Allora, sembra essere partita l’ennesima flotilla per Gaza dove con il termine “flotilla” si intende missioni via mare all’apparenza con intenti umanitari ma in realtà missioni politiche volte a forzare il blocco israeliano sulla Striscia di Gaza o a provocare incidenti con Israele.
La storia della “flotilla per Gaza” è lunga e parte nel 2008 quando il Free Gaza Movement cercò per la prima volta di forzare il blocco. Poi ci furono altri tentativi, arrivò la Freedom Flotilla II (2011), la Freedom Flotilla III (2015), la Women’s Boat to Gaza (2016) fino ad arrivare ai recenti tentativi nel 2025 e alla aappena partita. Tutte flotille per Gaza.
Oltre a voler rompere l’assedio le varie flotilla per Gaza volevano portare l’attenzione del mondo su altri fattori come per esempio quello che gli attivisti per Hamas definiscono “apartheid” al quale sarebbero sottoposti i palestinesi di Gaza.
Ora, vorrei porre all’attenzione degli attivisti per Hamas una situazione vera di apartheid alla quale sono sottoposti i palestinesi. Parliamo del Libano dove i palestinesi, stimati in circa 200.000-250.000, vivono da diverse generazioni in uno stato di marginalità ufficiale.
Essi non possono possedere proprietà, né acquisire documenti civili che garantiscano pieni diritti. Molti mestieri professionali (avvocatura, medicina, ingegneria…) sono loro preclusi. Diverti rapporti rivelano discriminazioni in ambito lavorativo, educativo, sanitario, abitativo e di accesso alla giustizia, unite a violazioni legate alla sicurezza e restrizioni dei diritti fondamentali. Flotille per il Libano? Mai viste. C’è anche il mare e a differenza di Gaza ci sono anche i porti. Contestazioni contro il governo libanese? Zero.
In Siria il rapporto “The Painful Balance” pubblicato ad agosto 2025 stima in poco più di 10.000 i palestinesi uccisi o scomparsi, tra cui 493 donne e 252 bambini. Solo nel campo profughi di Yarmouk furono massacrati 1.490 palestinesi solo perché erano palestinesi. Flotille per la Siria? Mai viste. Manifestazioni contro Assad? Zero.
Potremmo parlare dei palestinesi senza Diritti in Giordania, in Iraq dove sono praticamente scomparsi, in Egitto e persino in Libia o nel Golfo dove vengono sfruttati come schiavi. Avete visto flotille verso questi paesi?
Ora una domanda sorge spontanea: perché si organizza la flotilla solo per Gaza? Qualcuno potrebbe dire che il motivo è che a Gaza ci sono stati molti morti e una immane distruzione. OK, ma si organizzavano flotille per Gaza da ben prima di questa guerra. Perché non si è mai organizzata una flotilla per il Libano? Eppure lì i palestinesi sono rinchiusi in campi profughi e vengono pesantemente discriminati, costretti a vivere di aiuti. Gaza in confronto era un paradiso (prima della guerra). Ma non si è mai sentito volare una mosca. Come mai?
Temo che il motivo sia molto banale per quanto orribile: negli altri contesti non c’entra Israele. Insomma, stiamo parlando di antisemitismo della peggior razza, di quello che si nasconde dietro alle tragedie, che sfrutta quei morti già ampiamente sfruttati da Hamas, che usa la tragedia umanitaria, che pure esiste indiscutibilmente.
Ammettiamo per un attimo che Israele decida di far passare le decine di barche, dove dicono siano stipati centinaia di tonnellate di aiuti umanitari, della Global Sumud Flotilla. Bene, dove attraccano? A Gaza c’è solo un porticciolo usato dai pescatori, non certo in grado di ricevere una flotta che porta “centinaia di tonnellate di aiuti”. Non c’è un porto. Dove attraccano? Dove stipano tutta quella roba? Come la distribuiscono?
Anche in questo caso la verità è più semplice di quanto si possa pensare. I partecipanti a questa messa in scena sperano che:
- I militari israeliani salgano a bordo e che, provocati, reagiscano sotto le centinaia di smartphone pronti a riprendere tutto
- La flotilla venga bloccata e dirottata in un porto israeliano, presumibilmente Ashdod o Haifa, dove potranno lagnarsi che Israele li ha bloccati e potranno fare mille mila dirette sui social
- Che qualcuno di loro venga incarcerato per dare il via a tutta la solita sarabanda di lagnanze ed esagerazioni
Cosa c’è di certo in questa “missione”?
- I partecipanti sanno benissimo che non arriveranno mai a Gaza, sia perché non è materialmente possibile (leggi sopra), sia perché proprio non gli interessa
- La cosiddetta “Global Sumud Flotilla” nasce per ragioni prettamente politiche. I palestinesi, gli aiuti e tutto quello che si porta dietro non c’entrano niente con lo scopo della missione. Sono un mezzo per raggiungere l’obiettivo che è Israele, non i palestinesi.
- Chi partecipa a questa messa in scena sa benissimo di fare il gioco di Hamas e di danneggiare Israele e con esso gli ostaggi. Ma non gli interessa, anzi, molto probabilmente il secondo fine è proprio quello.
Mi piacerebbe sentire tutti questi fanfaroni, attori, attricette, giornalai e influencer, parlare per una volta di una crisi che non sia di propaganda ad Hamas. Ce ne sono di peggiori rispetto a Gaza, ma non ho mai sentito attorini o attricette parlarne o presentarsi ai loro parterre con la bandiera del Sudan o la mappa del Darfur, solo per citare la crisi più grave. In Somalia i bambini brucano l’erba sperando che non arrivino prima le capre, ma non ho visto queste persone chiedere di fare qualcosa per i bimbi somali che muoiono di fame. Non ci sono “flotille” per loro.
