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Gli attacchi israeliani in Siria spiegati a chi non li comprende

Vale la pena spiegare bene i motivi degli attacchi israeliani in Siria specie a chi, in particolare sui social, non li capisce o fa finta di non capirli

Dopo la prima ondata di attacchi delle IDF contro gli obbiettivi iraniani in Siria (e la contraerea siriana) il brigadier generale Aziz Nasirzadeh ha dichiarato che “i giovani dell’aeronautica iraniana sono pronti e impazienti di confrontarsi con il regime sionista e di eliminarlo dalla faccia della terra” , come riportato dalla Reuters.

Questa dichiarazione è solo l’ultima di una serie di minacce che il regime degli ayatollah rivolge verso quello che considerano “il piccolo satana” (il grande satana sono gli USA per chi non lo sapesse).

Minaccia fine a se stessa perché, anche se nelle basi siriane ci sono caccia iraniani oppure piloti iraniani ai comandi di caccia siriani (più probabile visto la carenza di uomini che affliggono le forze armate di Assad dopo anni di guerra civile), non sono comunque all’altezza di quelli israeliani, sia per addestramento che per arretratezza tecnologica di mezzi, come abbiamo scritto più volte in questo sito.

Gli attacchi chirurgici sono avvenuti a causa di un missile lanciato verso la località sciistica sul monte Hermon, intercettato con successo dal sistema difensivo Iron Dome. Si tratta del più intenso attacco dopo l’annuncio del disimpegno americano nella zona nord della Siria. Ci sono però alcune cose da mettere in chiaro, che abbiamo scritto più volte ma che vale la pena elencare allo scopo di rispondere ai vari commenti inesatti e più o meno provocatori apparsi sui social e in qualche sito:

  1. Con questi attacchi Israele non fa il gioco dell’ISIS, anche perché ormai è stato sconfitto. Semmai è la Turchia che fa (o faceva) il suo gioco, funzionale in chiave anti-curda.

  2. Israele non era e non è tuttora interessata ad abbattere Assad (lo era la Francia di Hollande, lo era Erdogan e ci stava pensando pure Obama ma fu stoppato dal Pentagono) anche perché quel fronte era relativamente tranquillo a parte qualche scaramuccia (che sono normali nelle zone dove vige un “cessate il fuoco”).

  3. L’operazione Good Neighbor ha permesso l’assistenza verso la popolazione siriana con l’allestimento di ospedali da campo sulle Alture del Golan. Un paese che vorrebbe destabilizzarne un altro non farebbe una cosa simile (vedi sito www.idf.il/en/ o anche in questo sito).

  4. L’assenza, tra le 11 vittime, di russi indica che il canale preferenziale tra i governi di Gerusalemme e Mosca funziona ancora bene nonostante qualche protesta russa.

  5. Israele non ha bisogno dell’ok degli USA o del suo appoggio diretto in quanto in caso di minaccia verso la sicurezza nazionale agisce in autonomia come stato sovrano (e come ha fatto già in passato anche nelle operazioni segrete come OPERA del 1981 e ORCHARD del 2007). L’Iran trincerato in Siria che rifornisce Hezbollah (quello dei presepi della Meloni…) e annunciano morte a Israele e agli ebrei sono una seria minaccia.

Ovviamente un paese con un opinione pubblica spiccatamente pacifista come quella italiana inorridisce ogni volta che ci sono questi raid con un intensità maggiore come quest’ultimo, nonostante vengano colpiti obbiettivi specifici già studiati e localizzati in anticipo. I più che non hanno conoscenze specifiche o gli anti-militaristi pensano che gli attacchi aerei siano come nella seconda guerra mondiale, cioè radere al suolo un intera città.

Mentre alcuni si accorgevano tardivamente della escalation tra Iran e Israele, altri faranno finta di nulla per il prossimo meeting che si terrà a Varsavia il prossimo febbraio, organizzato da Stati Uniti e Polonia sul terrorismo, in particolare sulla minaccia iraniana.

Qualche servizio in più nei TG non sarebbe male per informare meglio su cosa accade da quella parte del mondo. Anche se già si registrano le assenze della Mogherini (supporter iraniana) e della Francia (la patria adottiva di Khomeini).

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