Middle East

Una domanda a Obama: chi è responsabile del lancio di missili su Israele?

Se dalla Florida venisse lanciato un missile su Cuba, chi ne sarebbe il responsabile? Il Governatore della Florida oppure il Presidente degli Stati Uniti? Se in Texas si formasse un Governo autonomo e con un proprio esercito che ha come primo articolo della sua Costituzione la distruzione del Messico, chi ne dovrebbe rispondere se non il Presidente degli Stati Uniti?

Bene, trasferiamo questo ragionamento semplicistico ma che dovrebbe rendere l’idea di quello che sono le basi del Diritto Internazionale, in Palestina dove è stato formato un Governo di Unità nazionale che comprende Hamas, un Governo riconosciuto dalla maggioranza della Comunità Internazionale. Ieri un missile è stato lanciato da Gaza verso il sud di Israele. Chi ne dovrebbe essere il responsabile? In base al ragionamento fatto sopra e applicato universalmente in tutto il mondo, ad esserne il responsabile dovrebbe essere il Nuovo Governo di Unità Nazionale, lo stesso riconosciuto da mezzo mondo come “legittimo”. E’ logica elementare e non complessa diplomazia.

Invece no. Gli Stati Uniti ieri sera hanno condannato il lancio del missile ma si sono affrettati a dire che il Nuovo Governo di Unità Palestinese non ha alcuna responsabilità di quel’atto di terrorismo. E allora la domanda al Presidente Obama sorge spontanea: chi è il responsabile del lancio di missili su Israele? Se non è il Nuovo Governo di Unità Palestinese ad essere responsabile di quello che avviene nel suo territorio, chi controlla il suddetto territorio? Non vorremmo che dopo aver implicitamente legittimato Hamas si legittimasse anche il lancio di missili su Israele.

A differenza di Obama noi invece pensiamo che quel missile di ieri sia proprio di responsabilità del nuovo Governo palestinese e che dimostri esplicitamente che questo è un Governo terrorista. E se di un Governo terrorista si tratta non vediamo davvero come la comunità internazionale lo possa riconoscere e persino difendere. A questo punto Obama e l’occidente devono decidere con chiarezza da che parte stare. O stanno con la democrazia oppure stanno con i terroristi. La via di mezzo che piace tanto a Obama non c’è.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Noemi Cabitza

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3 Comments

  1. Quanto manca al giorno 20? Otto giorni. Quindi facciamo quest’altra conta: il giorno 20 di ogni mese segnerà un mese intero in meno fino al definitivo congedo di Obama, finalmente, in data 20 gennaio 2017. Al prossimo 20 giugno quindi il final countdown segnerà meno 31 mesi. Ancora tanti ma resistiamo. Chi brama la giustizia e in tal senso la causa di Israele è abituato a questa e altre prove. Am Yisrael Chai! Israele vivrà!

  2. Sentite ancora la necessità di rivolgere domande a Obama? E poi? Agirete sulla base delle sue risposte? Mi dispiace dirlo ma questo atteggiamento mi ricorda quello di tanti manovali che si lamentano dei loro “padroni” ma, nei fatti, chinano la testa, ubbidiscono e zitti. Se gli israeliani vogliono recuperare il loro orgoglio e la loro indipendenza dalla politica USA, credo che la linea da seguire sia un’altra: chissenefraga di Obama; fate le vostre scelte, perseguitele con tenacia e, sopratutto, cercate di guardare lontano. Staccarsi dalla politica USA oggi può avere un costo elevato per Israele ma, nel tempo, darà i suoi frutti.

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