Mentre la guerra a Gaza sembrerebbe indirizzata verso una progressiva de-escalation, viste anche le ingenti perdite subite da Hamas, per Israele rimane aperto più che mai il problema iraniano.
Cosa intendo per problema iraniano? Intendo quell’impressionante piovra di gruppi terroristici che fanno capo all’Iran e che hanno come scopo principale la distruzione di Israele.
Negli Stati Uniti, sia da parte repubblicana che democratica, si è fatta avanti l’idea di poter affrontare il problema iraniano con la diplomazia. Come se gli Ayatollah cambiassero idea sulla distruzione di Israele in cambio di corpose concessioni a tutti i livelli, compresi quelli che riguardano il programma nucleare. Come se tutto cominciasse e finisse in Iran.
Non c’è niente di più sbagliato del credere che tutto possa finire a tarallucci e vin santo. La struttura terroristica messa in piedi dall’Iran attraverso il corpo delle Guardie della Rivoluzione (IRGC) e più nello specifico attraverso la Forza Quds, è impressionante e attraverso l’uso di fedelissimi proxy abbraccia praticamente quattro continenti. Al Qaeda e ISIS al confronto sono dilettanti. Non chiudi tutto con una firma su un documento diplomatico.
È così bene articolata da diventare un attore importante a livello globale in ogni tipo di traffico, da quello delle armi a quello della droga passando per quello dell’oro e del riciclaggio di denaro.
Giusto per fare un esempio che approfondiremo successivamente, gli Stati Uniti hanno scoperto che attraverso diverse banche, tra le quali la Middle East Investment Bank irachena, la Al Ansari Islamic Bank e la Al Qabidh Islamic Bank che facevano capo a Ali Ghulam, l’Iran riusciva ad avere accesso non solo a miliardi di dollari, ma riusciva anche a fare transazioni per materiali sotto embargo, tra cui molti elementi utili all’industria bellica e al programma nucleare.
Per fare un altro esempio, Hezbollah controlla una bella fetta del mercato della cocaina prodotta in Sudamerica, nonché diverse attività illegali in Africa.
Il bilancio annuale di Hezbollah per le attività terroristiche è stimato in circa un miliardo e 200 milioni di dollari, l’80% dei quali coperto da finanziamenti iraniani, mentre il rimanente 20% arriva da attività illegali quali il traffico di stupefacenti e il riciclaggio di denaro sporco.
Discorsi analoghi per tutta la rete terroristica che fa capo a Teheran, dai ribelli Houthi dello Yemen ai gruppi iracheni e siriani sempre più armati ed in forte crescita che permettono agli Ayatollah un controllo da remoto di Iraq e Siria.
Non smantelli un sistema del genere con qualche firma su accordi tra stati, anche se fatti bene. Un sistema terrificante completamente concentrato su un unico obiettivo: la distruzione di Israele.
Ora, siccome è assai improbabile che l’obiettivo iraniano sia unicamente riconducibile all’antisemitismo quanto piuttosto al togliere di mezzo l’unico ostacolo alla supremazia totale in Medio Oriente, è importante che anche gli Stati Arabi mettano nel conto che il problema israeliano è anche un loro problema.
È impossibile non collegare il massacro del 7 ottobre con quello che era il momento di un imminente storico accordo tra Arabia Saudita e Israele, un accordo che non solo avrebbe cancellato la questione palestinese, ma sarebbe diventato un muro invalicabile per le ambizioni regionali di Teheran.
Adesso il problema iraniano viene al pettine e lo fa in un momento difficile per il mondo e in particolare per Israele, con una guerra a sud, una a nord (anche stamattina una salva di missili da Hezbollah), le elezioni americane alle porte che rendono “poco deterrente” la superpotenza, una guerra in Ucraina che potrebbe tracimare in un conflitto più ampio da un momento all’altro e che vede proprio l’Iran e le armi da esso prodotte in primissima linea.
Un mix estremamente esplosivo che potrebbe spingere gli Ayatollah al grande passo, al promesso attacco diretto a Israele. Se lo vogliono fare lo devono fare adesso, prima delle elezioni americane, proprio quando Joe Biden decide di “riposizionare” le sue flotte precedentemente schierate a difesa dello Stato Ebraico.
Ecco quindi perché dico che per Israele è impossibile non affrontare il problema iraniano, perché ormai ce lo ha addosso. I Pasdaran sono lì, ai confini di Israele. Non si faranno sfuggire l’occasione.
Per questo, a costo di passare per guerrafondaio (e non lo sono), credo che sarebbe nell’interesse di Israele togliere dall’arco iraniano la freccia più importante: Hezbollah.
Qualcuno crede che la guerra tra Israele ed Hezbollah (e quindi l’Iran) sarà catastrofica. Altri, come Benny Gantz, la pensano esattamente come me.
La storia, anche recentissima, ha dimostrato che gli attacchi preventivi funzionano molto meglio che attendere le mosse del nemico. Non è una decisione facile, me ne rendo conto, ma più si attende e peggio sarà. Il problema iraniano va affrontato adesso.
