Non sono israeliano e quindi non vivo sotto la costante minaccia di attentati o, peggio, sotto la minaccia di scomparire per mano di qualche Ayatollah armato di atomiche. Forse mi posso quindi permettere il lusso di essere ottimista per i recenti accadimenti che hanno visto importanti leader musulmani condannare gli attentati in Israele.

Non sono nemmeno ideologizzato, né a livello politico e neppure a livello “islamofobico”. Insomma, non parteggio per l’una o per l’altra parte politica israeliana e i musulmani non mi fanno paura. Quindi se apprendo che il capo della Fratellanza Musulmana, Recep Tayyip Erdogan, dopo i suddetti attentati chiama il Presidente israeliano, Isaac Herzog, per “condannare aspramente” gli attacchi e per porgere le condoglianze alle famiglie delle vittime, non ci vedo un tranello islamico, ma un passo avanti da parte del capo della più importante associazione islamica al mondo.

Ma quello che a mio modestissimo parere ha veramente segnato il cambiamento in meglio della politica mediorientale è stato senza dubbio lo storico vertice del Negev di qualche giorno fa quando i vertici della diplomazia di Israele, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Marocco (i paesi degli accordi di Abramo) più gli Stati Uniti, si sono incontrati per discutere delle minacce regionali e quindi, nello specifico, della minaccia iraniana.

I ministri degli esteri di EAU, USA, Israele, Marocco, Bahrain ed Egitto

Quel vertice, purtroppo quasi ignorato sui media mondiali a causa della guerra tra Ucraina e Russia, ha segnato uno sviluppo geopolitico in Medio Oriente di inestimabile importanza in quanto per la prima volta ha visto paese arabi (sunniti) e Israele sedersi allo stesso tavolo e con gli Stati Uniti in veste di “invitati” e non di protagonisti.

Non solo. La lunga preparazione che ha preceduto il vertice del Negev ha visto consultazioni bilaterali tra Israele ed Egitto e tra i Paesi arabi del Golfo con l’Arabia Saudita, ormai prossima al “grande passo” del riconoscimento di Israele e dell’ingresso negli Accordi di Abramo.

Tutto questo ha sancito una cosa importantissima, inimmaginabile fino a poco tempo fa, una alleanza commerciale e militare tra Israele e Paesi Arabi che riconosce l’Iran come il nemico comune.

Il vertice del Negev è stato così importante nel riconoscimento reciproco tra Israele e Paesi arabi da spingere i palestinesi a protestare ferocemente con coloro che fino a ieri finanziavano la macchina palestinese in ogni suo componente, compreso quello terroristico, segno evidente che ormai anche a Ramallah hanno capito che la festa è finita. 

Qualcuno dirà che non è la prima volta che i vertici arabi incontrano quelli israeliani. È vero, ma non è mai successo così apertamente, non è mai successo che tutti fossero sullo stesso gradino, ma soprattutto non è mai successo che gli Stati Uniti fossero semplici “invitati di cortesia” ad un vertice di questo livello.

Dirò di più. Non è mai successo che arabi e israeliani fossero così uniti nel prendere apertamente posizione contro la politica fin troppo accondiscendente degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, tanto che ieri da Washington hanno fatto sapere che la decisione di rimuovere i Guardiani della Rivoluzione dalla lista dei gruppi terroristici, probabilmente non verrà presa. 

Ancora c’è in ballo l’accordo sul nucleare iraniano che si sta discutendo a Vienna e che gli Stati Uniti vogliono fermamente. Ma l’alleanza regionale uscita dal vertice del Negev sta facendo riflettere i consiglieri del Presidente Joe Biden e anche in quel caso si potrebbe arrivare a un ripensamento americano visto che i Paesi degli accordi di Abramo hanno già fatto sapere che a prescindere da qualsiasi accordo tra USA e Iran, nei confronti di Teheran loro agiranno nel proprio interesse. Non è una dichiarazione da nulla o sulla quale sorvolare.

E allora permettetemi un po’ di ottimismo. Finalmente gli arabi (esclusi i cosiddetti “palestinesi”) hanno superato il “complesso israeliano” e hanno capito che Israele non è il nemico. È un buon segno per la guerra che ci aspetta in Medio Oriente contro l’Iran, perché adesso anche Israele è praticamente ai confini iraniani e a Teheran dovranno pensarci bene prima di fare qualsiasi passo contro Gerusalemme.

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