E’ un documento anonimo di 37 pagine a mettere seriamente nei guai Abu Mazen (Mahmoud Abbas), un documento ampiamente diffuso su WhatsApp dai giovani palestinesi e che rivela come il Presidente della Autorità Nazionale Palestinese fosse perfettamente a conoscenza che la CIA controllava e intercettava un gran numero di alti membri palestinesi, sia quelli alleati di Abu Mazen che, soprattutto, i suoi rivali.

A rendere pubblico il documento è stato quello che si è definito “un ex membro dell’unità di sorveglianza” stanco di questo “sporco lavoro” il quale si sarebbe deciso a divulgarlo dopo la decisione del Presidente Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele e dopo che lo stesso Abu Mazen aveva contestato duramente la decisione americana in quello che, per tanti palestinesi, a questo punto sarebbe un atteggiamento ipocrita e falso, così falso da spingere l’ex capo dei servizi segreti palestinesi e il capo dell’associazione degli avvocati della West Bank a citare in giudizio il Governo palestinese.

Le accuse che vengono rivolte ad Abu Mazen sono gravi e vanno dalla condivisione di notizie riservate con il nemico a quella di collaborazione diretta con la CIA.

Secondo il documento che sta facendo il giro dei giovani palestinesi, a metà del 2014 i servizi di sicurezza palestinesi avrebbero istituito una unità di sorveglianza in collaborazione con la CIA monitorando così le telefonate e le comunicazioni via web di migliaia e migliaia di palestinesi compresi anche elementi di alto rango del Governo della ANP, avvocati, oppositori di Abu Mazen ma anche quelle dei suoi più stretti collaboratori.

Il capo dell’associazione degli avvocati palestinesi, Jawad Obeidat, ha dichiarato alla Associated Press che le trascrizioni delle sue conversazioni telefoniche, come pubblicate nel documento, sono molto accurate. «Ho fatto veramente queste telefonate e questa è la prova che il rapporto trapelato è vero», ha detto Obeidat che ha guidato le recenti proteste degli avvocati dopo che uno di loro è stato arrestato in un’aula del tribunale durante un procedimento legale contro il governo. «Questa è una palese violazione dei diritti umani», ha detto Obeidat alla AP.

Tawfiq Tirawi, capo dell’intelligence della Cisgiordania dal 1994 al 2008 e grande critico di Abu Mazen, ha affermato di aver verificato con i suoi contatti e ritiene che il documento sia autentico.

Per Abu Mazen è una trama della CIA per discreditarlo

Appena il documento ha iniziato a circolare, verso i primi di gennaio, un comunicato congiunto dei servizi segreti palestinesi e del Governo della ANP aveva negato che quanto riportato in quel documento corrispondesse a verità parlando di «trama contro il Presidente Abbas allo scopo di gettare discredito su di lui dopo che si era opposto alla decisione di Trump su Gerusalemme», ipotesi confermata anche nelle ultime ore proprio dall’ufficio del Presidente palestinese. Ma la teoria di Abu Mazen non regge, sono troppe le conferme a tutti i livelli.

Collaborazione con il nemico

L’accusa più grave che viene rivolta ad Abu Mazen è quella di “collaborazione con il nemico”. Infatti le informazioni raccolte sarebbero poi state condivise anche con gli israeliani e avrebbero contribuito a sventare diverse trame contro lo Stato Ebraico. I giovani palestinesi accusano Abu Mazen di aver venduto il popolo palestinese per mantenere il potere.

Tra gli intercettati ci sarebbero anche la famiglia di Marwan Barghouti, alcuni stretti collaboratori di Abu Mazen, compreso il suo vice, il Primo Ministro palestinese Rami Hamdallah e infine l’oppositore di Abbas in esilio, Mohammed Dahlan.

Il portavoce dei servizi di sicurezza palestinesi, Adnan Damiri, ha detto che il documento fa parte di una trama contro il Presidente Abbas ordita dalla CIA e dal MOSSAD per mettere in cattiva luce Abu Mazen dopo la sua “fiera opposizione” alla decisione di Trump su Gerusalemme, ma la protesta sta montando velocemente tra i giovani palestinesi e potrebbe mettere seriamente in difficoltà la leadership di Abu Mazen.