Un articolo su un giornale turco che ha stretti legami con Recep Tayyip Erdogan ci svela quali sono i piani reconditi (ma neppure poi tanto) del dittatore turco che intanto proprio oggi riceve dall’Unione Europea la seconda trance del finanziamento dedicato alla gestione dei profughi siriani.

Lo scorso 12 dicembre, poco prima del vertice straordinario dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) organizzato proprio da Erdogan in occasione dell’annuncio del Presidente Trump di voler spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme, il quotidiano turco Yeni Safak, vicinissimo a Erdogan, pubblicava un articolo dal titolo “Una richiesta di azione urgente” poi pubblicato anche sul suo sito web con il titolo “E se venisse formato un esercito dell’Islam contro Israele?” nel quale si invitavano i 57 membri della OIC a formare un “esercito dell’Islam” congiunto per assediare e attaccare Israele.

Nell’articolo si spiega dettagliatamente come un tale esercito supererebbe di gran lunga quello israeliano e che in meno di dieci giorni potrebbe sconfiggere militarmente Israele mentre in venti giorni si potrebbe isolare diplomaticamente lo Stato Ebraico.

SADAT, la società di difesa che studia le guerre di Erdogan

In realtà, secondo MEMRI, l’articolo sarebbe la trascrizione concentrata di una approfondita analisi prodotta dalla società di difesa SADAT International Defense and Consulting Company, anch’essa vicinissima a Erdogan, che fornisce al regime turco consulenze in materia di difesa e guerra offensiva.

Fondata da generale in pensione Adnan Tanrıverdi, senior advisor di Erdogan, la società SADAT ha prodotto diversi documenti di analisi dettagliate che propongono scenari di guerra in Medio Oriente. In particolare si segnala un opuscolo in formato PDF nel quale SADAT raccoglie diversi articoli tra i quali uno in particolare intitolato “SADAT e il futuro del mondo musulmano” nel quale si descrive Israele come «l’avamposto delle nuove crociate» e «un pugnale piantato nel cuore dell’Islam», ma anche «gli occhi, le orecchie e il pugno del mondo cristiano» e che per questo andrebbe distrutto.

Da notare come la società di difesa vicina a Erdogan non individui Israele “solo” come nemico dell’Islam in quanto “Stato degli ebrei” ma soprattutto in quanto “avamposto, occhi e orecchie dei cristiani”. Non è una distinzione da poco perché in poche frasi concentra l’ideologia della Fratellanza Musulmana volta alla islamizzazione del mondo occidentale e cristiano, un obiettivo che però ha un grande ostacolo: Israele.

Il piano di un esercito dell’Islam

“Se gli stati membri dell’OIC si uniscono e formano una forza militare congiunta, sarà il più grande esercito del mondo”

Scrive così il quotidiano turco Yeni Safak riprendendo l’analisi di SADAT ponendo poi l’accento sul fatto che «la popolazione totale di questi paesi è di 1.674.526.931. Il numero di soldati in servizio attivo in questi paesi è di almeno 5.206.100». Poi, evidenziando il fatto che la popolazione di Israele è pari a poco più di otto milioni afferma che «la Turchia da sola è superiore a Israele. Un esercito islamico avrebbe una superiorità schiacciante a terra, in aria e in mare». Poi conclude con una affermazione che deve far riflettere attentamente perché evidenzia con chiarezza l’idea di Erdogan per un nuovo Medio Oriente ripulito dalla presenza “non islamica”. «La Turchia sta attivamente perseguendo e rinnovando alleanze con i paesi musulmani in Medio Oriente e in Africa. Quelli che oggi credono di essere i proprietari di Gerusalemme domani non troveranno nemmeno un albero dietro cui nascondersi».

Attenzione, qui non stiamo parlando di un qualsiasi giornaletto di gossip, qui si parla di un quotidiano turco molto seguito che ha la fama di essere vicinissimo a Erdogan e che è noto per anticipare la politica del dittatore turco. Quello che scrivono non può e non deve essere sottovalutato.

E non ci vuole nemmeno molto a capire che i turchi stanno facendo terribilmente sul serio. L’attacco al Kurdistan siriano che probabilmente ne prepara uno più serio a tutta la regione, la prepotenza dimostrata da Ankara nella questione di Cipro e delle prospezioni sui depositi di gas, i continui atti di forza verso la Grecia, l’uso strumentale dell’arma dei profughi per tenere sotto scacco l’Europa, la presenza di militari turchi in Somalia e Sudan, lo sforzo per infiltrare l’Europa attraverso i Balcani, non sono le azioni scombinate di un folle, fanno parte di una precisa strategia che mira direttamente a portare a termine il piano di islamizzazione globale perseguito dalla Fratellanza Musulmana.

Un pastore cristiano curdo qualche tempo fa scrisse che «la Turchia è molto più pericolosa dell’Iran». Forse faremmo bene ad ascoltarlo perché se oggi Erdogan mira a togliere di mezzo Israele è solo perché punta all’obiettivo grosso, l’occidente.