L’area geografica
L’area geografica coincidente con quella che si definisce West Bank o Cisgiordania fu conquistata da Israele nel 1967 nel corso della guerra dei sei giorni. Israele avanzò su quei territori per difendersi dall’aggressione subita dagli eserciti di Egitto, Siria e Giordania, questa unitasi ai primi due nell’intento di conquistare e annientare lo Stato di Israele. Quell’area territoriale non apparteneva a nessuno stato, meno che mai allo stato palestinese che non esisteva allora come non esiste oggi. Da parte araba si tentò di far passare Israele per il responsabile di quella guerra ma tale posizione fu rigettata dall’ONU che riconobbe esattamente il contrario, cioè, la verità storica dei fatti. Non a caso con la risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza non venne richiesto il ritiro unilaterale dello stato ebraico dai territori ma ordinò una negoziazione che portasse all’individuazione di confini certi e riconosciuti da ambo le parti e difendibili.
I diritti politici e giuridici della Giordania su quella regione
A questo punto è opportuno chiedersi quali diritti politici e giuridici potesse vantare la Giordania su quei territori (un tempo Giudea e Samaria) e ora West Bank o Cisgiordania. Di fatto quelle terre furono occupate dalla Giordania nel 19481 sempre con lo scopo di radere al suolo il neonato Stato di Israele. Per tale ragione non vi fu un convincimento unanime del diritto della Giordania a tale occupazione, nemmeno da parte degli stati arabi: nessuno stato ne riconobbe la legalità. Domanda: a fronte di uno stato palestinese che non esisteva (come adesso) e una Giordania priva di ogni diritto legale su quelle terre, queste a quale Stato sovrano appartenevano?
L’intera regione apparteneva all’Impero Ottomano ma dopo che questo uscì sconfitto dalla grande Guerra del 1917 il controllo di questa passò agli Stati Alleati (Francia e Inghilterra), che decisero di dividere il vecchio impero in Stati. Con la famosa lettera del ministro degli esteri inglese, Lord Balfour, si riconobbe il diritto storico degli ebrei ad una loro patria che avrebbe occupato solo una piccola area, equivalente a metà dell’1% dell’intero Medio Oriente.
La società delle Nazioni e il mandato alla Gran Bretagna
La Società delle Nazioni (ente sovranazionale dal quale discende l’attuale ONU) affidò alla
Gran Bretagna il mandato per promuovere e favorire la fondazione di una patria ebraica. Va detto, però, che l’area coinvolta nel progetto della patria ebraica comprendeva la zona ad ovest del fiume Giordano e la zona ad est (l’attuale Giordania). L’ONU ribadì, come stabilito dalla Società delle Nazioni, il riconoscimento della giurisdizione ebraica anche sulla West Bank. Questo avvenne dopo la II Guerra Mondiale. Nel 1947 gli ebrei accettarono il suggerimento della risoluzione 1812 dell’ONU che raccomandava la fondazione di due Stati: uno ebraico e l’altro arabo. Nacque, così lo Stato di Israele.
La linea armistiziale mai riconosciuta come confine politico
Dopo la guerra del 1967, per volere degli arabi, si decise di non attribuire nessuna valenza politica né giuridica alla linea geografica presso la quale si erano interrotti i combattimenti fra Israele e gli eserciti arabi. Quella linea detta armistiziale, come detto, non godeva e non gode del riconoscimento del rango di confine internazionale. Questo spiega la ragione per la quale non sia affatto corretto parlare di territori occupati ma, come sostiene Israele, si debbano considerare i territori della West Bank come contesi. Sia chiaro che il diritto del popolo ebraico ad uno stato nell’area geografica del mondo con la quale esso vanta un legame antropologico e culturale di portata storica è riconosciuto giuridicamente a livello internazionale dalla seconda metà del 20simo secolo. Alla luce di quanto sopra è giusto sostenere che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania o West Bank sono illegali? No, non è giusto in quanto essi sorgono in un territorio che non è stato sottratto con la forza ad uno Stato sovrano, ma trattasi di un allargamento dei confini israeliani avvenuto durante il respingimento di eserciti che tentavano una invasione a quello stato.
