La politica di Trump in Medio Oriente che danneggia Israele

By Franco Londei - Editor

Per parlare della politica di Trump in Medio Oriente basterebbe usare il vecchio detto coniato da Gola Profonda poi ripreso da Giovanni Falcone: «follow the money», segui il denaro.  

Ecco, per capire da che parte tira l’aria dobbiamo comprendere dove la famiglia Trump e i suoi amici, tra cui il plenipotenziario “inviato speciale” Steve Witkoff, fanno affari

Non è difficile: Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo.  

È proprio di oggi la notizia secondo cui Trump sarebbe ben disposto a vendere gli F-35 all’Arabia Saudita. Lo si era già detto degli Emirati Arabi Uniti e della Turchia sulla quale il Presidente americano avrebbe tolto il veto da lui stesso imposto durante il suo primo mandato.  

A quanto pare Trump userebbe la promessa di armi avanzate in cambio di lauti affari mandando a carte quarantotto la supremazia aerea israeliana che fino ad oggi ha funto da deterrenza garantendo la pace, anche se alcuni cialtroni pensano il contrario. 

Questi sono solo gli ultimi segnali che la politica americana in Medio Oriente non tiene più conto degli equilibri di potere, ma piuttosto di quelli economici.  

Intendiamoci, non sto dicendo che Trump sia improvvisamente diventato un nemico di Israele, ma che molti segnali fanno capire che è un po’ “meno amico” e che di recente non di rado ha “scavalcato” gli interessi strategici dello Stato Ebraico a favore di quelli economici suoi o dell’America (più suoi).  

La tregua a Gaza che ha riportato a casa gli ostaggi vivi e morti ma ha garantito la sopravvivenza di Hamas, l’hanno voluta Qatar e Arabia Saudita (molto più il Qatar), quella con Hezbollah che sta dando al gruppo terrorista eterodiretto da Teheran la possibilità di riarmarsi, l’hanno voluta i sauditi. La fine degli attacchi israeliani all’Iran, quando Teheran era alla mercé di Israele, l’hanno voluta Arabia, Oman e Qatar per paura del blocco dello Stretto di Hormuz. Sembra quasi che la politica israeliana la stiano decidendo i paesi del Golfo. 

Non nascondiamoci dietro a un dito, Israele non può farci niente. Troppo dipendente dagli aiuti militari americani e mi sembra evidentissimo che Trump stia usando questa “debolezza” dello Stato Ebraico per “costringerlo” a scendere a dolorosi compromessi.  

Il problema però emergerà tra un po’, quando ci accorgeremo che Hamas è sempre lì, nella Striscia di Gaza. Quando ci accorgeremo che Hezbollah è sempre lì, nel sud del Libano, ben armato e finanziato dall’Iran. Quando ci accorgeremo che l’Iran ha l’atomica e i sistemi per lanciarla.  

Quando succederà tutto questo probabilmente Trump non sarà più Presidente degli Stati Uniti, ma la sua famiglia sarà ricchissima e potentissima e con molta probabilità riuscirà ancora a dire la sua nelle politiche del Golfo. Ma in Israele ci si renderà conto che quel capolavoro tattico prodotto dalle brillanti menti israeliane sotto la guida di Netanyahu, sarà stato purtroppo vanificato da un Presidente americano che guarda poco agli equilibri regionali e molto al suo portafoglio.

Share This Article
Follow:
Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter