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La trappola russa, l’accondiscendenza americana

Putin manda un bacio a Trump che cade nella trappola russa

Il Presidente americano Trump è impegnato nella ricerca di una soluzione alla “guerra in Ucraina”.

Fra sospetti di essere un agente russo, l’evidente incapacità politica e diplomatica del suo staff, soprattutto quando ha a che fare con la Russia, Trump non ha in effetti alcun interesse per Ucraina e ucraini, ma solo per il più rapido possibile ritorno a quella “normalità” che permette di fare affari con la Russia.

Putin ha risposto alla proposta americana di una tregua nel suo solito modo prolisso e contorto.

Eliminata la verbosità, l’essenza è chiara: pur necessitando di una tregua come l’aria, Mosca non dirà mai apertamente che ne vuole una.

Nella consueta tattica, che ogni diplomatico “dovrebbe” conoscere, il Cremlino finge di essere d’accordo, e lo fa mentre stabilisce condizioni deliberatamente irraggiungibili: “La Russia non è contraria a fermare le ostilità, ma solo se ciò porta a una “pace a lungo termine” e rimuove le “cause profonde della crisi””.

La “eliminazione delle cause della crisi” si riferisce alle richieste russe, che sono sempre le stesse da mesi: capitolazione, concessioni territoriali e abbandono di una politica indipendente da parte ucraina.

Il Cremlino sta dicendo: “Un cessate il fuoco è possibile, ma solo se abbiamo vinto noi”. Questo rende i negoziati privi di significato.

Secondo la retorica russa, l’Ucraina non sta solo negoziando, ma, sotto pressione, “implora” gli Stati Uniti per un cessate il fuoco.

Invero, quella di un cessate il fuoco è un’iniziativa di Trump, che ne ha bisogno per i fini che lui si è imposto, non c’è nulla di umanitario e equo nei suoi tentativi: lo dimostra il modo sfrontato in cui li porta avanti.

Il Cremlino ritiene di potere approfittare di questa situazione. In effetti, per le truppe russe le cose non stanno esattamente andando bene, come non va bene l’economia russa, che si regge solo sulla sua militarizzazione. Quindi si ripete il vecchio mantra del Cremlino: l’Ucraina è una pedina occidentale.

Ciò ha lo scopo di svalutare preventivamente le proposte di Kyiv e implica che l’Ucraina non abbia titolo a partecipare a negoziati, essendo “sotto tutela”.

Il Cremlino vuole avere a che fare con Washington, perché ciò permette di “tirarla per le lunghe”, ritardando i colloqui a tempo indeterminato.

Ciò nella convinzione che durante le trattative l’Ucraina “smetterebbe di combattere”. Finora non c’è evidenza che tale assunto sia reale.

Al Cremlino intendono rinforzare la loro posizione, certi che il popolo di coloro disposti a credergli sia sempre immenso. Quindi, “le truppe russe controllano il fronte, le truppe ucraine sono circondate, i loro equipaggiamenti vengono abbandonati”… La resa o la morte come uniche opzioni.

Ciò è alquanto diverso dalla realtà: il matrimonio del Cremlino con la realtà non è mai stato celebrato…

Siamo di fronte alla classica tattica del Cremlino: rappresentare il cessate il fuoco come qualcosa di cui l’Ucraina ha bisogno mentre la Russia sta “vincendo”. Se tutto va bene, perché fermarsi? In realtà, le linee del fronte sono tutt’altro che nette. Tali dichiarazioni giustificano semplicemente la inconcludenza dei colloqui.

A Mosca sostengono che l’Ucraina userebbe la tregua di 30 giorni che viene proposta per mobilitarsi, riarmarsi e riorganizzarsi.

Ovviamente, nello stesso periodo di tempo la Russia applicherebbe un rigoroso “cessate il fuoco” e non costruirebbe rinforzi e non porterebbe equipaggiamenti al fronte. Ci crediamo TUTTI!

Da sempre il Cremlino usa questo argomento contro i colloqui di pace. Il messaggio è chiaro: ogni negoziazione è un trucco, ogni pausa avvantaggia l’Ucraina. E anche se Kyiv offrisse meccanismi di controllo, Mosca affermerebbe che di essi non ci si può fidare.

Come si può far rispettare un cessate il fuoco lungo una linea di contatto di 2000 km? Chi potrebbe monitorare le violazioni? Quali sarebbero le conseguenze per i contravventori? Chi si assume questa responsabilità?

Si tratta realmente solo di pretesti e scuse: il Cremlino complica deliberatamente la questione per far sembrare impossibile un cessate il fuoco.

Nonostante esistano consolidati meccanismi internazionali per tali accordi, il Cremlino finge che essi non esistano.

Il Cremlino non è contrario a una pausa nei combattimenti, ma c’è un problema: se il cessate il fuoco non porta alla vittoria della Russia, è una cospirazione occidentale. E se il cessate il fuoco porta alla vittoria della Russia, allora, perché fermarsi?

La Russia adesso chiede anche che vengano rimosse, almeno in parte, le sanzioni occidentali. Quelle che “fanno bene all’economia russa”. Qualcuno ricorda?

A Mosca va bene fermarsi, ma solo se non ostacola la sua offensiva, chiede anche che venga interrotta l’assistenza militare occidentale all’Ucraina… Quando chiederanno la fatidica “fetta di natica”?

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