Non stiamo parlando delle opinioni personali di chi scrive ma sono le posizioni di affermati giuristi come il Professore Eugene Rostow, i giudici Arthur Goldberg e Stephen Schwebel che presenziarono la Corte di Giustizia Internazionale.
Occupazione illegale?
Dunque sul piano della legalità Israele non sta violando nessuna norma, eventualmente, si può discutere sul piano dell’opportunità politica. Queste non sono solo mie opinioni; sono basate sulle conclusioni fatte dai giuristi rinomati nel mondo, come il Professore Eugene Rostow, i giudici Arthur Goldberg e Stephen Schwebel che presenziarono la Corte di Giustizia Internazionale.
Tuttavia, le contestazioni proseguono su altri piani:
Israele viola la IV Convenzione di Ginevra.
L’accusa ha come punto di partenza il memorandum Hansell del 1978. Herbert Hansell era un giurista consulente del Governo Carter. Egli sostenne che Israele violasse l’art. 49, comma VI della IV Convenzione di Ginevra, documento facente parte del diritto internazionale consuetudinario. La violazione si riferiva all’insediamento di civili israeliani in Giudea, Samaria, e Gerusalemme.
Il testo dell’articolo 49 Comma VI:
“La Potenza occupante non potrà procedere alla deportazione o al trasferimento di una parte della sua propria popolazione civile nel territorio da essa occupato.”
Perché questa tesi non ha fondamento3:
Considerare la presenza di civili ebrei in Giudea, Samaria e Gerusalemme come conseguenza di “deportazione o trasferimento” coatto non ha basi giuridiche. Infatti, nel commentario della Croce Rossa Internazionale del 1958, sul terzo Titolo della IV Convenzione di Ginevra (utilizzato in tutto il mondo giuridico sul tema del trattamento dei civili nei territori occupati) si ribadisce in modo inequivocabile che per “ deportazione o trasferimento” si intende un’azione coatta sotto la minaccia delle armi, e si riferisce all’opera di deportazione e colonizzazione che fece la Germania nazista durante la Seconda Guerra mondiale quando invase i paesi dell’Est Europa. Cosa evidentemente non applicabile ad Israele e ai “territori”, in quanto, in questo caso, la popolazione civile è tornata, in determinate circostanze, dopo essere stata cacciata dai giordani, in altre acquistando un terreno ed edificando, in altre ancora, andando a vivere in zone diverse e sparse sul territorio e mai in un luogo unico e concentrato, cioè in modo indipendente e senza imposizioni governative. Tanto è vero che in molti casi sono state demolite abitazioni costruite abusivamente e senza autorizzazioni con sentenza della stessa Corte Suprema israeliana.
La tesi contenuta nel Memorandum Hansell, venne disconosciuta già dall’amministrazione Reagan ma è rimasta in voga in ambito internazionale. La pretestuosità di tale tesi è ulteriormente dimostrata dal fatto che, in nessun caso al mondo – di reale occupazione – il comma 6 dell’articolo 49 della IV Convenzione di Ginevra è mai stato applicato. Non fu mai applicato neanche ai territori stessi di Giudea e Samaria durante l’occupazione illegale giordana durata del 1948 al 1967. Si è iniziato ad applicarlo politicamente, esclusivamente a Israele a partire dal 1978.
Il memorandum Hansell prevedeva inoltre la fine dell’”illegalità”, della presenza ebraica nei territori, nel momento in cui si fosse trovato un accordo con la Giordania. Cosa che è avvenuta nel 1994 con il trattato di pace tra i due paesi in base al quale, la Giordania ha rinunciato, definitivamente, ad ogni rivendicazione ai territori ad ovest del fiume Giordano.
1 gli eserciti di Egitto, Siria, Transgiordania, Iraq e Libano invasero il territorio dello Stato ebraico.
2 Novembre 1947
3 David Elber, L’Informale, 21 febbraio 2024.
