A proposito di pace in Ucraina

Lo scorso 18 febbraio, a Riyadh, una delegazione statunitense ha parlato con una delegazione russa, poi è tornata a casa e ha condiviso le proprie impressioni con Trump.

A giudicare dalle azioni successive del Presidente USA, sembra che durante le trattative i suoi inviati fatti infinocchiare dai russi e si siano bevuti più di una castroneria come fosse verità assoluta, probabilmente affascinati dai loro interlocutori. Hanno portato tutto alla Casa Bianca, che ora è trasformata in una redazione. Interrompendosi a vicenda, hanno aggiornato il capo.

Trump ne fu impressionato e andò a condividere le sue nuove conoscenze con i giornalisti, ai quali diede le seguenti perle: “Penso che sia in mio potere porre fine a questa guerra, e penso che tutto stia andando molto bene.”

Riferendosi all’insoddisfazione della parte ucraina, che non era stata invitata ai negoziati in Arabia Saudita, “Ma oggi ho sentito: “Oh, non siamo stati invitati.” Bene, siete lì già da tre anni. Avreste dovuto finire questo tre anni fa. Non avreste dovuto iniziare. Voi (Volodymyr Zelensky) avreste potuto fare un accordo”.

Poi disse: “Beh, abbiamo una situazione in cui non ci sono state elezioni in Ucraina. Abbiamo la legge marziale in Ucraina, dove il leader dell’Ucraina, non voglio dirlo, ma lo dirò, ha un indice di gradimento del 4% e non rappresenta il suo paese con quel tipo di sostegno”.

Ulteriore “saggezza” è stata aggiunta al discorso, e Trump ha anche detto che molte città ucraine sono state distrutte, ma Kyiv e altre città no, perché la Russia non vuole spendere troppi missili.

Ha speso solo il 20%, ma se spendesse il 100%, allora raderebbe al suolo tutta l’Ucraina.

Imperterrito, Trump ha continuato sul suo social network, dove ha definito Zelensky “non il comico di maggior successo” che ha convinto gli Stati Uniti, il quale avrebbe convinto un politicome diplomatico esperto come Biden, a farsi coinvolgere in una guerra “che non può essere vinta e spendere 350 miliardi di dollari, metà dei quali sono stati persi”.

Per quanto riguarda Zelensky, ha anche aggiunto che il Presidente ucraino è un “dittatore senza elezioni”, che ha suonato Biden come un violino.

L’idea che l’Ucraina “non avrebbe dovuto iniziare” è sicuramente un’idea russa, portatagli direttamente dagli inviati russi dall’Arabia Saudita.

L’Ucraina avrebbe dovuto iniziare l’attacco della Russia contro se stessa?

Chiedete alla Polonia o alla Norvegia, ad esempio, se non avrebbero potuto iniziare l’invasione dell’esercito tedesco che hanno subito nella Seconda Guerra Mondiale?

Chiedete agli Stati Uniti perché hanno iniziato il raid giapponese a Pearl Harbor?

Chi ha iniziato la guerra attuale è chiaro senza alcuna “ambiguità”: Russia e Putin.

Come avrebbe dovuto “concluderla” l’Ucraina? E quando? Tre anni fa o durante questi tre anni di guerra? Arrendendosi a Mosca? Firmando la propria condanna a morte a Istanbul?: quello “accordo” era esattamente una condanna a morte per l’Ucraina. Anche questa è al 100% una visione russa degli eventi.

I rappresentanti russi hanno parlato di Zelensky con il 4% di sostegno e di lui come dittatore che ha paura delle elezioni. Proprio all’inizio del “processo di pace”, la persona che agisce come Putin ha affermato che il mandato di Zelensky era scaduto e che il Presidente ucraino è illegittimo.

Lo ha fatto esattamente per ingannare il cervello, o il posto in cui dovrebbe esserci il cervello, di persone come Trump.

A proposito, la Costituzione dell’Ucraina prevede chiaramente l’estensione dei mandati presidenziali in caso di guerra: questo è il risultato della saggezza di chi ha scritto e approvato quella Costituzione, che non è Zelensky.

La maggior parte dei russi era convinta allo stesso modo nel 2014 che tutti i presidenti ucraini dopo Yanukovich fossero illegittimi, perché Yanukovich è stato rovesciato con la forza.

Solo per ricordare: Yahukovich si è rifiutato di firmare una legge che tracciava la strada all’integrazione in Europa, che era attesa da tempo e che lui stesso aveva promesso di firmare.

Non firmando ha innescato l’inizio della “Rivoluzione della dignità”, e in seguito ha ordinato di reprimere le proteste sparando ai manifestanti.

