Middle East

Gaza: perché è Hamas e non Israele ad avere le mani sporche di sangue

Sgombriamo subito la scena da equivoci: 40.000 scalmanati che cercano di entrare in Israele non fanno una manifestazione pacifica, compiono un atto di guerra. E’ da questo punto che dobbiamo partire per analizzare realisticamente quanto successo ieri lungo il confine tra Israele e Gaza

Se un gruppo terrorista islamico qualsiasi organizzasse una manifestazione al confine con l’Italia mettendo insieme 40.000 scalmanati con l’intenzione di violare i nostri confini e riversarsi nel nostro territorio per compiere attentati, cosa dovrebbe fare l’esercito italiano? Farli entrare comodamente oppure contrastarli con ogni mezzo possibile al fine di difendere la popolazione dai terroristi? Immagino che tutti direbbero che l’esercito italiano dovrebbe difendere i nostri confini.

Ora trasferite questo scenario immaginario lungo il confine tra Israele e la Striscia di Gaza, cambiate lo scenario da immaginario a reale e mettete l’esercito israeliano al posto di quello italiano. Ora avete un quadro chiaro di quanto successo ieri.

Oggi vediamo la stampa internazionale che a titoli cubitali parla di “massacro di palestinesi”, che parla di “risposta sproporzionata” da parte dell’esercito israeliano e che come sempre condanna Israele per aver difeso i propri confini da quello che era a tutti gli effetti un attacco alla sua integrità nazionale. Dicono che Israele ha le mani sporche di sangue.

E no, è una narrazione dei fatti completamente deturpata. Non è Israele ad avere le mani sporche di sangue, quelle ce le hanno gente come Assad, Erdogan e altri dittatori islamici che non per niente sono stati tra i primi a criticare la risposta israeliana, le mani sporche di sangue ce le ha Hamas che ben conscio del fatto che l’esercito israeliano non avrebbe permesso a migliaia di palestinesi di distruggere la barriera di confine ed entrare in Israele, li ha mandati deliberatamente e scientemente allo sbaraglio sperando, si, sperando, in un numero di “martiri” più alto possibile.

Come stanno veramente le cose

Ad Hamas non importa nulla dei palestinesi di Gaza, per i terroristi palestinesi sono solo carne da macello. Per capirlo basta guardare i fatti degli ultimi giorni quando membri di Hamas hanno prima devastato il valico di Kerem Shalom, unico valico da dove passano gli aiuti umanitari per Gaza, costringendo le autorità israeliane alla chiusura, poi hanno distrutto l’unica pipeline che trasporta il carburante necessario ad alimentare gli ospedali di Gaza, un danno che per essere sistemato necessiterà di mesi. Infine, per portare più gente possibile alle pericolose manifestazione lungo il confine tra Gaza e Israele, hanno offerto 100 dollari a chi vi avesse partecipato “attivamente” approfittando così dell’estrema povertà in cui versano i palestinesi di Gaza proprio a causa di Hamas.

Naturalmente di tutto questo la “grande stampa” si guarda bene dal parlarne. Molto più comodo accusare Israele di “massacro” nonostante proprio Israele abbia fatto di tutto per tenere lontana la gente dal confine arrivando ieri mattina a lanciare migliaia di volantini su Gaza che invitavano la gente a non essere un mezzo nella mani di Hamas.

Il falso mito delle manifestazioni pacifiche

Fonti palestinesi, non confermate da nessuno, parlano di 59 morti e di più di duemila feriti. Ma chi sono queste vittime? Ieri l’IDF ha distribuito diversi video dove si vede che membri di Hamas tentano di posizionare ordigni esplosivi lungo la barriera di confine. Logico che i militari israeliani non potevano permetterlo. E’ più che plausibile quindi che tra quelle 59 vittime molte siano miliziani di Hamas intenti in azioni ostili, ben lungi quindi dal partecipare a una manifestazione pacifica. Poi, come detto, portare 40.000 scalmanati lungo un confine con l’intento di abbatterlo non può certamente essere considerato come “pacifico”. L’IDF ha il dovere di difendere il confine, esattamente come qualsiasi altro esercito del mondo.

Ad Hamas servivano “martiri”

Ad Hamas servivano assolutamente un certo numero di “martiri” da spendere nella quotidiana lotta per riacquistare visibilità internazionale e non ha esitato un attimo a usare famiglie, vecchi, donne e bambini per raggiungere l’obiettivo, e questo ben sapendo che forzando la mano dei militari israeliani questi si sarebbero difesi. Missione compiuta con estremo gaudio della stampa internazionale che ormai da troppo tempo non riceveva da Hamas un simile regalo.

Ora, tolto il fatto che quando ci sono vittime civili (ammesso che fossero veramente civili) è sempre una brutta cosa, attaccare Israele e accusarlo di avere le mani sporche di sangue senza guardare minimamente al contesto generale dimostra una profonda malafede da parte di chi lancia queste accuse. Anzi, proprio per il fatto che siano accuse fatte in malafede dimostrano contiguità con i terroristi di Hamas. Ditemi voi se questa è la strada per la pace di cui in tanti si riempiono la bocca.

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