Per capire bene il motivo per cui le concessioni di Trump a Teheran sono oltremodo generose, dobbiamo analizzare la situazione economica in Iran.
Imminente enorme crisi economica
Il cittadino iraniano comune ha risentito particolarmente delle sanzioni imposte all’Iran, ma a seguito della guerra con gli Stati Uniti e con Israele ha visto la situazione collassare, letteralmente.

I frigoriferi sono vuoti, come testimoniano le migliaia di fotografie pubblicate dai cittadini iraniani dopo la riapertura di Internet.
Dall’inizio del conflitto in Iran sono stati persi oltre un milione di posti di lavoro, mentre il crollo del Rial (la moneta iraniana) nei confronti del dollaro ha fatto esplodere l’inflazione. In dieci anni il cambio è passato da 32.000 rial per 1 dollaro a oltre 1,5 milioni di rial per dollaro, con una vera e propria esplosione dopo l’inizio del conflitto.
«I cittadini iraniani comuni, già alle prese con una gestione inefficiente e una corruzione sistemica, oltre che con le sanzioni statunitensi, hanno visto questi fardelli aggravarsi ulteriormente a causa dell’iperinflazione, che ha di fatto reso il rial iraniano privo di valore» ha detto Holly Dagres, ricercatrice senior presso il Washington Institute for Near East Policy.
In Iran, le voci moderate spingono affinché il Paese colga i potenziali benefici economici derivanti dai negoziati. Oltre alla revoca completa di tutte le sanzioni, l’accordo promette un fondo di investimento di 300 miliardi di dollari per l’Iran qualora si raggiunga un accordo definitivo con gli Stati Uniti, sebbene non sia ancora chiaro da dove proverrebbero tali fondi.
Tuttavia il nuovo leader supremo iraniano, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, figlio del defunto leader, insieme agli esponenti più intransigenti dell’establishment, pensano che la priorità andrebbe data al rafforzamento del regime piuttosto che ad alleviare le sofferenze della popolazione.
La ripresa delle esportazioni di petrolio
In base all’accordo provvisorio, gli Stati Uniti dovrebbero concedere delle deroghe per consentire l’esportazione di petrolio greggio iraniano. Secondo Lloyd’s List Intelligence, almeno tre petroliere statali iraniane sono già salpate dopo la revoca del blocco statunitense.
Secondo quanto riportato venerdì dalla società TankerTrackers.com, l’Iran ha esportato quasi 18 milioni di barili di petrolio negli ultimi cinque giorni, per un valore di 1,44 miliardi di dollari.
A breve, decine di petroliere cariche di petrolio potrebbero partire dall’isola di Kharg, il principale terminale di esportazione iraniano sul Golfo Persico, contribuendo ulteriormente al calo dei prezzi mondiali.
Tuttavia non è chiaro se questa iniezione di liquidità andrà in qualche modo ad alleviare le difficoltà della popolazione o, come in passato, andrà a rafforzare militarmente i Pasdaran e i loro proxy.
I Fondi iraniani bloccati
Complessivamente i fondi iraniani bloccati sarebbero intorno ai 100 miliardi di dollari (fonte iraniana). Ma Teheran punterebbe a liberarne subito 24 miliardi per stabilizzare la valuta nazionale e frenare l’inflazione interna e i sei miliardi di dollari attualmente detenuti in Qatar, questi ultimi per alleviare la crisi che attanaglia la popolazione.
L’Iran ha promesso una massiccia iniezione di contanti nelle casse di Hezbollah, contanti che nelle intenzion dei Pasdaran dovrebbero arrivare dallo sblocco di 15 miliardi di dollari attualmente in Iraq e frutto di pagamenti per le forniture energetiche (elettricità e gas) bloccati dalle sanzioni USA.
Gli altri fondi iraniani bloccati si stima che siano in Cina (tra 20 e 50 miliardi) frutto dei ricavi legati alle massicce esportazioni di petrolio iraniano a Pechino, e in India (circa 7 miliardi).
L’Iran era sull’orlo del collasso economico oltre che militare. Per questo appare oltremodo inspiegabile la serie di concessioni fatte da Trump al regime iraniano. Fose solo tra qualche anno capiremo cosa c’è effettivamente sotto.
