Parleremo tutti cinese… se anche gli USA si mostrano arrendevoli con la Cina

La Pandemia, prima di tutto, il furto di proprietà intellettuali che mina le regole del commercio mondiale, l’aggressività militare in alcuni importanti scacchieri, la durissima repressione interna.

Questa è la Cina descritta del Segretario di Stato americano, Antony Blinken, in una intervista andata in onda su CBS News.

Il Segretario di Stato americano ha raccontato che all’inizio del suo mandato il Presidente Biden ha avuto un lunghissimo colloquio telefonico con leader cinese Xi Jinping.

Nel colloquio di due ore e mezza il Presidente Biden avrebbe rassicurato Xi Jinping in merito al fatto che gli Stati Uniti non avrebbero più considerato la Cina “un nemico” come quando c’era Donald Trump.

Tuttavia il Presidente Biden si sarebbe lagnato con Xi Jinping della aggressività cinese sia in ambito militare che in quello commerciale dove ha lamentato il furto di proprietà intellettuali per diversi miliardi di dollari.

«Il presidente Biden ha chiarito che in un certo numero di aree abbiamo reali preoccupazioni per le azioni che la Cina ha intrapreso, e questo include nell’area economica il furto di proprietà intellettuale» ha detto Blinken alla CBS News.

Possiamo solo immaginare il profondo rammarico del leader cinese di fronte a cotante lamentele da parte del Presidente Biden.

Non possiamo permetterci il lusso di non trattare con la Cina

Antony Blinken alla CBS News

«Non possiamo permetterci il lusso di non trattare con la Cina» ha detto Blinken probabilmente pensando anche al fatto che proprio Pechino detiene un sostanziosa fetta del debito pubblico americano e che probabilmente in questo momento è l’unico in grado di acquistare altro debito americano necessario a Biden per sostenere lo sforzo contro la pandemia.

«E poi siamo più efficaci quando mettiamo insieme diversi Paesi che la pensano come noi e diciamo a Pechino “questo non lo puoi fare”» ha aggiunto Blinken.

In realtà quello che ha mostrato il Segretario di Stato americano è una resa quasi incondizionata davanti allo strapotere cinese, uno strapotere reso enormemente più forte proprio dalla pandemia del virus cinese.

Non che prima della pandemia le cose fossero molto diverse, ma il COVID ha reso tutto più macroscopico.

Il presidente Biden, nel suo primo discorso al Congresso la scorsa settimana, ha sottolineato che non stava cercando un conflitto con la Cina e ha raccontato di aver detto al presidente Xi nella sua telefonata che «accogliamo con favore la concorrenza per decidere chi sarà la potenza globale dominante».

La resa nella resa perché oggi nessuno può competere con Pechino all’interno delle regole proprio perché la Cina delle regole se ne frega. Lo sapeva bene l’ex Presidente Donald Trump, ma il Presidente Biden sembra non capirlo, purtroppo per gli Stati Uniti e per il mondo intero.

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