L’antioccidentale: questa insostenibile leggerezza dell’essere

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L’Antioccidentale italiano è figlio di un’Italia che, pur stando nel patto Atlantico, è stata il paese europeo con il più grande partito comunista fra i paesi dell’Alleanza: il PCI.

La resistenza italiana fu composta da persone provenienti da ogni ceto sociale e indirizzo politico, anche i preti fecero la loro parte. Sta di fatto, però, che la visione del futuro era piuttosto eterogenea. Per molti la libertà post ventennio fascista aveva il volto della democrazia americana, per alcuni aveva quello di una monarchia costituzionalmente illuminata e per molti altri aveva quello dell’immaginato paradiso sovietico.

Quest’ultima incarnava una visione comunista antisistema e, perciò, rivoluzionaria, il tentativo di riscattare il peso delle sofferenze inflitte dal fascismo con l’ausilio della politicizzazione della rabbia. Il comunismo sovietico era il nuovo Eldorado, la psicoterapia di massa che avrebbe lenito ogni ferita psicosociale.

Il sistema da combattere e deplorare, però, non era rappresentato unicamente dal fascismo in quanto tale ma anche, forse soprattutto, dal tipo di assetto culturale, sociale e politico che lo aveva preceduto e, per molti, generato. In parole povere: se il fascismo era il bambino, l’assetto sociopolitico italiano dal Risorgimento in poi era l’acqua sporca, dunque, vecchiume da buttare. Tutto quello che era stato doveva essere rimosso attraverso l’applicazione di una filosofia (marxista) che tradotta in termini politici si sarebbe posta e imposta come un assoluto politico-esistenziale.

La storia dell’Occidente, intendendo per “Occidente” una cifra culturale più che geografica, prende la Sua vera forma dall’incontro di tre esperienze/visioni del mondo assai diverse tra loro: la spiritualità giudaico-cristiana, la filosofia ateniese e il diritto romano. Avrebbe potuto essere un aborto e invece è stato un parto grandioso. Tuttavia, il soggetto culturale che ne è venuto fuori, l’Occidente, contiene proprio tutti quegli elementi che sono invisi al comunismo: lo spirito, la filosofia, il diritto.

L’antioccidentale si sente buono e nel giusto perché rifiuta la propria storia, storia che egli ritiene colpevole di tutti i mali del resto del mondo. L’antioccidentale, spesso, la storia non la conosce o ne conosce quel poco che gli consente di assemblare i propri ragionamenti antisistema, in genere si tratta delle Crociate, il fascismo e le atomiche sul Giappone; a corredo di tutto vi sono le malefatte della Chiesa con l’inquisizione.

A mio parere si tratta di argomentazioni inconsistenti sia sul piano storico che su quello logico. L’approccio manicheo sembra essere il principio ordinatore di certi ragionamenti. Certo, questa parte del mondo non è il paradiso terrestre né immune da errori e contraddizioni ma nemmeno è più colpevole di altre società a diverse latitudini geografiche e culturali.

L’antioccidentale odia il capitalismo e da lì partono le sue invettive ma egli tende a dimenticare che il capitalismo non è altro che l’effetto di un certo tipo di politica: quella liberale. Il liberalismo genera il liberismo economico: il capitalismo. Il liberalismo è una filosofia che genera politica in quanto la libertà degli individui porta ad una continua ritrattazione della realtà e alla continua stipula di compromessi, distinguo e discernimenti.

Il comunismo, imponendo se stesso come filosofia risolutiva e curativa di ogni male sociale soffoca la messa in atto della politica. Il comunismo si ripromette l’eliminazione di ogni classe sociale salvo una: quella del proletariato. Tuttavia, aggiunge anche l’intendimento di esercitare la dittatura proletaria su quella medesima unica classe. Il totalitarismo comunista ha prodotto le sue vittime: milioni di morti nel corpo e nell’anima.

