Il 7 ottobre 1571 venne combattuta la battaglia di Lepanto, una decisiva battaglia navale tra la flotta dell’Impero Ottomano1 e quella della Lega Santa, un’alleanza di potenze cristiane (Spagna, Venezia, Stato Pontificio e altri). Lo scontro avvenne nelle acque di Lepanto, nel Golfo di Corinto, e si concluse con una schiacciante vittoria della Lega Santa. Fu così che si riuscì ad arginare l’espansione ottomana nel Mediterraneo.
Il 7 ottobre 1985, la nave da crociera italiana Achille Lauro fu dirottata da quattro terroristi palestinesi del Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP) mentre si trovava al largo delle coste egiziane. Il sequestro durò quattro giorni e culminò con l’omicidio del passeggero ebreo-americano Leon Klinghoffer, scatenando una grave crisi diplomatica internazionale tra Italia e Stati Uniti, nota come la crisi di Sigonella, che vide un braccio di ferro tra i due governi per la gestione dei terroristi.
Il 7 ottobre 2023 avviene l’attacco di Hamas a Israele, “Operazione diluvio”2
Il 7 ottobre 1952 nasce a Leningrado Vladimir Vladimirovič Putin, anche il caso ha avuto la sua parte.
Tre indizi fanno una prova, diceva Agatha Christie, noi non pretendiamo tanto ma le ricorrenze suonano inquietanti. C’è da dire che anche attraversando lunghi periodi di tempo si coglie una tenace coerenza da parte del mondo Islamico: di certo non ci amano un gran ché.
Tale antica inimicizia nei nostri confronti non è dovuta all’occidentalità3, non credo che nel 1571 tale concetto avesse la stessa chiarezza di oggi, ma ritengo la si debba attribuire alla colpa di essere gli “infedeli”: per l’Islam c’erano gli ebrei e i cristiani.
Temo si continui a ragionare secondo una prospettiva psico-occidentale che poco o niente ha a che vedere con la prospettiva psico-islamica esclusivamente religiosa, indisponibile alla ricezione di variabili di alcun genere.
Non esiste una politica islamica scollegata dall’Islam, come, per la stessa ragione, non esiste nemmeno un concetto di Stato così come noi lo conosciamo e intendiamo dall’illuminismo in poi e non esiste neanche l’idea di contratto sociale di Rousseana memoria.
Riprendendo il lavoro di Wael Hallaq, “Per i musulmani il governo islamico è sottomesso al volere di Dio e quindi è ingabbiato all’interno di norme etico-morali, rinvenibili nel Corano e nella Sunna, che non hanno parallelismi con nessun stato europeo”.
In ragione di quanto detto è altamente improbabile si possa giungere alla costituzione di uno Stato palestinese a fianco di quello di Israele su un territorio che è praticamente il medesimo. Per il musulmano lo Stato si estende fino a dove vi sono musulmani, i non musulmani sono infedeli.
Al netto di quanto sopra, si aggiunge un altro aspetto contemplato proprio nella Risoluzione 1814 dell’ONU nella quale si chiede la costituzione di due stati democratici: possiamo veramente immaginare uno stato palestinese democratico?
Noi laici, occidentali, ragioniamo in termini di espansioni territoriali ma l’Islam ragiona in termini di espansione dell’Islam stesso: i territori abitati dagli altri sono soltanto bacini d’anime da convertire con le buone e/o con le cattive. I loro confini non sono territoriali ma religiosi.
Qua da noi ci si ostina ad attribuire agli immigrati islamici un’idea di accoglienza e integrazione che è solo nostra. In molti non hanno ancora capito che a Oriente della nostra secolarizzazione non interessa un fico secco (altre licenze terminologiche mi verrebbero giustamente censurate) a nessuno.
A mio modesto parere l’unica cosa che otterremo sarà la demolizione del nostro sistema liberale, con tutto ciò che contiene, ibridandolo in un pericoloso sincretismo culturale nel quale resteranno ben pochi spazi di libertà, della nostra libertà. Le nostre tradizioni diverranno un marchio d’infamia che potrebbe costringerci a festeggiare il S. Natale nascosti nelle cantine ascoltando la S. messa attraverso una nuova “Radio Londra5”.
È ormai noto il fatto che i nostri immigrati non perdono occasione per allestire moschee abusive in ogni garage, fondo abbandonato di chi che sia ma non si deve dire. A Monfalcone, alle elezioni amministrative del Sindaco, gli immigrati, presenza numerosa in città, hanno presentato una loro lista con candidato islamico al ruolo di primo cittadino: questa è ricerca di potere non è richiesta d’integrazione.