Ma la rivoluzione ha resistito e lui è fuggito per salvarsi la vita, in compagnia del suo “gruppo”. Da allora Yanukovich è ospite della Russia e anche questo non è un caso.

Che le Forze Armate russe abbiano utilizzato solo il 20% della loro potenza, e se avessero utilizzato il 100%, avrebbero ormai sconfitto tutti, è solo una delle canzoncine preferite di Putin e dei suoi propagandisti: lo cantano in tutti i modi possibili dal 24 febbraio 2022. E in effetti, dalla primavera del 2014. Non ha senso nemmeno discuterne seriamente: basta ricordare “Kyiv in tre giorni”.

È in parte vero che circa la metà dei soldi americani inviati in Ucraina è andata persa: “Non diremo se è scomparsa metà, un terzo o un ottavo, ma è purtroppo un dato di fatto che parte dei fondi degli aiuti americani (ed europei) sono andati a chissà cosa e a chi”.

Non tutti in Ucraina hanno pensato di proteggere il Paese quando hanno visto tali somme nelle vicinanze e, sì, molto probabilmente si tratta di persone legate a Zelensky o sotto la “protezione” di Zelensky o dell’Ufficio Presidenziale. Bisognerebbe risolvere la questione? Assolutamente sì, ma difficilmente cià puà accadere attraverso i social network e certamente non dando la colpa solo a Zelensky.

Organizzando questa resa dei conti adesso, Trump sta facendo il gioco di Putin, i cui propagandisti raccontano da tre anni come i politici e gli ufficiali della sicurezza ucraini vivano con i soldi americani. Non tutto è stato rubato.

In effetti, se avessero ricevuto aiuti americani, gli ufficiali russi e, in particolare gli ufficiali della sicurezza, avrebbero dato una lezione magistrale ai loro colleghi ucraini sul come fare sparire il denaro. Non ci sono dubbi su questo.

Allora perché Trump ha organizzato questo circo in cui lui stesso ha interpretato il ruolo del pagliaccio?

A giudicare da alcuni commenti dall’Europa e molti dall’Ucraina, i prossimi negoziati non saranno come lo scenario che Russia e Trump avevano pensato in precedenza. I negoziati potrebbero anche non avvenire affatto.

Trump sta iniziando a capirlo e sta diventando nervoso. Nella sua ingenuità, è consapevole che dopo aver promesso la pace “entro 24 ore”, poi “in 100 giorni”, poi “nel prossimo futuro” e ora chi potrebbe indovinare “quando?” il suo valore nominale si sta riducendo.

Trump ha poche leve di influenza su Zelensky: minacce, interruzione delle forniture e, ad esempio, disconnessione di StarLink.

La prima è una sciocchezza, la seconda e la terza causeranno seri problemi, ma solo per il momento, finché l’Europa non sostituirà le forniture e StarLink verrà utilizzato tramite conti in altri paesi o sostituito con analoghi europei.

Peraltro, negli Stati Uniti anche nel partito Repubblicano cominciano a farsi sentire le voci che si chiedono “dove Trump intenda portare a sbattere gli USA”.

Attenzione, quindi, perché gli USA sono il Paese dove l’equilibrio dei poteri esiste, con e anche nonostante Trump.

Non avendo finora ottenuto nulla che possa essere definito risultato, Trump si è palesemente arrabbiato con quello che considera un partner debole per raggiungere il suo obiettivo.

Putin, quello vero, e la Russia hanno già commesso l’errore di considerare deboli l’Ucraina e Zelensky.

Il comportamento di Trump rafforzerà molto probabilmente solo le posizioni di Zelensky, il cui rating ora non è come vorrebbe, ma non è basso come il 4% che non si sa da dove l’abbia tirato fuori Trump.

Una delle opzioni che Trump ha ora è quella di fingere che non sia successo nulla, come ha già fatto decine di volte, solo per salvare i negoziati, attraverso i quali spera di rafforzare la sua autorità.

Un’altra opzione è che Trump continui con lo stesso spirito, fallendo sia con i negoziati che con la maggior parte delle altre sue promesse. Ciò avverrebbe molto prima della fine del suo mandato presidenziale. Sarebbe un duro colpo per il suo mandato nel suo complesso.

Allora la soluzione migliore per lui e per tutto il suo team sarebbe quella di andare personalmente a conquistare Marte, magari portando con sè Elon Musk,

Musk potrebbe quindi salutare il Sole dall’oblò con la mano destra perfettamente estesa, come ha provato all’insediamento di Trump.

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Project Manager e autore. Elabora strategie di Project Management. Consulente di un'associazione ucraina di costruttori. Scrive quotidianamente di Ucraina e guerra. Autore di "How to restore Ukraine" e "Kremlin Tales".