I colloqui informali che si tengono a Vienna tra Stati Uniti e Iran sul ripristino dell’accordo sul nucleare iraniano, sono solo il culmine di una politica verso Teheran e più in generale in Medio Oriente che dalla elezione di Obama ne ha azzeccate davvero poche.

Mercoledì il principale negoziatore iraniano a Vienna, Ali Bagheri Kani, ha detto che «dopo settimane di intensi colloqui, siamo più vicini che mai a un accordo».

Gli ha fatto eco il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ned Price, il quale ha affermato che Iran e Stati Uniti erano «nel mezzo delle fasi finali» per un nuovo accordo.

Questa mattina il Ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha annunciato che la prossima settimana l’accordo verrà firmato.

Intendiamoci, i colloqui di Vienna sono solo una mascherina per Joe Biden al fine di nascondere il non volere fare nulla contro l’Iran quando gli interessi USA sono da tutt’altra parte. Se ci fosse stato Donald Trump probabilmente sarebbe finita nello stesso modo.

Il punto da cui partire è la ferma volontà da parte degli Stati Uniti di voler uscire dal Medio Oriente per dedicarsi all’estremo oriente, il fronte più caldo per gli americani.

Una volta usciti dalla dipendenza dal petrolio saudita (c’era l’Amministrazione Obama) non c’erano più ragioni per gli americani di rimanere con tutte quelle forze in Medio Oriente.

Ma per andarsene con la faccia pulita dovevano farlo gradualmente e, soprattutto, sistemando il problema più grosso per i loro migliori alleati regionali (Israele e Arabia Saudita), cioè l’Iran.

Obama fu il primo a scegliere la strada dell’uscita da Medio Oriente che purtroppo, per sintetizzare, portò prima alle cosiddette “Primavere Arabe” con l’enorme destabilizzazione regionale che ne seguì, poi all’accordo sul nucleare iraniano, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), un obbrobrio di accordo che ha favorito solo l’Iran e messo in pericolo Israele e paesi del Golfo Persico.

Difficilissimo se non impossibile mettere una toppa agli errori madornali di Obama in Medio Oriente, errori che si protrassero per ben otto lunghi anni.

Ci provò Donald Trump con alcune scelte che avrebbero dovuto mettere in difficoltà l’Iran, come l’uscita dal JCPOA e tutta una serie di sanzioni che dovevano mettere in ginocchio gli Ayatollah.

Nulla di tutto questo avvenne, anzi, in una sorta di “contrattacco” l’Iran riuscì a portare i Guardiani della Rivoluzione Islamica in Siria a pochi Km dal confine israeliano del Golan, a rafforzare sensibilmente Hezbollah in Libano, nonché a organizzare una vera e propria guerra contro l’Arabia Saudita in Yemen. In sostanza, l’Iran fece esattamente quello che non avrebbe dovuto mai fare.

Non sono serviti a nulla o quasi nemmeno le centinaia di raid aerei israeliani contro obiettivi iraniani e di Hezbollah in Siria. Gli Ayatollah sono ancora in Siria, ancora a pochi Km dal confine con Israele, ancora ben armati.

Nel frattempo il programma nucleare iraniano e il programma balistico (l’uno collegato all’altro) sono andati avanti senza troppi intoppi tanto che secondo l’intelligenge israeliana l’Iran è a soli pochi mesi dalla bomba.

Ora, se come probabile l’annuncio del Ministro degli esteri francese corrisponde a verità e quindi la prossima settimana l’accordo verrà firmato, l’Iran vedrà cadere tutte le sanzioni e tornerà immediatamente in possesso di 7 miliardi di dollari tra contanti e beni sequestrati, denaro che presumibilmente andrà a dare fiato ai vari gruppi terroristici che fanno capo a Teheran, da Hezbollah ai ribelli Houthi dello Yemen passando per i vari gruppi sciiti in Iraq.

È la vittoria totale dell’Iran perché oltre a tornare in possesso di una enorme somma di denaro e veder cadere tutte le sanzioni, ormai sul programma nucleare possono mettergli tutti i vincoli che vogliono, i passi avanti fatti in questi anni non recederanno e in pochi mesi gli Ayatollah potranno essere sempre in grado di produrre un ordigno nucleare.

Ancora una volta chi faceva affidamento sugli Stati Uniti è rimasto (o rimarrà) deluso. Dopo l’abbandono dei curdi siriani nelle mani di Erdogan, la precipitosa fuga dall’Afghanistan ora anche la resa incondizionata all’Iran. Ce ne è abbastanza per dire che non possiamo più fare affidamento su Washington e che forse è ora di pensare a come difenderci da soli.