Esso è crollato anche sotto il peso di un’economia fallimentare. Tuttavia, l’antioccidentale accusa la NATO di essersi allargata troppo ad Est e non tiene presente che le nazioni un tempo finite, loro malgrado, nell’orbita del Patto di Varsavia, dopo la caduta del comunismo hanno chiesto a gran voce di entrare a far parte della NATO.

Secondo l’antioccidentale, invece, gli Ucraini non vedevano l’ora di poter finire sotto il controllo putiniano mentre l’ex comico ebreo sniffatore di coca del loro Presidente li obbliga a combattere. L’antioccidentale non vuole sentir parlare di riarmo o aumento delle spese militari perché per lui gli appetiti espansionistici di Putin non costituiscono una minaccia: anzi.

Sarebbe opportuno che i tanti odiatori dell’Occidente osservassero attentamente quello che sta succedendo nei paesi detti in via di sviluppo, sia in Africa (Nigeria, Kenya, Sudafrica, Etiopia, Tanzania, Repubblica Democratica del Congo, Angola) che in Asia (India, Indonesia, Cina, Bangladesh, Vietnam, Pakistan, Filippine, Malesia). Questi paesi si stanno sviluppando grazie all’adozione di modelli economici e scientifici di natura prettamente occidentale. Sistemi economici capitalistici, industriali e scientifici totalmente estranei alle loro culture, alle loro tradizioni e alle loro storie.

L’odiato Occidente costituisce un modello da seguire e allo stesso tempo l’agnello da sacrificare a cominciare dallo Stato di Israele che ne rappresenta, secondo loro, un’odiata particella in terra arabo-islamica.

L’antioccidentalismo militante continua a considerare colonizzatore uno Stato che ha sviluppato un’economia fondata prevalentemente sulla ricerca scientifica che produce migliaia di brevetti per nuove tecnologie di ogni genere; molta della tecnologia che usiamo ogni giorno ha origini israeliane. Il paradosso sta nel fatto che le potenze colonizzatrici, sempre, mettono in atto economie che sfruttano le risorse del luogo, non vivono di autonoma ricerca scientifica.

L’antioccidentalista certificato fa coincidere la destra con il fascismo e non sa nulla della destra storica che mise in campo illustri liberali proprio contro il fascismo nascente: Pietro Gobetti (liberale progressista), Giovanni Amendola (liberale conservatore), Don Giovanni Minzoni (prete), Quintino Sella (Ministro delle finanze del Regno d’Italia), Sidney Sonnino (Ministro degli affari esteri) ecc.

Mussolini venne incaricato di formare il Governo dal Re Vittorio Emanuele III. Tuttavia, il fascismo l’ebbe vinta contro il Governo liberale di Giolitti che, prendendo un abbaglio politico micidiale, pensò di assorbire costituzionalmente il movimento fascista nel sistema moderato liberale; lo storico Angelo Tasca considerò tale proposito il gesto suicidario dello Stato liberale.

Alla luce di tale processo storico possiamo dire che il fascismo non coincide con la destra liberale, che ne fu vittima, ma si connota come aberrazione estremistica di questa. Come ebbe a dire lo storico Renzo De Felice: il peggior lascito del fascismo è stato l’antifascismo.

Alla luce di quello che abbiamo visto in questi ultimi due anni, a partire dal 7 ottobre 2023 potremmo dire che l’antifascismo è fascista. L’antioccidentalismo rosso, quello che dall’8 ottobre 2023 ha indossato la Kefiah urlando nelle piazze Palestina libera dal fiume al mare ha ripreso le redini di un discorso iniziato nel settembre del 1938 da quell’ideologia fascista che dice di voler combattere. Probabilmente una buona parte dei manifestanti non ne è nemmeno consapevole ma se qualcuno li ha convinti con tale consiglio, beh, non mi sembra proprio un “Gran Consiglio[1]”.


[1] Il Gran consiglio del fascismo fu il massimo organo del Partito Nazionale Fascista e, in seguito, anche il massimo organo costituzionale del Regno d’Italia

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