Escalation e la logica del prepotente

È una strana logica quella di accettare le escalation dei prepotenti ma di lanciare allarmi urlati se l’aggredito decide che non ci sta. È uno strano pacifismo, direi “pacivendolismo”
30 Giugno 2024
escalation sulla bocca dei pacivendoli come Santoro

Ieri la missione iraniana presso le Nazioni Unite ha detto che se Israele dovesse portare un attacco su vasta scala contro Hezbollah ne seguirebbe una “guerra di annientamento”, qualsiasi cosa voglia dire.

Insomma, Hezbollah può posizionare decine di migliaia di missili sotto la linea blu, può attaccare Israele ogni giorno dal 7 ottobre in poi, può minacciare Israele di distruzione totale, ma Israele non può difendersi.

In Ucraina ogni giorno dal 24 febbraio 2022 i russi uccidono ucraini, bombardano, lanciano missili, distruggono infrastrutture, ma se l’Ucraina lancia attacchi in territorio russo, subito Mosca minaccia sfracelli, armi atomiche e via dicendo.

Nel Kurdistan siriano ogni giorno Erdogan bombarda un villaggio curdo, ne ha persino invaso una parte. Ma se i curdi siriani si difendono dagli attacchi turchi diventano terroristi. E questo dopo che proprio i curdi siriani hanno combattuto e sconfitto l’ISIS. Forse è proprio per questo che Erdogan gli attacca.

Capite che in questa logica c’è qualcosa che non va? Il prepotente di turno può fare quello che vuole, massacri, invasioni su larga scala, pogrom, rapire ostaggi, perpetrare sistematicamente violenza sessuale ecc. ecc. ma le vittime non si possono difendere, meno che meno contrattaccare.

Gli Stati Uniti forniscono i missili ATACMS all’Ucraina che però non li può usare per colpire le basi russe in Russia. Perché? Perché il Presidente americano Joe Biden, pace all’anima sua, non vuole una escalation. Una escalation? Ma scusate, come la chiamate l’invasione dell’Ucraina? Come chiamate ammassare centinaia di migliaia di uomini sul fronte e cercare per l’ennesima volta di arrivare a Kiev?

Nella guerra tra Israele e Hamas gli Stati Uniti tendono a spingere affinché lo Stato Ebraico accetti una tregua che, come formulata fino a ieri, sancirebbe la sopravvivenza di Hamas. Allo stesso tempo premono su Gerusalemme affinché non attacchi su larga scala Hezbollah per costringerlo ad allontanarsi dal confine israeliano. Perché? Per evitare una escalation.

E via che torna ancora questa parola: escalation. Ma scusate, come lo vogliamo chiamare il posizionamento di Hezbollah a pochi metri dal confine con Israele? Come lo chiamiamo il continuo rimbombare delle minacce iraniane contro Israele? Come chiamiamo l’impennata della corsa all’arricchimento dell’uranio da parte di Teheran? Come chiamiamo l’offensiva russa su Kharkiv?

Escalation, terza guerra mondiale e guerra nucleare sono le parole d’ordine di chi vorrebbe cedere alla logica della prepotenza. Escalation è sicuramente la più usata, forze perché suona bene, chi la pronuncia sembra “acculturato” e allo stesso tempo intimorisce l’ignorante. Fateci caso, è sempre sulla bocca dei pacivendoli.

Franco Londei

Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter

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