Medio Oriente: su Israele incombe la tempesta perfetta

By Maurizia De Groot Vos - Analista senior

Non è la prima volta che Israele si trova a dover combattere su diversi fronti per difendersi da coloro che ne vorrebbero la distruzione, la cancellazione dalle mappe geografiche. Ma questa volta è diverso, non solo perché i nemici sono molto agguerriti ma anche e soprattutto perché in quella che sembra prefigurarsi come una morsa a tenaglia contro il piccolissimo Stato Ebraico, una parte importante la giocano due grandi potenze come la Russia e l’Unione Europea.

Amos Yadlin sul quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth parla di una «sfida su sei fronti»:

  1. il programma nucleare iraniano;
  2. il radicamento iraniano in Siria e in Libano;
  3. la fornitura del sistema S-300 alla Siria;
  4. la minaccia di Hezbollah;
  5. l’escalation a Gaza;
  6. i disordini in Giudea e Samaria (Cisgiordania).

Nel Governo israeliano vi è la convinzione che i primi quattro fronti, peraltro uniti da un filo non proprio sottile, siano quelli più pericolosi e che quindi si gli si debba dare una sorta di precedenza rispetto alle questioni che riguardano i palestinesi. In realtà i possibili sviluppi derivanti da un più che probabile collasso della Autorità Palestinese unito alla ripresa in grande stile delle ostilità con Hamas rischia di essere un pericolo ben più minaccioso e immediato di quello rappresentato dai primi quattro punti, anche perché è possibilissimo che a Teheran contino proprio su questo per poter portare a termine il loro piano in Siria senza troppi “disturbi”.

Il punto, sollevato anche da Amos Yadlin nel suo editoriale su Yedioth Ahronoth, e che il Governo israeliano non sembra avere quello che lui chiama un “piano operativo strategico” che tenga in conto delle sei minacce nel loro complesso, ma sembra implementare tanti piani operativi strategici dedicati ad ogni singola minaccia.

Non è detta che questo tipo di approccio sia sbagliato, anzi, sarebbe probabilmente quello più adatto e ragionevole se in tutto questo non ci fossero due attori “esterni” che con le loro azioni complicano notevolmente le azioni difensive di Israele: la Russia e l’Unione Europea.

Anche se per quanto riguarda la Russia la situazione è più “dinamica” e soggetta a equilibri variabili, come spiegano bene Paola P. Goldberger e Franco Londei, la posizione di Mosca rimane una “incognita impazzita” e quindi non sempre facilmente decifrabile. Gli interessi della Russia di Putin non sono sempre limpidi e Mosca si sta dimostrando bravissima nel tenere i piedi su più staffe. Questo crea una situazione molto difficile per Israele perché impedisce di implementare proprio quel “piano operativo strategico” evocato da Amos Yadlin nel suo editoriale. E’ difficile stabilire dei punti fermi quando non si capisce bene quale posizione assumerà la Russia.

Sotto certi aspetti è più facile contrastare l’aperta ostilità verso lo Stato Ebraico dimostrata dall’Unione Europea che non perde occasione per schierarsi con l’Iran e con i palestinesi. Quella europea è una linea più chiara di quella russa anche se non meno disastrosa in quanto fornisce una sponda “legale ed economica” sia all’Iran che alle pretese palestinesi, un atteggiamento che però non inficia del tutto la possibilità per Israele di preparare un piano strategico per affrontare il problema, piano che però al momento sembra non esserci soprattutto a causa delle divisioni su come affrontare il problema di Hamas e della Striscia di Gaza, con una linea dura perorata da Lieberman e una linea volta alla cautela portata avanti da Netanyahu.

Il problema è che il cerchio intorno a Israele si sta lentamente ma inesorabilmente stringendo. Purtroppo il tempo della cautela e delle trattative è finito. Ormai è chiaro che da qualche parte Israele deve cominciare a mettere mano a questi sei fronti perché i nemici si stanno approfittando di questo momento di confusione dettato anche dall’atteggiamento ambiguo di Putin e apertamente ostile dell’Europa.

Sempre più spesso in Israele viene evocato da più parti un “atto di forza dimostrativo” che, vista la situazione nel sud di Israele, potrebbe riguardare Hamas. Un dato è certo, da qualche parte occorre cominciare a scardinare questo accerchiamento prima che la tempesta diventi perfetta.

By Maurizia De Groot Vos Analista senior
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Italo-Israeliana, Analista senior per il Medio Oriente. Detesta i social ma li ritiene un male necessario. Vive a Bruxelles