Come prevedibile gli Stati Uniti, dopo aver spostato l’ambasciata a Gerusalemme e riconoscendola in questo modo come capitale dello Stato Ebraico, hanno fatto il successivo e logico passo per quanto concerne la sovranità sulle Alture del Golan.

E come al solito, apriti cielo, ecco che arrivano le polemiche dai paesi arabi, dalla Russia, dalla Turchia, dall’Iran e poi sicuramente sarà la volta del Venezuela di Maduro, così son tutti in buona compagnia.

Tutti o quasi si appellano al Diritto Internazionale dell’ONU, come se fosse una legge sacra. Se la mettiamo così, allora, la Russia del Sig. Putin dovrebbe ritirarsi dalla Crimea, dall’Abkazia e dall’Ossezia del Sud e restituirle a quelle che erano i legittimi proprietari, e cioè all’Ucraina la prima e alla Georgia le altre due.

Israele, invece, durante i conflitti che è stata costretta a combattere perché attaccato ha conquistato vari territori tra cui le Alture del Golan.

Il Sinai lo ha restituito all’Egitto in modo da poter firmare un insperato trattato di pace con Sadat (che ha pagato con la vita questa scelta), con grande rammarico delle IDF, contrarie oltre che per la conquista sul campo, anche per il fatto che possedeva almeno tre importanti basi in quel territorio.

La Giudea-Samaria è stata frazionata in tre zone A, B e C che sono sotto il controllo rispettivamente dell’Autorità Palestinese, AP/Israeliana e totalmente israeliana.

alture del golan vista giordano
L’importanza strategica delle alture del Golan si nota perfettamente da questa immagine

Il Golan, quando era sotto il controllo di Damasco, era il luogo preferito per l’artiglieria siriana e in questo modo aveva la possibilità di colpire e tormentare le città, i villaggi e i kibbutz nella sottostante Valle del Giordano.

Ragionando per assurdo, se le Alture del Golan dovessero ritornare sotto il controllo siriano nel giro di poco tempo Israele avrebbe la Galilea sotto il tiro delle milizie sciite e si verrebbe a creare un conflitto sanguinoso.

Ormai il tempo è passato, la conquista è consolidata ed è ora di riconoscere la vittoria israeliana sulla Siria anche perché, a differenza di Egitto e Giordania, Damasco non ha mai fatto né cercato nessun accordo di pace con lo Stato Ebraico.

Anzi, non potendo battere Israele sul campo di battaglia, ha fomentato il terrorismo sciita, creando nel Libano il covo per Hezbollah e una guerra civile che non ha fine (Beirut è divisa e i cristiano-maroniti, protetti come minoranza nel nord di Israele, scappano all’estero se possono). Con buona pace dell’ONU e di coloro che la pensano allo stesso modo.