Middle East

Yemen: Teheran lo mette sul piatto delle trattative sul nucleare

yemen-guerra

Quello che sta avvenendo in Yemen non è un fatto casuale ma la logica conseguenza di una politica americana che pur di arrivare a sbandierare un pessimo accordo sul nucleare iraniano è disposta a consegnare all’Iran mezzo Medio Oriente anche se questo vuol dire cambiare radicalmente le alleanze regionali.

I primi a non accettare questa logica sono però i più importanti Stati arabi che ieri si sono riuniti a Sharm el Sheik, in Egitto, per decidere come affrontare concretamente sia il potentissimo nemico iraniano che l’altro pericolo, quello rappresentato dallo Stato islamico che pure alcuni di questi Stati hanno contribuito a creare perdendone poi il controllo e lasciando che questo spauracchio diventasse l’arma vincente di Obama per allearsi all’Iran.

E’ in Yemen dove adesso si gioca la partita più importante tra il mondo arabo sunnita e quello sciita guidato dagli iraniani. Ieri sera la AFP, pur non potendo confermare la notizia, ha detto che Teheran ha disposto il trasferimento in Yemen di almeno 5.000 uomini tra pasdaran e miliziani di Hezbollah, uomini tolti dal fronte iracheno. A Teheran temono una offensiva di terra contro i ribelli sciiti Houthi. Secondo diverse fonti l’Arabia Saudita avrebbe infatti spostato almeno 60.000 uomini lungo il confine con lo Yemen pronti a entrare nel Paese dopo che i raid aerei avranno indebolito i ribelli sciiti.

Ufficialmente Obama appoggia la coalizione araba ma ufficiosamente è letteralmente furioso, teme che questa azione araba effettuata a poche ore dalla scadenza delle trattative sul nucleare iraniano, fissata per il 31 marzo, possa mettere in pericolo l’accordo che l’amministrazione americana sta perseguendo ormai da anni. Lo sostiene anche Sergei Ryabkov, capo negoziatore russo per i colloqui con l’Iran, il quale ha detto all’agenzia di stampa russa RIA Novosti che «purtroppo vediamo come la tragedia che sta avvenendo in Yemen sta avendo un impatto negativo sui colloqui con l’Iran» aggiungendo che «ci auguriamo che la situazione in Yemen non porti a un cambiamento delle posizioni di alcuni partecipanti a poche ore dalla scadenza del 31 marzo», una chiara allusione all’Iran che quasi certamente aveva messo nel piatto delle trattative sul nucleare anche l’avere mano libera in Iraq e nello Yemen.

[glyphicon type=”user”] Scritto da Sarah F.

[glyphicon type=”euro”] Sostieni Rights Reporter

Tags

Related Articles

4 Comments

  1. ciao Sarah,ti leggo sempre con molto piacere.puntuale e precisa.
    quindi per te come se ne viene fuori l ‘America??alla fine prenderà le parti di chi?Israele sembra l’ha già mollato..o l’incontrario..boh??
    Pensi che l’insieme di questa cooperazione Araba porterà a qualcosa???
    e Israele stesso non ha paura di questa grande coalizione che potrebbe avere un doppio scopo???

  2. Ottimo articolo e credo che anche se leggermente i ritardo la Coalizione Araba possa e debba fare qualcosa. Ovviamente non sono addentro alle logiche di questi popoli ma mi sembra, e voglio sperare, che i sunniti siano meno aggressivi nei confronti di Israele di quanto lo siano gli sciiti.

  3. La scelta di Russia e USA di appoggiare l’Iran e di liberarlo dalle sanzioni deriva da una valutazione dei rapporti di forza regionali.
    Sicuramente a Mosca e a Washington si pensa che gli altri regimi del Golfo abbiano il fiato corto.
    In fondo hanno vissuto finora come dei protettorati americani, capaci al massimo di colpi di coda, realizzati finanziando il terrorismo islamico.
    L’unico Stato davvero forte che si può opporre a Teheran è Israele.
    Da qui l’esigenza di toglierlo di mezzo e la conseguente campagna di demonizzazione di Netanyahu, che nasconde l’esigenza politica che Gerusalemme non disturbi il manovratore.
    E di qui la continua riproposizione strumentale della questione palestinese.
    L’ attuale disinteresse arabo per questa questione potrà rallentare l’insistenza americana, ma non la fermerà del tutto, finché ci sarà Obama.
    Risolverà qualcosa l’attuale conflitto in Yemen?
    Non credo.
    I paesi del golfo si limiteranno a combattere gli Sciiti locali e non affronteranno mai direttamente l’Iran, che non credo possa nemmeno intervenire direttamente in loco, visto che non confina con lo Yemen e non controlla da solo il mare circostante.
    L’unica vera svolta potrebbe essere un improbabile cambiamento di regime a Teheran o paradossalmente un aumento della tensione con rischio di conflitto diretto e aereo tra Israele e Iran.
    Una svolta- quest’ultima- molto pericolosa, ma l’unica vera minaccia per l’ appeasement russo-americano nei confronti dell’Iran.

  4. Già detto in precedenza che la situazione è complessa e che per Israele la priorità resta il pericolo iraniano e che allenze strategiche, mantenendo i rispettivi profili politici/geopolitici e diplomatici,da parte dello Stato Ebraico siano quelle con Egitto e Giordania per tamponare il rischio del dominio di Teheran in Yemen. In separata sede, Israele potrebbe avere un abboccamento con la Russia, tanto per sondare il terreno, come si dice. Sul fronte Usa, duole sempre lo strappo indolente del Presidente Obama che ha raffreddato pericolosamente i rapporti storici e tradizionalmente privilegiati e di grande collaborazione tra Washingtone Gerusalemme.

Close