Vale ancora la pena fare Hasbara per questo Israele?

By Franco Londei - Editor

Se due decenni fa (e oltre), quando internet stava nascendo e con esso un modo diverso di fare Hasbara, mi avessero detto che nel 2023 ci saremmo ritrovati con un Israele diviso in due e guidato da un governo dove i partiti religiosi e di ultra-destra la facevano da padrone, probabilmente non ci avrei creduto.

Se mi avessero detto che monumenti della Hasbara come Informazione Corretta e Deborah Fait sarebbero stati attaccati da persone e siti web che dicono di difendere Israele quando invece fanno solo politica, probabilmente mi sarei messo a ridere.

Come si può fare Hasbara e allo stesso tempo essere guidati unicamente da mere ideologie politiche o, peggio, religiose?

una buona Hasbara per essere credibile è fatta anche di critica e autocritica

Hasbara è un termine usato per descrivere gli sforzi atti a spiegare le politiche del governo israeliano e promuovere Israele di fronte all’opinione pubblica, oltre che per contrastare i tentativi di delegittimare Israele.

Attenti però, fare Hasbara non significa promuovere a occhi chiusi, cioè non criticare il governo in carica se si ritiene che sbagli, oppure accettare senza alcuna disamina quello che viene deciso a Gerusalemme. Al contrario, una buona Hasbara per essere credibile è fatta anche di critica e autocritica.

Quello che stiamo vedendo negli ultimi mesi è un completo capovolgimento di fronte rispetto a tutto quello che in oltre un ventennio abbiamo promosso e difeso.

Quando sostenevamo che “Israele è diverso” non lo facevamo per lanciare uno slogan ma perché ci credevamo. Quando dicevamo che “Israele è l’unica democrazia in Medio Oriente” non lo sostenevamo senza ragion veduta ma perché Israele è effettivamente un’oasi di democrazia in un Medio Oriente costellato da dittature, teocrazie e, quando va bene, da autocrazie travestite da democrazie.

Ma quello che in questo momento le forze che governano Israele stanno cercando di fare è un deciso passo indietro sia in termini di democrazia che in termini di laicità.

L’obiettivo di alcuni partiti di ultradestra e ortodossi sembra essere quello di spostare la democrazia israeliana verso una simil-teocrazia, dove l’essere ebreo è titolo di privilegio.

Prendiamo per esempio alcuni estremisti ebrei che vorrebbero espellere da Israele (e non solo) tutti i non ebrei. Sono un minoranza della minoranza. Ma fanno parte della coalizione di governo e siccome anche i loro pochissimi seggi contano, se non dettano legge hanno comunque un peso importante.

Un altro dei loro obiettivi sembra essere quello di annettere Giudea e Samaria, la cosiddetta Cisgiordania, senza però spiegare come farebbero e soprattutto cosa ne farebbero dei milioni di arabi che vi abitano. Li espellono? Gli danno la cittadinanza israeliana? Creano lo Stato Unico o, al contrario, creano il vero Stato Ebraico dedicato ai soli ebrei e quindi inteso come teocrazia a tutti gli effetti?

Non sono quisquilie, temo che l’attacco all’indipendenza della magistratura serve soprattutto a preparare questo scenario piuttosto che a salvare il didietro di Netanyahu. È la magistratura infatti l’ostacolo più grande alle mire dell’ultradestra e degli estremisti religiosi. E non credo che vadano avanti alla giornata ma che abbiano un vero e proprio disegno in tal senso.

Poco importa se il Likud è storicamente lontano da posizioni ortodosse o di estrema destra. Se Netanyahu vuole tenere in piedi questo governo deve rinnegare persino la storia del Likud.

Ma quello che più mi colpisce di tutto questo è che chi sostiene le posizioni intransigenti di gente come Itamar Ben-Gvir o degli ultra-ortodossi, lo fa solo per ideologia politica e non per sostegno vero e proprio a Israele, che dovrebbe essere a prescindere dalla politica pur facendo salvo il Diritto di critica.

Ieri su Facebook ho bloccato un fanatico che sul suo profilo pubblicava messaggi d’odio verso i cristiani. Non era un membro dell’ISIS, era un ebreo italiano residente in Israele. La cosa incredibile è che questa persona viene seguita da centinaia di altre persone che la pensano come lui. Ora, è un fatto che riguarda solo qualche centinaia di persone, oppure ci dobbiamo abituare a vedere un Israele sempre più teocratico e sempre meno laico? Solo qualche mese fa quest’uomo non sarebbe mai venuto allo scoperto. E ce ne sono tanti anche con commenti discriminatori e al limite dell’insulto (per Israele).

commenti razzisti su facebook

Dobbiamo ancora pensare a un Paese dove convivono razze e religioni diverse, oppure dobbiamo abituarci a pensare ad uno “Stato Ebraico” nel senso stretto della parola?

Dobbiamo ancora pensare ad una soluzione a due stati oppure entriamo nell’ottica dello Stato Unico? E cosa ne facciamo degli arabi? No perché con la cittadinanza israeliana sono più di due milioni (circa il 22% della popolazione israeliana) mentre in Cisgiordania sono circa due milioni e duecentomila.

Quelli che vogliono lo Stato Unico o lo Stato Ebraico vero e proprio questi conti li devono fare.

E noi che da quando esiste internet abbiamo fatto Hasbara per Israele difendendo una idea e un ideale di stato democratico, dobbiamo decidere se fare Hasbara per gente come Itamar Ben-Gvir che quell’idea intende distruggere, oppure fare un passo indietro e rassegnarci alla sconfitta, rassegnarci all’idea che quell’Israele che tanto abbiamo difeso non c’è più.

By Franco Londei Editor
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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter