Vergognoso silenzio del mondo sulle minacce iraniane a Israele

 

Nel giorno in cui alle Nazioni Unite va in onda il solito squallido teatrino palestinese messo in piedi da Abu Mazen (che quest’anno si è davvero superato in comicità per cui non riteniamo nemmeno di parlarne), la cosa che colpisce di più è il silenzio tombale sulle esplicite minacce iraniane a Israele.

Non un capo di Stato di quelli presenti all’ONU ha espresso disappunto e preoccupazione per quelle minacce così esplicite da ricordare i tempi di Mahmoud Ahmadinejad quando disse che Israele doveva essere cancellato dalle mappe geografiche. Allora almeno qualche protesta si era sollevata, ma questa volta il silenzio è stato tombale nonostante il pericolo oggi sia molto più serio di quanto non lo fosse ai tempi di Ahmadinejad perché da allora l’Iran ha fatto passi da gigante nel suo riarmo e oggi i pasdaran iraniani sono posizionati praticamente al confine con Israele grazie alla guerra in Siria.

La cosa inquietante è che ogni giorno che passa l’Iran aumenta il tenore delle sue minacce, proferite direttamente o attraverso i suoi proxy libanesi di Hezbollah, probabilmente proprio a causa del silenzio tombale da parte delle potenze mondiali, come se minacciare di polverizzare le città israeliane o addirittura cancellare lo Stato Ebraico dalla faccia della terra sia una cosa del tutto normale.

Quello iraniano non è uno scherzo, non è un modo di dire o una sistema per atteggiarsi a bulletto del quartiere, quelle iraniane sono minacce serie che vanno avanti da anni corroborate da fatti concreti. Se il mondo le accetta ne dovrà quindi accettare anche le conseguenze e cioè che Israele ha tutto il Diritto di difendersi anche con azioni preventive volte a impedire che l’Iran possa guadagnare posizioni e vantaggi strategici in Medio Oriente. Già in passato, sorvolando allegramente sulle minacce di Ahmadinejad, il mondo ha permesso all’Iran di arrivare alla soglia della dotazione di armi nucleari, un lusso che Israele non si può permettere.

Scritto da Lila C. Ashuryan

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