L’Ucraina è una nazione sovrana che sfida un bullo

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Per scavare davvero nel caos della guerra in Ucraina, è necessario accantonare i discorsi raffinati e tuffarci a capofitto nel caos, perché, va detto, la guerra non è altro che politica con più sangue e meno conferenze stampa.

Nel caso dell’Ucraina, la situazione è un mix di aggressione russa, scuse disperate e l’eterna lotta tra una nazione sovrana che si difende e un bullo che non accetta un “no” come risposta.

L’Ucraina non sta più solo giocando in difesa, è passata alla modalità “prendi la tua roba e vai”, superando in astuzia un esercito russo sovraccarico e sempre più incapace. Tempismo, coordinamento e un po’ di logica “Ehi, forse era meglio non invaderci?”.

Non si tratta solo di terra: gli ucraini stanno resistendo a un tiranno che pensava di poter entrare senza invito e farla franca.

Cosa sta facendo la Russia?

Poco di rilevante, dal punto di vista militare: le sue unità migliori sono state da tempo immolate nel tritacarne del momento, rimpiazzate da unità ricostituite che dell’originale hanno il nome, le insegne e l’uniforme.

Quelle che un tempo erano imponenti colonne di carri armati e blindati non si vedono più e ora le truppe russe arrivano a bordo di normali autoveicoli civili e persino di monopattini elettrici. Sì! Monopattini elettrici. La “grande strategia” russa deve essersi adeguata alla modernità della “mobilità elettrica”.

Non è che forse la Russia non era pronta a combattere una guerra terrestre contro un avversario che aveva sempre promesso di non cedere?

La Russia necessita del sostegno della Corea del Nord per certi missili balistici, i colpi di artiglieria e ora persino per le truppe. Ripeto: la Russia ha bisogno di essere aiutata da un regime che non riesce nemmeno a sfamare la propria gente. È vero che tempi disperati richiedono misure disperate, ma questo è semplicemente imbarazzante.

L’Ucraina ha spirito.

Ogni volta che l’Ucraina reclama un pezzo di terra, è come se urlasse: “Siamo ancora qui, bastardi!”.

Non si tratta di rivendicare terre: si tratta di identità, di orgoglio e, cosa che non guasta, di fare il dito medio al prepotente vicino.

Gli ucraini stanno costruendo una narrazione post-sovietica, una pezzo alla volta. Va quindi compresa la confusione.

Nel frattempo, in Russia, non è tutto vodka e parate della Vittoria: il mal di testa nazionale si fa sentire.

Il popolo russo, che tuttavia ancora crede nella invincibilità nazionale, sta tuttavia iniziando a notare le crepe: l’economia sta crollando, i cadaveri si accumulano e persino la macchina della propaganda del Cremlino fatica a tenere il passo.

Ogni due per tre qualcuno promette “vendetta”, come fa il cattivo di un film d’azione, ma un giorno o l’altro i biglietti dello spettacolo andranno invenduti.

La retorica del Cremlino comincia a essere a corto di nuovi argomenti e sono in esaurimento sia le scuse che le opzioni.

L’unità occidentale ancora tiene, nonostante quei “simpaticoni” di Orban e Fico. La recente chiacchierata amichevole di Viktor Orbán e Robert Fico con Putin ha fatto sì che tutti guardassero di traverso l’Ungheria e la Slovacchia come per dire “Che diavolo fai, amico?”.

Nel frattempo, la resistenza ucraina ha un avversario che sembra avere truppe infinite, sembra, dimostra che quei miliardi spesi dall’Occidente in aiuti non sono solo beneficenza, ma investimenti per impedire a un tiranno di schiacciare una nazione più piccola.

Fondamentalmente, questa guerra dimostra l’inutilità di un quadro di sicurezza globale quando un bullo decide di dare un calcio ai giocattoli.

L’ONU afferma “Condanniamo fermamente questo”, mentre la Russia risponde “Raccontamene un’altra, amico”.

Forse è il momento di aggiornare il sistema, o almeno di trovare qualcuno che non abbia paura di chiamare le cose con il loro nome.

L’Ucraina che interrompe il transito del gas russo è una classica mossa del tipo “niente zuppa per te”. È un diretto al mento finanziario per la Russia.

Per quanto attiene il gas e il petrolio, Ungheria e Slovacchia a parte, l’Europa ha deciso di non contare su un fornitore inaffidabile e riprovevole come la Russia.

Nel frattempo, l’economia russa si regge a fatica: ha un bel parlare Putin di resilienza, ma le crepe nella facciata sono evidenti.

I droni sono le nuove rock star della guerra moderna.

L’Ucraina ha trasformando la tecnologia a basso costo dei droni in un incubo per la logistica russa, e lo fa proprio mentre la Russia deve importare armamenti dall’Iran e dalla Corea del Nord.

Almeno il 15% della capacità produttiva delle raffinerie russe è stata disabilitata e i depositi strategici di carburanti bruciano per giorni interi. In buona compagnia dei depositi di munizioni.

È il momento di riconsiderare il presunto status di superpotenza che con tanta generosità è stato dato alla Russia? Forse se lo è inventato lei e a furia di sentirlo ripetere abbiamo finito per credere che fosse vero? Beh, non tutti ci hanno veramente creduto, invero.

I civili ucraini stanno pagando un prezzo elevatissimo, perdendo case, vite e futuro, mentre i “grandi” giocatori muovono i loro pezzi sulla scacchiera.

A completare lo schifo di questa guerra vanno aggiunti i disastri ambientali.

Gli attacchi indiscriminati che la Russia conduce rendono evidente che essa non segue una strategia, che per seguire sarebbe necessario avere, ma il dispetto.

Anche se l’Ucraina vince, o almeno non perde, ha un compito enorme davanti a sé: ricostruire un Paese evitando che tutto venga soffocato dalla corruzione che in questi anni recenti è diventata sistema e cercando di non ripetere la storia, replicando metodi di pianificazione e costruzione sovietici.

Il tutto assomiglia ai ripristini dopo un incendio, con un vicino che continua a lanciare fiammiferi accesi.

Questa guerra non è solo carri armati e trincee: ci sono anche attacchi informatici, propaganda, strangolamento economico. L’intero campionario delle cattive idee: la globalizzazione della violenza. Cosa altro dovrebbe indurre l’umanità a riflettere?

Quanto dobbiamo a una nazione che lotta per il suo diritto a esistere?

A che punto aiutare l’Ucraina diventa meno una questione di loro e più una questione di proteggere l’idea che i bulli non dovrebbero vincere?

Sono domande pesanti, e non esiste nessuna risposta facile, ma vale la pena chiederselo.

Diciamolo chiaramente: schierarsi dalla parte dell’Ucraina non solo è la cosa giusta da fare, è l’unica cosa sensata se vogliamo vivere in un Mondo in cui la forza non fa la ragione.

Questo non è solo un conflitto regionale; è una lezione magistrale su come il Mondo va in confusione quando il potere non ha contrappesi.

L’Ucraina sta lottando per sopravvivere ed esistere, la Russia si aggrappa alle sue illusioni di grandezza e il resto di noi sta a guardare, sperando che qualcuno impari qualcosa prima che scorrano i titoli di coda.

Attenzione, spoiler: probabilmente questo non accadrà.

Se esiste un insegnamento, è questo: la resilienza è importante.

L’Ucraina ne ha a palate e forse, solo forse, questo è sufficiente per impedire al Mondo di andare completamente fuori dai binari.

Per ora.

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