Middle East

Israele: si ripetono le situazioni che precedettero la guerra dei sei giorni

Israele del sud: un missile lanciato ieri sera dalla Striscia di Gaza ha colpito il Consiglio regionale Hanegev Shaar senza provocare danni o feriti. La reazione del IDF è stata immediata e fulminea con l’aviazione israeliana che ha attaccato due postazioni di Hamas a Gaza City e a Rafah distruggendole.

Quello di ieri sera è stato solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi che da alcuni giorni colpisco Israele con una strana tempistica. Al nord per tre giorni consecutivi colpi di mortaio siriani sono caduti in territorio israeliano spingendo l’IDF a reagire colpendo postazioni dell’esercito siriano. Dal Sinai occupato da ISIS non arrivano buone notizie e l’intelligence israeliana teme che i terroristi islamici possano approfittare della debolezza egiziana per colpire Israele con attacchi terroristici e missilistici. Sempre i servizi segreti israeliani ammoniscono che una escalation a Gaza è tutt’altro che improbabile e che, anzi, con Hamas in fortissima difficoltà un aumento degli attacchi è molto probabile.

Ma il fronte più caldo rimane quello nel nord del Paese dove i fronti sono due anche se contigui, quello del Golan e quello del confine con il Libano. A ridosso del Golan le truppe iraniane affiancate dagli Hezbollah libanesi cercano in tutti i modi di creare quel corridoio diretto tra Teheran e Beirut che permetterebbe agli iraniani di minacciare direttamente il territorio israeliano. Qui i preparativi per un attacco a Israele procedono a ritmo serrato, così come sul fronte libanese dove Hezbollah si sta posizionando a ridosso del confine con Israele, sta costruendo tunnel e bunker a ridosso delle abitazioni civili e, in sfregio alla risoluzione 1701, sta trasportando i depositi di armi all’interno di quello che dovrebbe essere un territorio controllato da UNIFIL.

E’ una situazione che ricorda molto da vicino quella che precedette la guerra dei sei giorni quando gli eserciti arabi si preparavano a un devastante attacco allo Stato Ebraico, attacco che venne scongiurato grazie ad una azione fulminea dell’esercito israeliano che distrusse i nemici prima che potessero iniziare quell’attacco. Anche allora, come oggi, i nemici di Israele parlavano apertamente di voler distruggere lo Stato Ebraico e posizionavano i loro eserciti a ridosso dei suoi confini.

Probabile escalation delle provocazioni

I rapporti giornalieri del Mossad non lasciano tanto spazio alle interpretazioni. I nemici di Israele stanno posizionando le loro pedine e lo stanno facendo anche piuttosto in fretta. L’intelligence israeliana è convinta che nelle prossime settimane, forse addirittura nei prossimi giorni, si assisterà ad una “importante” escalation delle provocazioni soprattutto dal fronte Nord e da Gaza. Tutti gli attori in campo hanno interesse ad elevare il livello di tensione con Israele e a spingere l’esercito israeliano a reazioni forti.

Azione preventiva o no?

In tanti, tra i consiglieri militari di Netanyahu, pensano che Israele dovrebbe compiere una azione preventiva soprattutto nell’area a ridosso del Golan. Per questo, con le necessarie varianti, è stato rispolverato un vecchio piano del 2015 che prevedeva proprio una azione preventiva nell’area di Quneitra per impedire che gli iraniani prendessero possesso di quell’area (che attualmente come si temeva è in parte in mano loro). Allora quell’azione non fu possibile a causa della ferma opposizione degli americani, ma oggi con il cambio di inquilino alla Casa Bianca quella opzione torna prepotentemente alla ribalta. I problemi però non sono pochi perché a una azione nell’area di Quneitra dovrebbe corrisponderne una seconda nel sud del Libano per evitare (o limitare) la quasi certa ritorsione di Hezbollah. Ma una azione del genere scatenerebbe su Israele una tempesta mediatica senza precedenti sebbene sarebbe a tutti gli effetti una operazione difensiva. Un bel dilemma per il Premier israeliano.

Le analogie con la situazione pre-guerra dei sei giorni

Le analogie con la situazione che precedette la guerra dei sei giorni sono tante. Israele appare accerchiato su quattro fronti che poi sono praticamente gli stessi di allora anche se cambiano gli attori. La cosa che lascia francamente allibiti è il silenzio del mondo di fronte alla crescente minaccia allo Stato Ebraico e alle chiare e inequivocabili dichiarazioni dei suoi nemici, un silenzio che ne siamo sicuri si romperà immediatamente quando Israele giustamente reagirà alle gravi minacce alle quali è sottoposto.

Tags

Related Articles

Close