Editoriali

L’occidente distratto sottovaluta la pericolosità di Erdogan

L’occidente sta pericolosamente sottovalutando la pericolosità di Erdogan, preso com’è dalla guerra in Siria, da Putin, da Assad, dall’Iran e da Israele, dalle minacce di Trump e dalle risposte di Putin.

Difficile stabilire chi sia più pericoloso in Medio Oriente. La classifica rischia di essere molto lunga e c’è sinceramente l’imbarazzo della scelta. Di primo acchito verrebbe da dire che i più pericolosi siano gli iraniani appoggiati da Putin nella loro politica espansionistica, ma c’è chi è più pericoloso.

Invece si chiama Erdogan il vero pericolo per l’occidente e per Israele. Nell’immediato, specie per lo Stato Ebraico, gli iraniani sembrano essere il pericolo maggiore, e lo sono, non li sottovalutiamo, ma nel lungo termine a preoccupare è l’atteggiamento turco, è il piano di espansione di Erdogan che non si ferma al Medio Oriente come quello iraniano ma che punta direttamente all’Europa.

Ma andiamo con ordine. Erdogan si è auto-nominato capo della Fratellanza Musulmana e in queste vesti porta avanti speditamente il piano, l’ideologia e la strategia dei Fratelli Musulmani, un percorso che dovrebbe portare alla formazione di un califfato globale.

Nello scorso dicembre una società di difesa e strategia legata a doppia mandata a Erdogan, la SADAT International Defense and Consulting Company, rendeva noto un piano strategico volto a formare un esercito islamico frutto dell’unione di tutti i Paesi musulmani che come primo obiettivo avrebbe avuto quello della distruzione di Israele per poi potersi occupare con più facilità del resto (dell’occidente n.d.r.).

Quel piano, molto articolato, non è fantapolitica ma è già partito da tempo. Attraverso la Fratellanza Musulmana e le sue tante “associazioni benefiche” Erdogan sta velocemente conquistando i Balcani, cioè sta mettendo piede nella via che porta direttamente al cuore dell’Europa. Ma tra la Turchia e i Balcani c’è un ostacolo, la Grecia.

Non è un caso che la tensione tra Ankara e Atene sia letteralmente lievitando giorno dopo giorno con continue provocazioni da parte turca. Dire che Erdogan stia cercando un pretesto per attaccare la Grecia potrebbe sembrare una esagerazione ai più, specie a chi in occidente è convinto di poter ragionare con la contorta mente del dittatore turco, ma non lo è. Erdogan non ragiona come un europeo o come un diplomatico, no, Erdogan ragiona e agisce come il capo della Fratellanza Musulmana e non è la stessa cosa.

E’ questo che in Europa sottovalutano, non pensano che Erdogan abbia un piano a lungo termine e ragionano come se la Turchia fosse ancora un paese occidentale quando invece è ormai completamente (re)islamizzata.

Non solo, in Europa sono convinti che la Turchia si possa ancora recuperare, che si possa riportare la nazione turca ad essere quella realtà laica che l’ha portata a un passo dall’ingresso nell’Unione Europea. Niente di più sbagliato. Il passo indietro imposto da Erdogan è così “profondo” che non c’è modo di tornare indietro.

Ormai la Turchia di Erdogan è diventata il bastione della Fratellanza Musulmana, la punta di diamante di quel piano che portano avanti da sempre. Non ci sono solo il massacro dei curdi, le provocazioni nei confronti della Grecia e di Cipro a preoccupare, ma è tutto l’impianto che il dittatore turco sta mettendo in piedi che deve preoccupare e al quale in qualche modo occorre porre un rimedio.

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