Elezioni in Israele: questione palestinese scomparsa dalla politica israeliana

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Dalla campagna elettorale per le elezioni in Israele che si terranno il prossimo 9 aprile è completamente scomparsa la questione palestinese.

Mentre nelle precedenti tornate elettorali il tema dei rapporti con i palestinesi e di una soluzione alla annosa questione era praticamente il principale argomento di dibattito e di divisione tra le parti contendenti, in questa occasione l’argomento è stato appena sfiorato se non addirittura completamente ignorato.

Il Likud, partito dell’attuale Premier Benjamin Netanyahu, non ha inserito nel suo programma elettorale nulla che parli della questione palestinese. Il suo principale rivale, Benny Gantz, ha parlato molto vagamente di una qualche forma di divisione, ma nulla di concreto.

Gli unici a parlare della questione palestinese sono stati alcuni piccoli partiti, più che altro alleati di Netanyahu, che parlano di annessione della Giudea e Samaria o di una parte di essa.

Perché in Israele non si parla più della questione palestinese?

Il palese disinteresse degli israeliani per la questione palestinese deriva principalmente da due fatti:

  1. la presa di coscienza da parte degli israeliani del fatto che un qualsiasi accordo con il palestinesi, per quanto buono possa essere, non verrà mai accettato dalla controparte araba per una infinità di ragioni, a partire dal fatto che l’eventuale nascita di uno Stato Palestinese metterebbe fine all’enorme business che gira intorno alla questione palestinese
  2. gli israeliani sono stanchi di Mahmoud Abbas e delle sue assurde sparate e preferiscono non sentirne parlare. Allo stesso tempo considerano Hamas un problema militare piuttosto che politico. Le differenze di vedute riguardano al limite le modalità per rendere innocui i terroristi arabi.

Per gli israeliani i problemi sono altri

Va detto che questa situazione, sotto certi aspetti anomala, è il frutto della politica di Netanyahu che ha saputo capitalizzare al massimo le divisioni interne arabe arrivando a porre la questione palestinese in secondo piano rispetto ad altre emergenze o ad altri argomenti più attrattivi per gli israeliani.

Sotto l’aspetto della sicurezza gli israeliani sono molto più preoccupati della situazione in Siria e della presenza in loco di forze iraniane, piuttosto che delle possibili minacce rappresentate dai terroristi arabi cosiddetti “palestinesi”.

Poi ci sono le questioni economiche e sociali ad interessare gli israeliani, soprattutto i più giovani, i quali ne hanno le tasche piene della questione palestinese quando, nonostante uno sviluppo economico a dir poco eccellente, rimangono ancora diversi problemi da risolvere.

In sostanza, per la prima volta nella storia politica di Israele non è la questione palestinese il principale argomento di scontro politico. Ormai gli israeliani considerano la questione palestinese alla stregua di una “noia”, qualcosa che c’è ma che non può essere cambiata. Tanto vale pensare ad altro.