Striscia di Gaza: di cosa ha paura Israele?

13 Ottobre 2018

Israele – Striscia di Gaza (Rights Reporter). Ieri è stato l’ennesimo venerdì di follia a causa di quella che i palestinesi chiamano “marcia del ritorno”, in realtà una vera e propria strategia di sfinimento che vorrebbe spingere Israele verso un conflitto vero e proprio con Hamas.

Il fatto più grave è avvenuto quando circa 20 terroristi palestinesi hanno prima piazzato un ordigno lungo la barriera di confine e poi, una volta fatto esplodere e aperto un varco, si sono introdotti in Israele con l’intenzione di rapire un soldato israeliano. A quel punto l’IDF ha reagito uccidendo tre terroristi che erano quasi arrivati ad una postazione del IDF e messo in fuga gli altri.

Poco prima circa 15.000 palestinesi si erano radunati lungo la barriera di confine dove hanno incendiato pneumatici e lanciato decine di palloni incendiari verso Israele provocando incendi vicino al Kibbutz Ruhama e in altre aree. Incendi anche vicino al valico di Kerem Shalom da dove Israele fa passare gli aiuti umanitari per la popolazione di Gaza, un fatto che ha spinto ieri sera il Ministro Lieberman a ordinare lo stop ai rifornimenti di carburante per la Striscia di Gaza.

Solo due giorni fa l’IDF aveva scoperto un tunnel del terrore che partendo dall’area di Khan Younis entrava in Israele per almeno 200 metri. L’ennesima gravissima minaccia rivolta ai cittadini israeliani sventata in extremis.

In Israele cresce il partito dell’intervento armato. Netanyahu sotto accusa

In questo contesto in Israele cresce sempre di più il partito dell’intervento armato. In tantissimi si chiedono perché il Governo non decide di mettere fine a questo vero e proprio stillicidio di attentati che sta rendendo la vita impossibile a milioni di abitanti del sud, bersagliati e minacciati ormai da mesi.

Critiche feroci vengono rivolte in particolare verso Netanyahu per quella che viene giudicata una cattiva gestione dell’emergenza, critiche che non vengono solo dal sud di Israele o solo dalla destra israeliana, ma anche dal resto del Paese e da una parte della sinistra.

Nessuno si spiega il motivo di tanta “pazienza” con milioni di israeliani del sud costretti a vivere in quello che comunque è un vero e proprio stato di guerra e in tanti si chiedono di cosa ha paura Israele. Del giudizio internazionale? Di cadere nella trappola tesa da Hamas per passare ancora una volta da vittima? Oppure ha paura di aprire il fronte di Gaza quando al nord la minaccia iraniana si fa sempre più pressante e pericolosa?

In tanti vorrebbero che il Governo lanci un ultimatum definitivo verso Hamas intimando ai terroristi di interrompere subito i disordini e gli attentati incendiari, ultimatum che dovrebbe essere inviato anche alla comunità internazionale che così non potrà dire di non essere stata informata.

Una cosa è certa, questa è una situazione che non può più andare avanti così e non è certo il caso di aspettare che Hamas interrompa gli atti di violenza se non costretto con la forza. Anzi, sembrerebbe che l’ordine impartito da Hamas ai manifestanti sia quello di rapire cittadini e militari israeliani e quindi di aumentare la tensione. Davvero si deve arrivare a questo o a un grosso attentato per intervenire?

Nota a margine dedicata ai media. Domenica scorsa un terrorista palestinese ha ucciso a sangue freddo due israeliani e ne ha ferito un terzo. Sulla carta stampata si è visto appena qualche accenno, in TV poco e niente. Ieri la morte dei tre terroristi palestinesi era la prima notizia dopo quelle riguardanti la politica italiana (come a dire che era la prima notizia). Come mai questa disparità di trattamento?

Sarah G. Frankl

Vive nel sud di Israele. Responsabile della redazione e delle pubblicazioni Breaking News. Cura i social di Rights Reporter. Esperta del settore informatico. Hacker Etica

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