Ieri sera il Cairo ha fatto sapere che da oggi il valico di Rafah, l’unico tra Egitto e Striscia di Gaza, verrà chiuso in entrambe le direzioni.

Nonostante non sia stata fornita alcuna spiegazione ufficiale per questa decisione, fonti della sicurezza egiziana sentite dalla Reuters hanno affermato che la decisione è stata presa per «motivi di sicurezza». Gli egiziani si aspettano qualcosa?

A seguito dei disordini lungo il confine tra Israele e la Striscia di Gaza e il ferimento in modo grave di un agente di frontiera israeliano, ieri i caccia di Gerusalemme hanno colpito diversi depositi di armi e impianti di produzione di Hamas.

Ma secondo indiscrezioni credibili, il Governo israeliano starebbe valutando una “energica operazione” contro Hamas, responsabile dei disordini nonostante Israele avesse concesso l’ingresso degli aiuti in denaro del Qatar e di decine di camion di aiuti materiali.

Il nodo Mansour Abbas

Mansour Abbas, capo del partito islamico Ra’am

A frenare una energica risposta contro Hamas e la Jihad Islamica ci sarebbe tuttavia il partito arabo Ra’am di Mansour Abbas, il quale garantisce la sopravvivenza di questo Governo e che, stando a voci non confermate, avrebbe già impedito una risposta adeguata al lancio di 21 razzi nel nord di Israele da parte di Hezbollah e che avrebbe minacciato di togliere la fiducia al Governo in caso di operazioni contro Hamas.

Mi pare abbastanza chiaro che anche questa volta, nonostante i timori egiziani, la risposta di Israele sarà quindi giocoforza limitata e “simbolica”.

In un momento nel quale ci sarebbe bisogno di decisioni “importanti” come quelle da dare alla corsa nucleare dell’Iran o alle continue provocazioni di Hezbollah al nord e di Hamas al sud, avere un peso al collo come Mansour Abbas non aiuta.

Sembra quasi che conoscendo la situazione del Governo israeliano, terroristi e iraniani se ne approfittino per provocare Israele ben sapendo che non ci sarà una forte risposta.