Tutto ciò farà sicuramente piacere ai parlamentari ed extra parlamentari di sinistra, ai contestatori del sistema, ai resistenti non si sa a che cosa, ai sempiterni antifascisti senza fascismo, a quelli che aspettano ancora “Baffone” e a quelli che vorrebbero dare tutto il potere al popolo, ma bisognerà intendersi presto di quale popolo si tratti.
Saranno contenti i multietnici alla moda, quelli che sono aperti a tutto e faranno bene ad esserlo, ne andrà della loro propria incolumità. Saranno contenti i cattocomunisti, una razza indefinibile cara anche a questa Chiesa che da dopo Benedetto XVI (il Pontefice del veritiero discorso di Ratisbona che fu messo al rogo mediatico dal progressismo globale) sta cambiando fisionomia.
Sarebbe interessante, ad esempio, chiedere al Cardinale Pizzaballa come mai si dispera, giustamente, per un colpo di cannone ebreo su una chiesa ma non ha niente da dire sulle centinaia di chiese cristiane distrutte in Sudan, Nigeria, Yemen ecc. per mano islamica.
Alla luce dell’intesa islamico-comunista, in Italia si sta tentando di ribaltare le sorti del Governo “fascista” strumentalizzando la tragedia di una guerra e le sofferenze dei bambini palestinesi come una spugna che assorbe ogni ragione, ogni discernimento e cognizione storica.
Dobbiamo far passare, a tutti i costi, gli arabi palestinesi come le povere vittime inermi di una guerra di cui non avrebbero nessunissima responsabilità, vogliono convincerci che sia così perché dobbiamo essere inclusivi e, dunque, dobbiamo farci piacere anche i terroristi di Hamas senza avere la più pallida idea di che cosa ci porteremo a casa.
Stiamo perdendo l’orientamento, tuttavia, Israele ne è consapevole, si difende, lo infamano e diffamano, lo condannano perché, tanto, il killer che lo vuole morto (Hamas) sta alle porte di casa sua, non si aggira sui colli romani o a Bruxelles.
Per l’antioccidentale convinto, magari di storia ne sa poca e male, pur di andare contro Israele, che laggiù dove si trova rappresenta l’Occidente e lo spregevole zio Tom, va bene parteggiare anche per il terrorismo islamico ed è così convinto che non vuole sentir parlare nemmeno di un futuribile stato palestinese senza Hamas, non sia mai che non si rispettino i diritti di chi calpesta ogni genere di diritto.
L’Occidente, con le sue tante imperfezioni e contraddizioni, resta, comunque, il luogo delle democrazie e delle libertà, un faro dei diritti umani anche grazie a quella dimensione spirituale giudaico-cristiana che ci si ostina ad ignorare e disprezzare. Un faro grande e potente come lo fu quello di Alessandria d’Egitto. Il faro si sta spegnendo e da solo Israele sta cercando di tenerlo acceso.
Dall’intervista di Oriana Fallaci:
“Gli arabi sono davvero strani: perdono le guerre e poi pretendono di guadagnarci. Ma insomma, la guerra dei Sei giorni, noi l’abbiamo vinta o no? Il diritto di porre le nostre condizioni ce l’abbiamo o no? Ma da quando, nella storia, colui che attacca e perde ha il diritto di dettar prepotenze a colui che vince?”
Golda Meier
1 L’Impero Ottomano, stato islamico che dominò dal 1299 al 1922, era profondamente influenzato dall’Islam, che ne plasmò le politiche di conquista, l’amministrazione legale tramite la sharia e i valori della comunità. L’Islam era centrale anche nell’educazione, con le madrasse come istituzioni formative fondamentali, e nella gerarchia religiosa, con il Gran Mufti di Istanbul come capo spirituale e legale.
2 al-Aqṣā (in arabo ﻋﻤلية طوفان الأق?, ʿamaliyya ṭūfān al-Aqṣā), Il termine ṭūfān è coranico e si riferisce al Diluvio Universale e non a una normale inondazione.
3 Il concetto di occidentalità è un costrutto che si è evoluto nel tempo, ma la sua formalizzazione e diffusione più ampia sono spesso legate al Trattato di Vestfalia del 1648, che contribuì a definire un’idea di Occidente in contrapposizione ad altre aree culturali e politiche.
4 La risoluzione 181, nel suo preambolo, pone tutta una serie di condizioni inderogabili ai fini della formazione dei due stati e una su tutte è quella che si creino stati democratici. A questa dicitura fa seguito un elenco di richieste che caratterizzano le società democratiche.
5 Radio Londra fu un insieme di programmi della BBC trasmessi in varie lingue, tra cui l’italiano, durante la Seconda Guerra Mondiale, con lo scopo di diffondere informazioni accurate contro la propaganda nazifascista e trasmettere messaggi in codice alla resistenza. Le trasmissioni erano proibite in Italia e venivano ascoltate clandestinamente.
