JD Vance, l’antisemita che insulta Israele e si inginocchia all’Iran

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Secondo JD Vance «Donald J. Trump è l’unico capo di Stato al mondo che in questo momento nutre simpatia per la nazione di Israele. E si dà il caso che sia il capo di Stato della superpotenza mondiale».

L’artefice del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, quello che anche in patria – anche dai Repubblicani – è stato definito come la più grande disfatta degli Stati Uniti d’America da quando sono nati, attacca Israele perché a Gerusalemme hanno criticato la resa americana agli Ayatollah e hanno avvertito che con Hezbollah non si sarebbero fermati.

«Se fossi nel governo israeliano, probabilmente non attaccherei l’unico potente alleato che mi è rimasto in tutto il mondo» ha continuato JD Vance in una conferenza stampa alla Casa Bianca. Il vice-Presidente americano si riferiva agli attacchi arrivati dall’estrema destra israeliana nei confronti del Presidente americano, Donald Trump, per aver garantito all’Iran che Israele avrebbe fermato l’offensiva contro Hezbollah in Libano.

«Il problema per Israele non è Donald J. Trump. E chiunque in Israele pensi che il problema più grave sia il presidente degli Stati Uniti deve svegliarsi e rendersi conto della realtà della situazione in cui versa quel Paese» ha aggiunto Vance.

Il vice-Presidente americano è probabilmente astioso nei confronti di Israele per il fatto che già dalle prime indiscrezioni sul memorandum d’intesa il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha chiarito che Israele non recederà di un millimetro in Libano.

Nelle dichiarazioni di Vance e in quelle di Trump c’è un importante sottinteso legato alle forniture di armi, forniture che sono al centro del continuo ricatto a cui è sottoposto Israele e che ha costretto Netanyahu ad accettare la tregua a Gaza, la prima tregua in Libano e, soprattutto, il doppio stop alle operazioni belliche in Iran, stop devastanti che hanno trasformato una netta vittoria militare in una umiliazione politica senza precedenti.  

Che poi è difficile capire il motivo di tanto astio da parte di Vance (e di riflesso quello di Trump) nei confronti di Israele, visto che Gerusalemme sta trattando direttamente con il governo libanese con il quale ha raggiunto un accordo di cessate il fuoco che Hezbollah non ha accettato. Qualcuno afferma che il vice-presidente americano potrebbe essere “leggermente” antisemita.

Non posso affermarlo con certezza ma va detto che Vance si è ripetutamente rifiutato di condannare esplicitamente figure marginali dell’estrema destra e podcaster (come Tucker Carlson e Nick Fuentes) che hanno dato spazio o promosso teorici della cospirazione antisemiti. Vance ha sostenuto che i conservatori non dovrebbero essere sottoposti a «infiniti e controproducenti test di purezza».

Poi ognuno è libero di pensarla come vuole. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca (semi-cit. Giulio Andreotti).

Non una parola da parte di Trump, Vance e compagnia bella sul fatto che mentre Israele tratta con il governo libanese l’accordo tra l’Iran e gli Stati Uniti sembra destinato a rafforzare la posizione politica e finanziaria di Hezbollah in Libano, con Teheran che promette maggiori finanziamenti al suo alleato una volta che i flussi di denaro inizieranno ad affluire. Una iniezione di liquidità a Hezbollah potrebbe aiutarlo a riprendersi dalle pesanti perdite subite durante la guerra e infliggere un duro colpo a Israele, ma per Vance a Gerusalemme (e a Beirut) dovrebbero stare zitti e buoni e lasciare che il Libano torni ad essere una provincia iraniana.

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