Dal 7 ottobre 2023 sono passati esattamente 1 anno, 6 mesi e 24 giorni e durante questo periodo Israele ha fatto (avrebbe fatto) grandi progressi nella lotta contro i suoi nemici esistenziali: l’Iran e i gruppi terroristici affigliati a Teheran, cioè Hamas, Hezbollah e Jihad Islamica Palestinese.
Perché dico «avrebbe fatto»? Perché dopo 572 giorni dal 7 ottobre 2023 Gerusalemme brucia sotto attacco di Hamas non ancora sconfitto, Hezbollah duramente colpito non è ancora finito e cerca di riprendersi con l’aiuto dell’Iran e, soprattutto, Teheran continua a produrre uranio arricchito a livello militare con tutte le sue belle centrali atomiche perfettamente intatte. E ancora 54 ostaggi sono in mano dei terroristi.
E la cosa orribile, veramente orribile, è che dopo una campagna militare straordinaria che ha sconvolto tutti gli equilibri in Medio Oriente (pensiamo alla Siria), Israele è stato costretto a fermarsi sul più bello quando, soprattutto con l’Iran, finire il lavoro sarebbe stato facile come affondare un coltello caldo nel burro.
Perché? Perché qualcuno a Washington si è messo in testa di diventare Premio Nobel per la Pace alle spalle delle vittime del terrore Irano-Palestinese e ha palesemente costretto sotto ricatto Israele a fermarsi. Pena la fine del sostegno militare. Non ci vogliono esperti o pseudo-esperti per capirlo.
Ora, da che mondo è mondo, le responsabilità dei meriti e dei fallimenti ricadono sempre sul leader di una nazione. Benjamin Netanyahu in quanto Primo Ministro di Israele è stato responsabile del 7 ottobre, è stato magnifico condottiero nelle guerre su più fronti combattute e vinte da Israele (e gliene abbiamo dato atto) e adesso è responsabile di essersi fatto ricattare da Donald Trump e di non aver attaccato le centrali atomiche iraniane quando tutte le difese persiane erano distrutte e l’Iran non era in grado di lanciare alcuna controffensiva.
E se oggi Gerusalemme brucia sotto gli attentati incendiari di Hamas, la responsabilità è prima di tutto del leader supremo della nazione che per sottostare al ricatto americano ha concesso una devastante tregua ad Hamas quando invece doveva affondare il colpo e chiudere la partita, magari anche con qualche idea politica per il dopo-Hamas.
Si può rimediare a questo gigantesco errore? Onestamente non lo so. Temo che per quanto riguarda l’Iran sia ormai troppo tardi. Dal “momento buono” sono passati mesi, tempo durante il quale l’Iran ha rimesso in piedi le difese e ricostruito i lanciatori per missili, ora ben interrati in bunker sotterranei per non essere distrutti.
Per quanto riguarda Hamas credo che l’idea di occupare permanentemente la Striscia di Gaza sia troppo costosa in termini di uomini e di denaro. Forse una “soluzione araba” che escluda l’attuale ANP non sarebbe così male. Ma sembra che il leader supremo non sia d’accordo nonostante non abbia idea di cosa farne della Striscia di Gaza.

