Ieri sul Times of Israel è stata pubblicata una intervista al senatore repubblicano degli Stati Uniti, Lindsey Graham, intervista che dovrebbe essere letta anche dai consiglieri del Presidente Trump. Ecco i punti salienti.
Primo punto: Ad Hamas dovrebbe essere data una scadenza per la consegna delle armi. Se tale data non venisse rispettata Israele avrà mano libera per riprendere le operazioni militari nella Striscia di Gaza.
La seconda fase del piano in 20 punti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per Gaza prevede il disarmo di Hamas e la smilitarizzazione della Striscia. Ma i leader del gruppo terroristico hanno dichiarato pubblicamente e costantemente che non rinunceranno a tutte le loro armi e non hanno mai aderito alla seconda fase del piano.
«Metteteli sotto pressione», ha detto il potente senatore repubblicano parlando da un hotel di Tel Aviv. «Se non si disarmano in modo credibile, allora scatenate Israele contro di loro».
Uno dei punti più importante della seconda fase del piano è la costituzione di una forza di pace internazionale che dia sicurezza durante la transizione di potere e la ricostruzione di Gaza, ma senza il completo disarmo di Hamas non ci sono paesi disposti a inviare propri soldati. O meglio, ci sarebbe la Turchia che però Israele giustamente non vuole per la sua vicinanza ad Hamas.
Domenica mattina, Graham ha incontrato il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar. La sua visita di due giorni precede di una settimana il viaggio programmato di Netanyahu negli Stati Uniti per incontrare Trump.
«Il mio consiglio al Presidente Trump è che finché Hamas non sarà fuori dai giochi militarmente e politicamente, le possibilità di successo saranno piuttosto remote», ha detto.
«Anche di fronte alla minaccia di nuove operazioni militari israeliane ad alta intensità a Gaza», ha affermato Graham, «ci sono poche possibilità che Hamas si disarmi volontariamente».
Secondo punto: l’Iran, sponsor di Hamas e di Hezbollah, sta tramando qualcosa. Israele è preoccupato che Teheran stia ricostruendo il suo arsenale di missili balistici. A Gerusalemme sono forse più preoccupati di questo che del programma nucleare.
Durante la prossima visita di Netanyahu alla Casa Bianca, il Premier israeliano presenterà al Presidente Trump il piano per un nuovo possibile attacco all’Iran.
«Se l’Iran sta davvero cercando di arricchire nuovamente l’uranio e di espandere il suo programma di missili balistici», ha affermato Graham, «sarebbe nel nostro interesse nazionale colpirlo ora».
Terzo punto: Hezbollah rifiuta di disarmare e di consegnare le armi all’esercito libanese. Secondo Graham anche in questo caso andrebbe data una scadenza temporale dopo di che Israele sarebbe libero di agire per disarmare Hezbollah con la forza. Noi aggiungiamo anche che secondo fonti di intelligence israeliane qualificate, il Partito di Dio sta ricevendo armi e denaro da Teheran nonostante i controlli.
Secondo Graham nel caso Hezbollah creasse problemi gli Stati Uniti si dovrebbero unire a Israele in una eventuale operazione in Libano.
