967.

E, a causa della presenza americana in Iraq, l’Iran non poté aiutare Hezbollah e il Libano! Soleimani dice che la presenza americana ha neutralizzato le capacità di intervento di Siria e Iran, mentre i paesi del Golfo – Arabia Saudita ed Emirati Arabi in primis – furono intimoriti dalla presenza USA e finirono per essere d’accordo con Israele per la sostituzione demografica, in quanto paesi sunniti.

Il generale parla del suo soggiorno per tutti i 33 giorni di guerra in Libano, in compagnia del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, e del disagio vissuto a causa del blocco o della distruzione delle vie di comunicazione . E aggiunge che Israele avesse pianificato da tempo questa guerra lampo ma l’unico che se ne accorse fu l’ayatollah Khamenei! Allora si diffuse l’incoraggiamento della guida suprema che diede morale ai miliziani sciiti grazie anche “a un sostegno divino dai contenuti elevati” fino alla vittoria finale! Sembra più una descrizione di qualche battaglia mitologica che della descrizione fatta da un generale, seppure di un’organizzazione terroristica come lo sono i Pasdaran e derivati. A distanza di anni ha avuto modo di crearsi questa aura mitica.

Come da propaganda anti-israeliana ormai collaudata accusa lo Stato Ebraico di non conoscere la diplomazia e di agire in modo brutale e dispotico.

Quando tornò dal Libano fece rapporto alle massime autorità e tutti si decisero che c’era il bisogno di dare aiuto a Hezbollah e al Libano.

La sua intervista, al di la dei contenuti mistici e religiosi di stampo sciita (ma secondo la visione degli ayatollah) al limite del ridicolo, lo porta a discutere su una guerra lontana per cercare di trovare il supporto della popolazione libanese in un momento in cui in Iraq, a causa della presenza iraniana, la popolazione è scesa in strada a manifestare con morti e feriti nell’indifferenza generale. In quel periodo l’Iran era impegnato a tenere i confini sicuri con l’Iraq e l’Afghanistan visto la presenza americana, e non aveva la forza e la possibilità di organizzare quello che è riuscito a fare negli ultimi anni, grazie anche alla spinta finanziaria ricevuta dallo stop dell’embargo fatto per l’accordo sul nucleare dalla precedente amministrazione americana.

Alcuni hanno visto in questa intervista l’ambizione del generale a diventare primo ministro. Una soluzione che aggraverà sicuramente la stabilità nella regione e sarà sempre più oppressiva in politica interna. Personaggi come quelli del regime iraniano e dei suoi alleati sciiti si alimentano grazie all’odio e la cosa più grave è che trovano il supporto ideologico e finanziario in Occidente.