Cosa svela l’accordo tra Russia e Turchia su Idlib e perché per Israele è un bene

20 Settembre 2018

Rubiamo con destrezza un titolo al Jerusalem Post dove questa mattina viene pubblicata una ottima analisi di Seth J. Frantzam sull’accordo tra Russia e Turchia in merito ad Idlib, un accordo che oltre ad evitare una sanguinosa offensiva evita probabilmente una crisi umanitaria che avrebbe messo in ginocchio la Turchia.

Frantzam fa notare che quell’accordo è stato raggiunto senza coinvolgere né il regime siriano né l’Iran, cioè l’alleato di Damasco che attualmente tra militari, milizie e gruppi controllati (Hezbollah) ha sul terreno il numero di uomini più alto.

Frantzam parla di «conflitto esternalizzato» alla Russia e alla Turchia intendendo come con questo accordo Mosca e Ankara si fanno garanti di ambo le parti in conflitto escludendo quindi Damasco e Teheran.

Il fatto stesso che una copia di quell’accordo sia stato subito inviato all’ambasciatore USA alle Nazioni Unite, Nikki Haley, e al Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ma non alle delegazioni di Siria e Iran la dice molto lunga sulla considerazione russa e turca in merito al futuro ruolo di Damasco e Teheran nella regione.

Perché per Israele è un bene?

Lasciando per un attimo da parte la Turchia e suoi interessi nella provincia di Idlib, tra i quali segnaliamo anche una forte connessione con gli Jihadisti che la occupano, un argomento sul quale torneremo prossimamente, quello che appare evidente è che la Russia non ha minimamente tenuto in considerazione l’Iran e le sue voglie/intenzioni di intervenire con un attacco militare massiccio volto a chiudere definitivamente la pratica siriana e quindi a posizionarsi stabilmente in Siria come “risarcimento” per l’aiuto fornito ad Assad. La provincia di Idlib è lontana da Israele quindi a livello strategico interessa poco gli israeliani, ma la decisione presa dalla Russia di escludere gli Ayatollah dalla trattativa con la Turchia ha una valenza che potrebbe ricadere su tutto il territorio siriano e soprattutto anche sulla presenza iraniana nel sud del Paese. Insomma, si ha l’impressione che sebbene l’Iran sia l’alleato regionale più stretto per la Russia, la sua volontà di stabilirsi permanentemente in Siria non sia proprio ben vista da Mosca.

Anche quello che è successo nei giorni scorsi quando la contraerea siriana ha abbattuto per errore un aereo russo provocando la morte di 14 militari russi, episodio al quale è seguito il tentativo siriano (e dei burattinai iraniani) di incolpare Israele, un depistaggio che all’inizio sembrava aver avuto successo, dimostra come la Russia non sia poi così vicina all’Iran come pure noi stessi abbiamo più volte segnalato. A Mosca sono bastate poche ore e qualche telefonata per capire com’era andata veramente e per abbassare subito i toni con Israele confermando quell’accordo di coordinamento che permette agli israeliani di colpire obiettivi iraniani in Siria.

Insomma, l’accordo tra Russia e Turchia su Idlib svela con chiarezza che la presenza iraniana in Siria comincia a diventare un problema anche per la Russia che vorrebbe (soprattutto per motivi strategici) una Siria pacificata e non una Siria teatro di una nuova guerra. E’ un passo indietro di Mosca rispetto a quello che aveva fatto intendere solo poche settimane fa quando sembrava aver tradito le aspettative israeliane. E per Israele questa è decisamente una buona notizia.

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